Quartiere Libero

a cura di COLLETTIVO SOLSTIZIO D'INVERNO

Al Gore mi assume... almeno cosi' ha detto

Al IV Festival del giornalismo di Perugia, Al Gore, l’ex vice presidente USA di Bill Clinton, ha detto: “Se avete un'inchiesta che nessuno vi vuole pubblicare, venite da noi a Current TV, e noi ve la pubblicheremo!”.

Fantastico, ho trovato lavoro. Ecco la mia inchiesta che nessuno in Italia ha pubblicato e che tu Al Gore pubblicherai di certo, un'inchiesta

1) sul tuo segretario di Stato Madeleine Albright, che descrisse la morte di 350.000 bambini iracheni causata direttamente dalle sanzioni ONU contro l’Iraq come un fatto accettabile. Disse alla CBS:  “Penso che questa sia una scelta molto dura, ma il prezzo, pensiamo che il prezzo ne valga la pena.
 

2) sulla vostra, tua e di Clinton, dottrina “Full Spectrum Dominance” (dominio a tutto campo) elaborata dal Pentagono sotto la tua amministrazione, che è stata la base materiale e ideologica di tutto ciò che i neocons di Bush hanno potuto fare in questi anni di devastante unilateralismo armato. Il vostro Anthony Lake disse: “In un mondo in cui gli USA non devono più quotidianamente preoccuparsi della minaccia atomica sovietica, la questione del dove e quando interverremo in Paesi esteri è sempre più una nostra scelta”.

3) sulle vostre sciagurate iniziative rivolte al continente africano: il African Growth and Opportunity Act e il African Crisis Response Initiative (ACRI). Nel primo è sancito il tentativo di incatenare sempre più Stati africani ai cosiddetti accordi bilaterali di libero scambio; il secondo è un piano segreto di “programmi di assistenza militare” (leggi vendita illegale di armamenti) a Stati africani in miseria. L’uomo prescelto da voi - sempre tu e Clinton - per gestire questi loschi affari si chiamava Nestor Pino Marina, un colonnello esiliato cubano già arruolato nel fallito golpe dello Sbarco della Baia dei Porci a Cuba del 1961, in seguito agente speciale nelle ‘operazioni sporche’ dell’esercito americano in Laos e Vietnam, e consigliere dei Contras nella loro guerra di terrore contro il Nicaragua nei primi anni ’80.

4) sulla vostra pratica di chiudere entrambi gli occhi di fronte ai crimini più orrendi pur di esportare armi e influenza americane, come nell’assistenza militare alla Turchia. In quel Paese, lungo tutti gli anni novanta si verificò una campagna di repressione poliziesca delle minoranze curde del sudest che per la ferocia e l’entità dei crimini commessi contro civili innocenti fu definita dal Ministro turco per i Diritti Umani Azimet Koyluoglu “terrorismo di Stato”. Furono bruciati 3.600 villaggi, torturarono con metodi inauditi migliaia fra uomini donne e persino adolescenti, uccisero, mutilarono e costrinsero alla fuga sulle montagne due milioni di civili in miseria. Tu e Clinton nel solo 1997 decretaste un aumento degli aiuti militari a quell’esercito criminale di tale entità da superare tutte le forniture americane precedenti dal 1950 ad allora.

5) sulla vostra decisione di guidare l’attacco aereo della NATO alla Yugoslavia nel 1999 per ‘salvare’ il Kosovo dagli artigli serbi, salvo poi sostituire agli artigli di Milosevic i vostri. Sono recenti le rivelazioni fatte in seno al Defence Select Committee britannico secondo cui negli accordi di pace di Rabouillet, rigettati dal leader serbo, fu segretamente e appositamente inserita una clausola chiamata Annex B che prevedeva l’occupazione militare di tutta la Yugoslavia proprio per causare l’inevitabile rifiuto di Belgrado. Questo perché il Kosovo, Paese immensamente ricco di minerali, doveva divenire terra “ad economia di Libero Mercato” dove era imprescindibile la rapida “privatizzazione di tutti i beni statali” , secondo quanto recitano gli articoli 1 e 2 del capitolo 4 di Rambouillet, cosa che senza Milosevic sarebbe accaduta assai più rapidamente. Ergo i bombardamenti e questo spiega anche perché le forze aeree NATO sotto la vostra guida distrussero in Kosovo solo 14 carri armati serbi, ma colpirono ben 372 aree industriali statali (nessuna privata o di proprietà straniera). Il più formidabile blitz delle forze NATO in Kosovo si registrò al termine dei bombardamenti quando 2.900 soldati invasero il complesso minerario di Trepca, valore di mercato di 5 miliardi di dollari, espellendone il management di Stato e i lavoratori. Uno dei primi atti legislativi della nuova amministrazione ONU (Unmik) fu di abolire la legge sulle privatizzazioni del 1997 per permettere la proprietà straniera al 70% di qualsiasi industria statale con solo il 15% riservato ai lavoratori. A gestire il bottino di guerra fu lasciata la Kosovo Trust Agency (KTA) che ha di fatto svenduto il Kosovo a pezzetti ai migliori offerenti stranieri.

6) sulla privatizzazione della guerra USA in Iraq, con le torture di Abu Ghraib e annessi orrori resi possibili quando il Democratic Leadership Council approdò alla presidenza degli Stati Uniti nel 1992-3 con Bill Clinton e proprio te,  Al Gore. Tu in particolare (Nobel per la Pace, sic) hai dato il via a una privatizzazione della Difesa a rotta di collo, che però non fu regolata (e ancora non lo è) dalle leggi del Libero Mercato, come si potrebbe pensare, ma sovente secondo la regola dei contratti No-bid Cost-plus, dove l’appalto è assegnato dall’alto e senza gara, mentre i costi sono rimborsati alla ditta prescelta semplicemente in base alle sue dichiarazioni di spesa, e senza che alcuna Authority statale possa controllare alcunché. Una vostra Tangentopoli così definita: “Hanno creato un sistrema stalinista per remunerare i loro vassalli… questo è un manicomio alla deriva” (commento di Robert Greenwald, autore di Iraq For Sale: The War Profiteers, nella sua testimonianza presso il House Appropriation Committee del Congresso americano).

7) sul favore che tu e Clinton avete fatto agli speculatori petroliferi passando le leggi che permettono a questi avvoltoi di speculare sul prezzo del greggio selvaggiamente e fuori dal controllo della Commodities Future Trading Commission USA; naturalmente a spese nostre e soprattutto dei poveracci del mondo… e, oh!, dimenticavo Al, a spese dell’ambiente.

8) sulla deregolamentazione dei mercati finanziari promossa a rotta di collo da te e da Clinton con l’approvazione delle leggi Gramm-Leach-Bliley e Commodity Futures Modernization,  che sono la causa prima e diretta della catastrofe finanziaria che ha mandato in rovina milioni di famiglie nel mondo dal 2008 a oggi (Italia inclusa), e che ha indebitato gli Stati occidentali con le banche criminali che voi avete liberalizzato a suon di almeno 23 mila! miliardi di dollari (Italia inclusa).

Ok Al, attendo la chiamata e il contratto di Current TV. Paolo Barnard

p.s. passate questo pezzo alla platea delle ‘belle anime’ adoranti italiane che si sono bevuti da soliti tonti sto uomo indecente. Ma non potrebbero arrivarci da soli a capire chi è un vicepresidente americano?


da http://www.paolobarnard.info/ 
 

 Il regalo di Obama alle compagnie assicurative

 

 Il 22 marzo del 2010 è passata la riforma del sistema sanitario negli Stati Uniti e tutti, stampa internazionale compresa, hanno gridato ad “una data storica” per un Paese, gli Usa, che ha sempre parlato di sanità in termini di business. Un evento definito addirittura “rivoluzionario”, quando di rivoluzionario non ha nulla, visto che in pratica è solo l’obbligo per tutti gli amerikani di avere un’assicurazione, non certo la fondazione di un sistema sanitario pubblico.
Fino a pochi giorni fa infatti il sistema sanitario nel Paese della democrazia era in mano alle lobby delle assicurazioni, oggi con la controversa legge non cambia nulla anche se prevede l’assistenza medica a 32milioni di amerikani. Il diritto inviolabile di ogni essere umano a ricevere adeguate cure mediche è infatti ancora una volta trasfigurato a tutto vantaggio del mercato delle compagnie assicurative, nelle cui tasche entreranno miliardi di dollari.
Non esiste infatti ancora un mercato pubblico al quale tutti possono accedere. Una vergogna se si pensa che gli Stati Uniti - che si definiscono democratici - puntano il dito contro il Venezuela per la presunta violazione dei diritti umani, quando a differenza degli Usa fornisce assistenza sanitaria gratis a tutti. Dov’è la democrazia?
Lo stesso Obama ha dichiarato, pochi istanti dopo il voto, che “questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma”. I cui limiti sono evidenti.
Michael Moore, il produttore cinematografico che ha attraverso i propri documentari - Fahrenheit- ha affrontato con spirito critico i problemi e le contraddizioni del sistema politico ed economico degli Stati Uniti -  parla “ di due passi avanti  e un gigantesco passo indietro. La legge vieta alle assicurazioni private di negare le cure a persone che si ammalano gravemente e ai bambini affetti da patologie preesistenti, che è quanto accade oggi nel paese guida del mondo libero, e permette polizze familiari che tutelano anche i figli fino ai 26 anni. Ma al tempo stesso lascia la salute completamente nelle mani delle compagnie private, anzi allarga di 32 milioni la platea dei clienti, di chi cioè avrà non le cure ma l’accesso alle cure alla condizione che esse procurino profitti a queste compagnie”.
Anche Robert Reich, l’ex ministro del lavoro nella prima amministrazione Clinton che pure si è schierato a favore della legge, parla di “salute come polizza auto. Qui non c’è nessuna oscillazione del pendolo verso il New Deal ma al contrario l’applicazione di una vecchia idea dei repubblicani – risale infatti al presidente Nixon – che permetterà alle assicurazioni sanitarie di continuare a crescere e a guadagnare ancora di più ancora di più nonché di ricaricare prezzi ancora più alti”.
Sono le stesse compagnie di assicurazioni che sono finite sul lastrico e che sono state salvate dai fondi pubblici versati da Bush e Obama. Non è un caso infatti che lobby assicurative, che si erano battute ferocemente contro l’opzione pubblica, non hanno commentato e protestato contro la nuova legge approvata.
E come potevano? Il presidente storico, il presidente del cambiamento e della pace, ha realizzato una sanità che non solo “continua a parlare di mercato anziché di diritti, ma addirittura alimenta il sistema in maniera perversa”, attraverso una serie di azioni tra cui: “l’obbligo per ogni cittadino di comprare un'assicurazione (unica alternativa disponibile da quando l'opzione pubblica è stata eliminata dalla riforma) - si legge su Peacereporter - estensione dei programmi di Medicare e Medicaid in cui il Governo copre i costi dell’assistenza sanitaria ad anziani e poveri ma sempre attraverso le assicurazioni private”.
“Con questa riforma siamo di fronte alla conferma e all’ampliamento della mercificazione privatistica di una sfera della riproduzione sociale” sostiene Raffaele Sciortino, un ricercatore in Relazioni Internazionali all’Università statale di Milano, aggiungendo che “in assenza di una opzione pubblica, le compagnie private aumenteranno i premi sanitari assicurativi scaricandone la colpa sulla riforma”.

Un “terzo mondo” nel cuore degli USA

di Carmelo R. Viola - 27/02/2010
Fonte: cpeurasia

“La più grande (si fa per dire) democrazia del mondo è una grande fogna a cielo aperto, ma non siamo noi a dirlo..."

 

Chissà quante volte ce lo siamo sentiti dire: “la più grande democrazia del mondo”. E abbiamo finito per farci l’abitudine. Non a caso la si addita come esempio da imitare. Tutto dev’essere nato da un gioco di apparenze e di malintesi. Subito dopo la guerra per l'abolizione della schiavitù (1863) e la conversione delle industrie cotoniere in industrie di altro genere, gli Usa si presentarono come bisognosi di molta mano d’opera quindi capaci di assorbire un’immigrazione addirittura selvaggia.
Per questo la terra dell’America del Nord si presentava subito come la terra promessa, come il domani di milioni di poveri cristi, muniti solo di fame e di braccia. Ma la stessa tumultuosità delle vicende del lavoro si caratterizzò presto nelle più svariate forme di arbitrio e di crimine. Gli Usa diventarono (e sono rimasti) la terra più criminosa in tutti i sensi. Dall’incontro di avventurieri locali con avventurieri oriundi, specie italiani e siciliani, si sono formate le matrici di tutte le mafie.
Se i popoli degli Usa accoglievano flussi ininterrotti di braccia, non lo facevano certo per i begli occhi dei nuovi arrivati, ma proprio perché ne avevano bisogno. E lo facevano da razzisti secondo quel razzismo che avevano sperimentato indisturbati nel piano e nel gioco del sistematico genocidio dei pellerossa, che avevano in casa, che mal sopportavano e a cui portavano via progressivamente sempre più territorio vitale e – attraverso l’alcool – sempre più salute.
Gli abolizionisti della schiavitù nera – che magari poco prima avevano contribuito a realizzare - non erano mossi da pentimento ma solo dal calcolo che uno “schiavo libero” costa sempre meno di uno coatto, da allevare e curare come una bestia da soma. Forse Abramo Lincoln sì, fu mosso da sentimenti sinceri ma la maggior parte degli americani del Nord – o yankees – conservarono la mentalità del cowboy, del pistolero, del cacciatore di taglie, dello sceriffo, insomma dell’uomo armato, che pensa di risolvere ogni controversia con la pistola o con una giustizia sommaria. E il razzismo, che ucciderà Martin Luther King, non mancherà di farsi sentire ben presto anche a carico di operai indigeni e italiani. Sono rimasti famosi gli episodi dei martiri di Chicago (1886) e il sacrificio degli anarchici italiani innocenti Sacco e Vanzetti. Altro episodio è ricordato ogni Primo Maggio. Sono vergogne storiche di quella “più grande democrazia del mondo”.
Si dirà che molta acqua sia passata sotto i ponti di tali tristi ricorrenze ma lo spirito, almeno della casta del potere, è rimasto quello del tempo degli indiani, ricchi di tradizioni e di costumi ma poveri di mezzi militari e di tecnologia e quindi incapaci di fare fronte alle prepotenze degli invasori, che cancelleranno brutalmente quelle tradizioni e quei costumi, in breve tutta la storia di un popolo. La prevaricazione di avventurieri decisi a tutto – pur di fare ricchezza – si pensi alla caccia all’oro – si è impressa nel Dna delle nuove generazioni Usa, le quali hanno la pretesa di dominare il mondo”per diritto dei più forti”, insomma per la legge della giungla. Abbiamo avuto così i vari Vietnam, le varie Coree e i vari Irak. L’Afghanistan è un immenso pantano – forse il peggiore – che Barak Obama non è riuscito ad evitare finendo per caderci dentro come un tonto, prendendo per buone le grossolane menzogne ufficiali degli Usa (a partire dall’ecatombe delle Due Torre - 11 settembre, che ci riporta a quella di Hiroshima e Nagasaki: si tratta di due enormi sacrifici umani usati come potenti strumenti politici nell’esercizio del dominio mondiale).

In questo contesto di un potere tutto proteso a interferire nella vita del resto del mondo, usando indifferentemente la menzogna e la violenza, si è instaurato il classico giochetto elettorale per legittimare il capo o presidente di turno. Il che non cambia per niente la sostanza economica e civile del sistema Usa: povertà drammatica e ricchezza da capogiro agitano i sogni degli yankees e di tanto in tanto la rabbia di un malcapitato, che si trovi dall’oggi al domani senza lavoro e senza casa e magari con grosse scadenze da fronteggiare, esplode nel senso vero di colpi di pistola – o di qualcosa di peggio – facendo strage di innocenti.
Il 20% della popolazione adulta statunitense è affetta da turbe psicopatiche per vicende legate al lavoro e alla disoccupazione. Gli statunitensi sono abituati alle spacconate, alle imposture e alla violenza, perciò non si scompongono più di tanto quando sentono attribuirsi la più grande democrazia del mondo, ben sapendo di non averla, salvo a trasformare la lunga campagna elettorale per il presidente-esecutore in una molto divertente carnevalata. Né prendono sul serio un Barak Obama, il primo presidente-esecutore di colore, quando manifesta l’intenzione di ovviare ad una delle più drammatiche vergogne della pseudodemocrazia statunitense: dare assistenza sanitaria a circa 50 milioni di cittadini di quel paese, che ne sono privi, perché sanno che alla fine prevarrà la volontà degli effettivi padroni degli Usa.
Andiamo al punto. Negli Usa non esiste un servizio sanitario nazionale. Chi può, si aggrega ad una dette tante assicurazioni private, le quali si riservano il diritto di rifiutare l’assistenza a seconda della convenienza. Così può capitare che una giovanissima, che si ammali di neoplasia maligna, non venga assistita con il pretesto che il caso non rientra nella normalità, che prevede, secondo la statistica, un’età più matura. In ogni caso, gli assicuratori escludono dall’assistenza circa un sesto della popolazione, ovvero coloro che comportano una maggiore spesa, pur sapendo di condannare a morte certa i loro, si fa per dire, assistiti. Si tratta, come si può vedere, di vere e proprie organizzazioni criminali, che è poco chiamare mafie, i meriti dei cui medici e specialisti vanno commisurati con la quantità di assistiti respinti, mandando a morte impunemente milioni di poveri disgraziati, rei di non essere ricchi abbastanza.
Tutta questa realtà non è supposta ma narrata in alcuni documentari, uno dei quali ricordo di averlo visto anni fa: gridava – vox clamans in deserto – che ben cinque milioni di bambini andavano puntualmente a letto a digiuno. Non ne ricordo il titolo. Un altro è certamente “Sicko” di Michael Moor, certamente più aggiornato e che ha ottenuto la Palma d’Oro a Cannes nel 2004. Il testo raccoglie anche le confessioni, preziosissime, di responsabili pentiti, che forniscono dettagli agghiaccianti.
Ma la casta dominante statunitense ha la faccia di bronzo tanto che, a séguito di cotali denunce, non è successo niente, meno che mai con Obama, attuale “esecutore elettivo” di quella casta. L’offensiva di questi giorni contro la fortezza dei Taleban è più di una dichiarazione d’impotenza del primo cittadino della sedicente più grande democrazia del mondo. Gli Usa restano paradossalmente qualcosa di peggio del Terzo Mondo propriamente detto, perché gli attori non sono la povertà e l’ignoranza ma, al contrario, il potere monetario e la capacità di perseguire i profitti con comportamenti, che non arretrano davanti alla peggiore sofferenza e alla morte.
Se facciamo il confronto con la piccola e povera Cuba, che l’assistenza sanitaria perfino la esporta, vediamo in tutta la sua realtà la più grande impostura di potere di tutto il mondo, una vera e propria fogna a cielo aperto, che i nostri servi di Stato trovano buone come terme suine. E se ne servono con seriosa disinvoltura.

            di Jerry White - 25/01/2010

 

In base ad un’analisi svolta dal New York Times su dati ufficiali, qualcosa come sei milioni di americani - 1 persona su 50 - vive senza un reddito che non siano gli assegni alimentari emessi dallo stato, pari a 100 o 200 dollari. Il quotidiano riportava che il numero di persone che ha dichiarato di essere disoccupato e di non ricevere alcun aiuto economico o assistenza sociale, assicurazione di disoccupazione, benefit, contributo per i figli o accompagnamento, ha avuto un’impennata del 50% negli ultimi 2 anni, via via che la recessione ha preso piede.

Secondo l’articolo del 3 gennaio, in Nevada il numero di persone che hanno dichiarato di non ricevere alcuna entrata è triplicato negli ultimi due anni, raddoppiato in Florida e New York, ed aumentato di quasi il 90% in Minnesota e Utah. Nella Contea di Wayne, nel Michigan - che include Detroit, dove metà della popolazione è disoccupata o sottoccupata - un residente su 25 dichiara come unica entrata, unico reddito, i soli assegni alimentari. Nella Contea di Yakima, Washington, la situazione è di 1 su 17.

I dati mostrano l’enorme portata della sofferenza umana negli Stati Uniti all’inizio del nuovo decennio e rendono poco credibile parlare di “ripresa”. I sei milioni di persone che dichiarano di non avere un reddito – dato che include 1,2 milioni di bambini - sono l’equivalente dell’intera popolazione dell’Indiana o del Massachussets, o l’insieme degli abitanti di Los Angeles, Philadelphia e Boston.

Una tale catastrofe sociale mette in luce l’indifferenza dell’amministrazione di Obama che non ha fatto quasi nulla per dare assistenza a coloro che hanno perso il lavoro, la casa e i mezzi di sostentamento, mentre non si è badato a spese per sostenere le fortune dell’elite finanziaria e finanziare le guerre all'estero.

Il numero di persone senza un reddito è in crescita dal 1996, da quando il Presidente Democratico Bill Clinton e il Congresso Repubblicano misero fine al welfare come diritto universale, una status che il Federal Relief Program aveva garantito sin dal suo avvio negli anni ’30. Con l’impegno di “porre fine al ciclo di assistenzialismo”, Democratici e Repubblicani imposero ai benefit dei limiti legati all’età, ridussero drasticamente il livello di assistenza economica, ed imposero condizioni restrittive di workfare, ed altri requisiti sulla richiesta di ulteriore aiuto.

Nonostante il crescente bisogno di aiuto, Obama ha ostacolato ogni finanziamento supplementare a ciò che rimaneva del programma welfare, il Temporary Assistance for Needy Families. Il Times riportava che, dal picco che avevano avuto negli anni ’90, i welfare rolls sono scesi, ad oggi, del 75%.

Judy Putnam, portavoce della Michigan League for Human Services, ha dichiarato al World Socialist Web Site che “molti di coloro che avrebbero dovuto ricevere assistenza economica nelle passate recessioni non la ricevono oggi. Confrontando i dati con quelli precedenti alla riforma del welfare del 1996, in Michigan solo un terzo dei bambini che vivono in povertà riceve assistenza economica, mentre prima del 1996 erano i due terzi. Nello stato del Michigan le persone dipendono pesantemente dagli assegni alimentari”.

Con i sussidi di disoccupazione che coprono soltanto la metà dei disoccupati, gli assegni alimentari - che forniscono una media di 1 dollaro per pasto per persona, o più o meno 100 dollari per persona al mese per individui o per famiglie che arrivano al 130% della soglia ufficiale di povertà - sono diventati la rete di sicurezza dell’ultima spiaggia. 36 milioni di persone – 1 persona su 8 e un bambino su 4 – fanno affidamento, ad oggi, sul programma di assegni alimentari. La Supplemental Nutrition Assistance Program (SNAP), a partecipazione congiunta federale e statale, aumenta di 20.000 persone al giorno, ma si stima che arrivi ad assistere soltanto i due terzi di coloro che ne avrebbero diritto.

Un precedente studio del Times dimostrava che vi sono oltre 200 contee statunitensi in cui l’utilizzo di assegni alimentari è letteralmente schizzato di almeno due terzi, incluse Riverside County, California, la maggior parte delle più note Phoenix e Las Vegas, un anello dei sobborghi di Atlanta, e la tendenza si estende per 150 miglia della Florida Sud Ovest da Bradenton alle Everglades. Lo studio rivelava che ci sono oltre 800 contee in cui gli assegni alimentari danno da mangiare ad un terzo di tutti i bambini.

Alla fine dello scorso anno, i ricercatori della Washington University in St. Louis pubblicarono uno studio che dimostrava che il 50% di tutti i bambini e il 90% di bambini Afro-Americani, prima o poi nel corso della loro vita - e comunque prima dei 20 anni - usufruiranno di assegni alimentari. Mark Rank, ricercatore e uno degli autori della ricerca, ha dichiarato che “invece di essere un periodo di sicurezza e garanzia, gli anni dell’infanzia di molti bambini americani rappresentano un periodo di un instabilità economica, rischio e avversità”.

Il rapporto pubblicato dal Times il 3 gennaio approfondiva la situazione della Florida dove il numero di persone senza alcun reddito a parte gli assegni alimentari è raddoppiato in due anni, e più che triplicato lungo la costa sud-occidentale dove un boom immobiliare si è trasformato in un’esplosione di case pignorate ed abbandonate. Per poter stilare i dati, quelli senza un reddito sono stati equamente suddivisi in “famiglie con bambini” ed “individui”. Il 42% bianchi, il 32% neri e il 22% latino-americani, con i bianchi che rappresentano il segmento che è aumentato più velocemente durante la recessione.

Questo salto nell’indigenza ha colpito ampi strati della popolazione. L’articolo del Times riporta la storia di Isabel Bermudez, una donna di mezz’età madre di due figli, che dalle case popolari del Bronx si era trasferita a vendere proprietà immobiliari in Florida. Dopo aver goduto di un reddito a sei zeri, di una casa con piscina e di un investimento sulla proprietà, ha perso il lavoro e la casa e ha perso i sussidi di disoccupazione. Oggi, l’unico reddito della signora Bermudez sono 320 dollari al mese in assegni alimentari. Ha dichiarato al quotidiano: “sono passata dal guadagnare 180.000 dollari a fare affidamento sugli assegni alimentari”, aggiungendo che senza il programma non sarebbe stata in grado di sfamare i propri figli.

La crescente dipendenza dai magri sussidi degli assegni alimentari mette a nudo l’assenza negli Sati Uniti di qualsiasi cosa che possa essere propriamente chiamata una rete di sicurezza sociale. La situazione potrà solo peggiorare mentre sia i Democratici che i Repubblicani si preparano a tagliare drasticamente ciò che rimane dei programmi finanziati dallo Stato (pubblici) in modo da poter pagare il multitrilionario salvataggio di Wall Strett dalla bancarotta e l’espansione dell’azione militare statunitense nel mondo.

Il tema del discorso di Obama sullo Stato dell'Unione - previsto all’inizio del mese prossimo - sarà una riduzione a lungo termine del deficit ed una ulteriore richiesta al popolo americano di ridurre i consumi. La Casa Bianca sta finanziando una commissione bipartisan al fine di raccomandare più tagli ai programmi sociali basilari unitamente a tasse regressive sui consumi, ed il budget director di Obama, Peter Orszag, ha affermato che l’amministrazione, nel prossimo budget che verrà reso noto a Febbraio, prenderà delle misure per ridurre il deficit. Tali azioni getteranno nella povertà altri milioni di persone.

La crisi sociale che stanno fronteggiando i lavoratori - livelli di depressione di disoccupazione, pignoramento di abitazioni, l’aumento della fame, la povertà e l’essere senza casa - è la maggiore espressione vivida del fallimento del capitalismo, un sistema economico che favorisce i pochi ricchi a discapito della stragrande maggioranza.

Nel bel mezzo di questa situazione che continua a peggiorare per i lavoratori, è stato reso noto la scorsa settimana che le 3 banche più importanti - Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley - che avevano ricevuto decine di miliardi di fondi pubblici grazie al programma Troubled Asset Relief - distribuiranno 49,5 miliardi di dollari in cash bonus e premi in azioni di fine anno. In tutto, le banche statunitensi sborseranno un totale di compensazioni per una somma stimata intorno ai 200 miliardi di dollari.

L’amministrazione di Obama sta continuando, ed accelerando, il trasferimento di ricchezza dalle persone che lavorano a quelle che sono responsabili di aver provocato il peggior break down economico dai tempi della Grande Depressione. A quasi un anno dal suo insediamento, il Presidente Obama ha dimostrato di non essere altro che uno strumento dell’oligarchia finanziaria. Il solo futuro dei lavoratori dipende dallo sviluppo del movimento socialista di massa contro questa amministrazione, i grandi partiti del business e il sistema del profitto che loro difendono.

Titolo originale: "Six Million in the US With no Income but Food Stamps"

Fonte: http://www.wsws.org/
Link

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELA FANTONI

 

GLI USA RECLUTANO IN TUTTO IL MONDO PER LA GUERRA IN AFGHANISTAN

- di Rick Rozoff -

I primi dei 33.000 soldati aggiuntivi degli USA sono arrivati in Afghanistan per un’ “ondata” natalizia e presto se ne aggiungeranno fino a 10.000 non statunitensi che serviranno la NATO nell’
ISAF (Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza).

Washington avrà un personale in divisa composto da più di 100.000 soldati e decine di migliaia di nuovi contrattisti militari nella zona della guerra sud asiatica, e con più di 50.000 soldati della NATO e di partner della NATO, la somma delle forze supererà i 150.000.
Con l'eccezione di un piccolo numero di soldati assegnati alla Missione di Addestramento della NATO- Iraq, a Baghdad, è stato ordinato agli stati membri, soprattutto ai nuovi, della NATO, e agli Stati candidati, che trasferiscano le loro forze dall’Iraq all’Afghanistan circa un anno fa, e stanno inviando soldati alle missioni in Kosovo, Libano e Ciad verso la stessa destinazione. Il fronte di battaglia afgano, quindi, ha la maggior quantità di forze militari stazionate di qualsiasi altra zona del mondo. [1]

Soldati provenienti da paesi della NATO stazionati in Bosnia, Repubblica Centrafricana, Ciad, Libano e al largo delle coste della Somalia sono attualmente assegnati a missioni nell'Unione Europea (navi da guerra europee sono coinvolte anche in interdizione navale nell'Oceano Shield NATO nelle acque della Somalia e il Golfo di Aden) e il loro trasferimento verso il fronte Sud della guerra asiatica indica l'intercambiabilità virtuale di unità militari assegnate alla NATO e all'Unione Europea. [2]
Fin dall'inizio dell' escalation della guerra in Afghanistan quest'anno, e verso il vicino Pakistan, personalità pubbliche e mass media occidentali si sono occupati frequentemente e ampiamente del fatto che la guerra è un – o il- test per la NATO, apparentemente il maggior successo nella sua storia in 60 anni.
Quando il blocco, l’unica alleanza militare al mondo, ha invocato la clausola di aiuto reciproco dell’Articolo 5 a settembre del 2001 per sostenere il suo principale membro, gli USA, nella sua invasione ed occupazione dell’Afghanistan, l’Alleanza aveva appena vissuto la sua prima guerra: la campagna di 78 giorni di bombardamenti contro la Jugoslavia agli inizi del 1999, il primo attacco militare generalizzato contro una nazione europea dal periodo degli attacchi ed invasioni di Hitler e di Mussolini del 1939-1941.

Mediante l'attivazione dell'articolo 5,- “Le Parti accordano che un attacco armato contro uno o più di essi in Europa o NordAmerica sarà considerato un attacco contro tutte esse (e) aiuteranno alla Parte o le Parti attaccate”- la NATO si preparò per la sua prima guerra terrestre e la sua prima guerra in Asia.
Approfittò anche della sua situazione di guerra effettiva per lanciare la Operation Active Endeavor (Operazione Sforzo Attivo) all' inizio di ottobre del 2001, un programma esaustivo, ermetico, di controllo ed interdizione navale in tutto il Mar Mediterraneo che monitora tutta l’attività nel nuovo mare nostrum della NATO e domina tutti i punti di accesso al mare più importanti del mondo: Lo Stretto di Gibilterra, lo Stretto dei Dardanelli e il Canale di Suez, che collega il Mediterraneo con l'Oceano Atlantico, il Mar Nero, il Mar Rosso e quindi con l’Oceano Indiano, rispettivamente.
L’alleanza guidata dagli USA ha ottenuto il controllo di questa vasta gamma di vie navigabili attraverso l’adozione di pretesti statunitensi precedenti all’11 settembre del 2001 di combattere il terrorismo e le armi di distruzione di massa. Il primo è stato il pretesto per invadere l’Afghanistan, il secondo per invadere l’Iraq.
Tre anni dopo l’inaugurazione dello Sforzo Attivo, che continua con tutta la sua forza fino ad oggi, il summit della NATO in Turchia, ha sviluppato l’Iniziativa di Cooperazione di Strasburgo che ha aggiornato la cooperazione militare con i membri del Dialogo Mediterraneo del blocco- Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Mauritana, Marocco e Tunisia ed ha proposto ai sei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo- Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi- di avere un rapporto simile, modellato secondo il programma di Cooperazione per la Pace che ha preparato a dodici nazioni europee orientali per il loro accesso alla qualifica di membro pieno della NATO durante l’ultimo decennio. [3]
In dieci anni il blocco militare si è esteso molto oltre i suoi limiti avuti durante la Guerra Fredda, Nord America, Europa Occidentale e Meridionale e a quasi tutto l’Europa Orientale, incluso gli Stati del vecchio patto di Varsavia e le repubbliche sovietiche e jugoslave. La divisione militare bipolare dell’Europa simbolizzata dal Muro di Berlino [4], che è caduto 20 anni fa, è stata sostituita da una espansione unilaterale dell’unico blocco militare del mondo verso le frontiere occidentali della Russia, del mar Baltico al Mar Nero e Adriatico. Da lì è arrivato, attraverso i suoi insediamenti e corporazioni verso il sud del Caucaso, Africa nord orientale e centrale, Asia centrale e del sud.
Se l’Afghanistan è una prova o il saggio della NATO nel suo 60° anniversario, non lo è per la NATO del 1949 ma per quella che importanti funzionari dell’Alleanza e altri difensori hanno chiamato negli ultimi anni: LA NATO del XXI Secolo, una NATO di spedizione, una NATO globale: Il primo intento nella storia di forgiare un’alleanza militare internazionale. Una rete armata internazionale che ha come suo fondamento e suo nucleo l' autoproclamata superpotenza esclusiva del mondo e il suo arsenale nucleare.
La guerra “asimmetrica” in Afghanistan, che è al suo nono anno, è un’impresa seminale per la NATO sotto diversi aspetti. Oltre a rappresentare la prima guerra terrestre del blocco e la sua prima escursione coloniale fuori dal mondo euro-atlantico, la prolungata, ed in base a tutti gli indizi indefinita campagna nel sud dell’Asia è un laboratorio e campo di addestramento, poligono di tiro e punto di convergenza per la consolidazione statunitense di una forza globale di attacco e di occupazione provata per la prima volta in Kosovo nel 1999 con 50.000 soldati sotto il comando della NATO, dopo in Iraq nel 2004 con decine di migliaia di soldati della NATO, nuove nazioni della NATO e candidate al blocco. [5]
Adesso Washington e Bruxelles hanno obbligato contingenti armati di cinquanta nazioni di cinque continenti perché siano sotto il comando del generale Stanley McChrystal, capo di tutte le forze degli USA e della NATO in Afghanistan.
I nuovi Stati che contribuiscono sono anche paesi geograficamente lontani e diversi in altri sensi, come la Colombia, la Bosnia, Georgia, Montenegro, Mongolia, Armenia e Corea del Sud.Tutti, ad eccezione della Mongolia, sono stati scenari di guerre o potrebbero esserlo in qualsiasi momento. Come hanno stabilito numerose dichiarazioni di dirigenti politici e militari di nazioni che
forniscono soldati alla NATO per la guerra afgana, quel campo di battaglia è un luogo e un' opportunità ideale per ottenere esperienza reale di combattimento con il fine di applicarla in casa. La maggior parte dei paesi in questa categoria confinano con la Russia sui versanti nord occidentale e sud occidentale. [6]
Il ministro di Difesa austriaco, una delle poche nazioni europee che ancora non è completamente membro della NATO, recentemente si è lamentato che funzionari statunitensi stessero facendo pressione al suo paese perché fornisse più soldati per il loro attacco in Afghanistan, ed ha dovuto ricordare ai lettori di uno dei giornali del suo paese che il suo paese continua ad essere uno Stato sovrano. Come informa il Deutsche Welle, “L’Austria e gli USA, discutono per la quantità di soldati austriaci in Afghanistan. Il governo austriaco dice che sente una forte pressione da parte degli USA perché si inviino altri soldati alla missione della NATO”.
Il giornale sud coreano Dong- A Ilbo, il 21 dicembre scriveva che “La NATO ha invitato per la prima volta una delegazione militare coreana ad una riunione il prossimo anno dove ci saranno i paesi che inviano soldati in Afghanistan”.
“L’invio di esercito coreano, programmato per luglio, probabilmente accelererà un’amplia cooperazione militare tra la Corea e la NATO”. La fonte ha aggiunto che la valutazione della Corea da parte della NATO sta cambiando con l’avvento del nuovo governo di Lee Myung-bak a Seul, dato che la Corea partecipa attivamente alla cooperazione internazionale sulla sicurezza, inclusa la decisione di inviare l' esercito in Afghanistan e di unirsi pienamente all’ Iniziativa della Sicurezza della Proliferazione”. L’iniziativa della Sicurezza della Proliferazione (PSI) è un altro meccanismo vincolato al progetto dell’armata di migliaia di navi USA, così come l’Operazione di Active Endeavor NATO, per impegnare più e più nazioni di tutto il mondo in una rete militare internazionale diretta da Washington. [7]
La Corea è quella che dalla NATO viene identificato come Paese di Contatto partner, gli altri sono il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda, come fondamento per una “NATO asiatica” in caso di emergenza anche Singapore e Mongolia- che hanno o avranno per la prima volta un esercito al servizio della NATO in Afghanistan- così come le Filippine, Tailandia, Brunei e future possibilità come l’India, Bangladesh e Cambogia e le cinque ex repubbliche sovietiche in Asia Centrale, così come l’Afghanistan e il Pakistan. [8]
Mentre si sposta verso est, il blocco del Nord Atlantico lo fa anche verso il Sud ed ha cominciato a penetrare formalmente l’Africa, con una missione di trasporto aereo verso la regione del Darfur nel Sudan nel 2005 ed insediamenti navali di fronte alla Somalia nel Corno dell’Africa dal 2007.
Il principale alleato militare di Washington in Sud America e in tutta l'America Latina, la Colombia, consegnando sette basi militari al Pentagono in un’azione che potrebbe provocare una guerra con i vicini Venezuela ed Ecuador, sta inviando una compagnia di soldati addestrati dagli Stati Uniti, alla missione dell’ISAF della NATO. Daranno la propria esperienza bellica alla nazione sud asiatica e ritorneranno a casa, come i loro equivalenti militari georgiani e sud coreani, allenati anche dagli USA, meglio preparati per conflitti armati contro gli Stati vicini.
A parte la Gran Bretagna, Francia e Paesi Bassi sono tenuti a fornire i propri possedimenti coloniali in America Latina e le loro coste al loro alleato statunitense della NATO da usare contro i paesi membri dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua e Venezuela (Honduras post golpe si è ritirato) sono state adottate misure negli ultimi quindici anni per espandere i legami della NATO con altre nazioni latinoamericane. [9]
Nel 1995 il Cile e l’Argentina (sotto la presidenza Menem) hanno inviato truppe perché servissero la NATO in Bosnia, il primo attacco militare dell’Alleanza fuori dal territorio di uno Stato membro. Questa settimana il Cile ha accettato la continuazione dell’insediamento di esercito in questo paese- la missione è stata trasferita dalla NATO all’UE- ed un funzionario del governo ha dichiarato: “Abbiamo visto il Cile insieme alla NATO in un paese europeo, e l’interazione delle nostre forze armate con eserciti di prima categoria nel mondo”. [10]
La guerra e la storia militare dei candidati alla NATO e agli Stati partner della NATO durante gli ultimi 15 anni si sono estesi dalla Bosnia al Kosovo, alla Macedonia e all’Iraq, e finalmente all' Afghanistan. Le forze armate cilene, chiunque vinca il ballottaggio delle elezioni presidenziali, potrebbero essere inviate in Afghanistan.
Dal rafforzamento dei legami con il Cile, che è coinvolto nella controversia in corso multinazionale per i diritti nell’Antartide, e con il Sud Africa, dove hanno attraccato navi da guerra della NATO e realizzato esercitazioni navali durante gli ultimi due anni, oltre all’Australia che ha il più grande contingente di paesi non membri della NATO in servizio in Afghanistan, l’ Alleanza si posiziona per la corsa all’estremo sud del pianeta [11] come lo è attualmente per la parte superiore del mondo. [12]
Due mesi prima della demolizione del Muro di Berlino e la fine effettiva della Guerra Fredda, si è tenuto un summit triennale del Movimento dei Non-Allineati a Belgrado, Jugoslavia. Erano presenti i rappresentanti di 108 nazioni che sono stati definiti come non–allineati militarmente.
Venti anni più tardi, e con più di venti paesi supplementari nel mondo dopo la disintegrazione dell'Unione Sovietica, della Cecoslovacchia e Jugoslavia e l'indipendenza di Timor Est,di aderire agli accordi militari, associazioni, l'esercizio e la creazione di basi USA e della NATO è più intenso che durante la Guerra Fredda.
La recente attivazione del Comando Africa degli USA, conta solo 53 nazioni per associazioni individuali e collettive con il Pentagono. La guerra in Afghanistan oggi è un banco di prova più ampio a livello mondiale nella militarizzazione del mondo. Washington fa pressione su tutto il mondo perché contribuisca con eserciti, logistica e risorse finanziarie ed usa la guerra per stabilire legami bilaterali militari e l'interoperabilità di armi e tecnologia militare con le nazioni di tutto il mondo.
Il primo decennio del nuovo millennio è stata una guerra, che iniziò seriamente in Afghanistan, e l’espansione di basi e di eserciti statunitensi in Europa Orientale, Medio Oriente, Africa, Sud America e Asia Centrale e del sud. Aree che erano finora state risparmiate la presenza permanente del Pentagono.


Note

1) U.S., NATO Poised For Most Massive War In Afghanistan’s History, Stop NATO, September 24, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/09/24/u-s-nato-poised-for-most-massive-war-in-afghanistans-history
2) UE, NATO, USA: L'alleanza del secolo per il dominio globale, Stop NATO, February 19, 2009
http://www.vocidallastrada.com/2009/03/ue-nato-usa-lalleanza-del-secolo-per-il.html
3) NATO In Persian Gulf: From Third World War To Istanbu, Stop NATO, February 6, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/26/nato-in-persian-gulf-from-third-world-war-to-istanbul
4) 1989-2009: Moving The Berlin Wall To Russia’s Borders, Stop NATO, November 7, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/11/07/1989-2009-berlin-wall-moves-to-russian-border
5) Afghan War: NATO Builds History’s First Global Army, Stop NATO, August 9, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/09/01/afghan-war-nato-builds-historys-first-global-army
6) Afghan War: NATO Trains Finland, Sweden For Conflict With Russia, Stop NATO, July 26, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/09/01/afghan-war-nato-trains-finland-sweden-for-conflict-with-russia
7) Proliferation Security Initiative And U.S. 1,000-Ship Navy: Control Of World’s Oceans, Prelude To War, Stop NATO, January 29, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/26/proliferation-security-initiative-and-us-1000-ship-navy-control-of-worlds-oceans-prelude-to-war
8) Global Military Bloc: NATO’s Drive Into Asia, Stop NATO, January 24, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/26/global-military-bloc-natos-drive-into-asia
U.S. Expands Asian NATO Against China, Russia, Stop NATO, October 16, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/10/16/u-s-expands-asian-nato-against-china-russia
9) Twenty Years After End Of The Cold War: Pentagon’s Buildup In Latin America, Stop NATO, November 4, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/11/04/stop-nato
10) Xinhua News Agency, December 22, 2009
11) NATO Of The South: Chile, South Africa, Australia, Antarctica, Stop NATO, May 30, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/31/nato-of-the-south-chile-south-africa-australia-antarctica
12) NATO’s, Pentagon’s New Strategic Battleground: The Arctic, Stop NATO, February 2, 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/08/26/natos-pentagons-new-strategic-battleground-the-arctic

Fonte:
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16653


Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

Coloni americani vs nativi: lo scontro di due culture

di Francesco Bevilacqua

Sul suolo americano si è compiuto uno dei più tragici eccidi della storia moderna. Fra massacri, battaglie, confinamenti e violazioni non solo si sono scontrati due popoli che si contendevano la stessa terra, ma si sono confrontati due modelli culturali e spirituali antitetici, uno basato sul rispetto per la natura e sulla vita in simbiosi con essa e uno sul
mercantilismo e sul materialismo.

 

caccia bisonte
Una delle principali differenze tra nativi e coloni americani è il radicamento verso la Terra e il rapporto con essa

Mentre scrivo è il 29 dicembre. La stessa mattina di 119 anni fa si compiva uno dei più orrendi e infami massacri della sanguinosa storia americana: i soldati del maggiore Whitside aprivano il fuoco con le loro micidiali mitragliatrici Hotchkiss sui membri della tribù Miniconjou di Piede Grosso, la maggior parte dei quali donne, bambini e anziani, impossibilitati a difendersi poiché la sera prima erano stati privati delle armi e dei cavalli. Il bilancio non ufficiale parla di circa 300 morti, in quella che ancora oggi viene considerata una battaglia, nonostante si sia trattato solo e soltanto di un tiro al bersaglio e i pochi soldati americani morti siano caduti sotto il fuoco amico.

 

 

Quel tragico avvenimento segna la fine del trentennio della “soluzione finale” – come la chiama Dee Brown nel suo celeberrimo libro intitolato proprio Seppellite il mio cuore a Wounded Knee –, ovvero quelle tre decadi in cui la pratica del colonialismo interno tanto cara alla dottrina Monroe venne applicata con più abnegazione e intransigenza, nel nome di quel destino manifesto che ancora oggi gli Stati Uniti utilizzano, seppur con diverse forme di propaganda, come scusa per espandere i loro interessi nel mondo.

 

Se i coloni del diciannovesimo secolo erano animati da una sorta di arrogante senso di superiorità – derivante un po’ dal retroterra rigidamente puritano da cui provenivano, un po’ da un presunto primato culturale e spirituale rispetto ai nativi –, oggi l’eccezionalismo americano è un mero pretesto che cela mire economiche e geopolitiche.

Tralasciando in questa sede le implicazioni più recenti, vorrei concentrarmi brevemente su quel funesto trentennio durante il quale non solo due popoli si contesero con le armi una grande terra, ma si scontrarono e confrontarono due civiltà dalle anime totalmente antitetiche.

 

Una delle differenze che maggiormente demarcano questa opposizione è proprio il radicamento verso la Terra e il rapporto con essa. I coloni americani, già deterritorializzati in quanto calati in un contesto che non apparteneva a loro e animati da una ferma volontà di rottura con il proprio paese d’origine, avevano un approccio decisamente materialista verso il suolo che hanno mangiato ai nativi nei corso dei quattro secoli di colonizzazione: per loro l’unica cosa che contava erano gli acri di campi, le miglia di piste e il numero e le dimensioni delle città che venivano costruite. Nulla era la considerazione per chi abitava quel luogo prima di loro, esseri senzienti o meno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL RUOLO DEL PENTAGONO NELLA CATASTROFE GLOBALE

Valutando la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico a Copenaghen - con più di 15.000 partecipanti da 192 paesi, e più di 100 capi di Stato, così come 100.000 manifestanti per strada- è importante chiedersi: come è possibile che l' inquinante peggiore del biossido di carbonio e altre emissioni tossiche nel pianeta non sia oggetto di nessuna discussione, proposte o restrizioni, durante la conferenza?

In ogni caso, il Pentagono è il più grande utilizzatore istituzionale di prodotti petroliferi e energetici. E, nonostante questo, 
il Pentagono è esente da ogni accordo climatico internazionale.


Le guerre del Pentagono in Iraq ed in Afghanistan; le sue operazioni segrete nel Pakistan; il suo equipaggiamento in oltre 1.000 basi statunitensi in tutto il mondo; le sue 6.000 installazioni negli USA; tutte le operazioni della NATO; le sue portaerei; aerei jet; sperimentazione; formazione e vendita di armi, non saranno prese in considerazione per quanto riguarda i limiti dei gas ad effetto serra degli USA o inclusi in alcun conteggio.

Il 17 febbraio, l’Energy Bulletin aveva dettagliato il consumo di petrolio del Pentagono solo per aerei, barche, veicoli terresti e installazioni 
che lo hanno reso il consumatore singolo di petrolio più grande del mondo. Fino ad allora, l’Armata degli USA aveva 295 navi da combattimento e ausiliarie e circa 4000 velivoli operativi. L’esercito degli USA aveva 28.000 veicoli blindati, 140.000 High-Mobility Multipurpose, più di 4.000 elicotteri da combattimento, varie centinaia di aerei di ala fissa ed una flotta di 187.493 veicoli. Fatta eccezione per 80 sottomarini e portaerei nucleari, che propagano inquinamento nucleare, tutti gli altri veicoli sono a petrolio.


Secondo il CIA World Factbook del 2006, solo 35 paesi (su 210 al mondo) consumano più petrolio, al giorno, del Pentagono.


Le forze armate degli USA usano ufficialmente 320.000 barili di petrolio al giorno.
 Tuttavia, questo totale non comprende il combustibile utilizzato dalle imprese appaltatrici o il combustibile consumato nelle strutture in affitto e privatizzate. Nè include l’enorme quantità di energia e di risorse utilizzate per produrre e mantenere il suo equipaggiamento di morte o le bombe, granate o missili che utilizza.


Steve Kretzmann, direttore dell’Oil Change International, informa che : “La guerra in Iraq ha prodotto almeno 141 tonnellate di biossido di carbonio (MMTCO2e) da marzo del 2003 a dicembre 2007….La guerra emette più del 60% di tutti i paesi....Queste informazioni non sono facilmente disponibili….perché le emissioni di militari all'estero sono esenti da obblighi di comunicazione nazionale, per la legge degli USA e della Convenzione quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (www.naomiklein.org, 10 dicembre). La maggior parte degli scienziati danno la colpa alle emissioni di biossido di carbonio per i gas ad effetto serra e al cambiamento climatico.

Bryan Farrell nel suo nuovo libro “The Green Zone: The Environmental Costs of Militarism”, dice che 
“il più grande attacco contro l’ ambiente, contro tutti noi nel globo, viene da un’agenzia…le Forze Armate degli USA”.

Come è riuscito il Pentagono ad essere esente dagli accordi climatici?
 Durante le negoziazioni degli Accordi di Kyoto, gli USA hanno chiesto (esigendo) come condizione per la loro firma che tutte le loro operazioni militari nel mondo e tutte le operazioni nelle quali partecipano con l’ONU e/o con la NATO fossero totalmente esenti dalle misure di riduzioni. Dopo aver ottenuto questa gigantesca concessione, il governo Bush rifiutò di firmare l’accordo.

In un articolo del 18 maggio del 1998, intitolato “National security and military policy issues involved in the Kyoto treaty” (Sicurezza nazionale e questioni politiche-militaricoinvolte nel trattato di Kyoto) il direttore Jeffrey Salmon descrisse la posizione del Pentagono. Cita il documento annuale del 1997 al Congresso dell’allora segretario della Difesa William Cohen: “Il dipartimento della difesa raccomanda energicamente che gli USA insistano su una clausola di sicurezza nazionale nel protocollo sul cambiamento climatico che si sta negoziando”.

Secondo Salmon, questa disposizione nazionale per la sicurezza è stata avanzata in un progetto che specificava “esenzione militare totale dei limiti di emissioni di gas ad effetto serra. Il progetto comprende operazioni multilaterali come attività approvate dalla NATO e dall' ONU, ma include anche azioni legate ampiamente con la sicurezza nazionale, che sembrerebbe comprendere tutte le forme di azioni militari unilaterali e la formazione di tali azioni.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


balck hills
La battaglia di Little Big Horn, vinta dai Lakota, si svolse nell'ambito della guerra della BlackHills

Per i nativi invece il valore della loro Terra non era quantificabile né tanto meno monetizzabile e un tale pensiero era addirittura illogico, non contemplato dalla loro cultura. A questo proposito sono emblematiche le parole di Capo Giuseppe dei Nez Perces, rivolte al governatore americano che gli proponeva un trattato con cui negoziare la proprietà della loro Terra: «La Terra e io siamo dello stesso parere, le dimensioni della Terra e le dimensioni dei nostri copri sono le stesse». Neanche il più convinto degli ecologisti profondi saprebbe forse trovare un modo così efficace e al tempo stesso semplice per spiegare il rapporto simbiotico che legava queste genti al suolo che calpestavano e che, come loro stessi rimarcavano – «Io non ho mai detto che la Terra è mia per farne ciò che mi pare, l’unico che ha il diritto di disporne è chi l’ha creata», continuava Capo Giuseppe –, non era una loro proprietà ma un dono del Grande Spirito di cui usufruire secondo le proprie esigenze.

 

 

Il concetto di limite, collegato a quello di necessità, era

fondamentale per i nativi. Non si abusava mai di quello che la Terra offriva e veniva consumato solo ciò che era strettamente necessario alla sopravvivenza. I bisonti abbattuti venivano sfruttati in ogni loro parte – la carne per l’alimentazione, la pelle per riscaldarsi, le corna e le ossa per costruire utensili – e all’uccisione seguiva una particolare cerimonia animata dai sentimenti di rammarico per la morte dell’animale e di gratitudine per il sostentamento che esso offriva. La caccia in generale era caratterizzata da una forte ritualizzazione e anche dal punto di vista biologico si inseriva in un ciclo naturale perfettamente equilibrato.

 

Il concetto di preservazione, opposto allo spreco, era applicato anche agli uomini: i conflitti fra le diverse tribù avvenivano spesso ma non erano quasi mai cruenti e mortali; durante la lotta si usava “contare i colpi” – ovvero avvicinarsi il più possibile e colpire – anziché abbattere l’avversario, sia per dimostrare valore in battaglia – l’avvicinamento e la messa a segno del colpo ravvicinato erano molto più difficili dell’assestamento di un colpo, pur mortale, da grande distanza – sia per fare sì che scaramucce dovute a questioni in fin dei conti secondarie non causassero morti inutili, gravando sulle forze della tribù.

 

Questa ritualità fu ovviamente abbandonata nel corso delle guerre combattute con i bianchi, i quali non conoscevano affatto il valore e l’etica guerriera che era invece fondamentale per i nativi. Ciononostante, furono diverse le battaglie che gli indiani vinsero, grazie a un’abilità in combattimento e a una conoscenza del territorio che sopperivano all’inferiorità dal punto di vista delle armi e degli equipaggiamenti. La più celebre è certamente la battaglia di Little Big Horn, in occasione della quale i Lakota inflissero una storica sconfitta all’esercito americano guidato dal tenente colonnello Custer, che seguì di pochi giorni un’altra grave disfatta riportata dalle truppe del generale Crook sul fiume Rosebud.

 

 

cavallo pazzo
Cavallo Pazzo, fu un grande condottiero dei Lakota Oglala e ultimo capo, insieme a Toro Seduto, a preferire la libertà e rifiutare incondizionatamente il confino nelle riserve.

La sconfitta di Little Big Horn ebbe diverse conseguenze, che riflettono abbastanza bene l’indole e l’approccio dei due popoli. Prima di tutto, dopo anni di angherie ed eccidi (il massacro del Sand Creek risale a 12 anni prima, la strage del Washita a 8 anni prima), il governo americano parlò di brutalità e crudeltà dei Lakota, i quali dopo la battaglia compirono le uccisioni e le mutilazioni rituali, considerate inaccettabili dal punto di vista militare e culturale dagli occidentali. La reazione più istintiva degli americani fu poi ancora peggiore: non poterono accettare di essere stati sconfitti da “selvaggi”, da una piccola minoranza che da decenni cercavano di spazzare via con la loro colonizzazione interna. La guerra della Black Hills – nell’ambito della quale si svolse la battaglia di Little Big Horn – fu comunque vinta e gli Stati Uniti riuscirono a sfruttare i giacimenti auriferi situati nel territorio sacro delle Paha Sapa, ma il valore storico e culturale di quell’episodio è vivo ancora oggi.

 

 

L’artefice di quella grande vittoria fu Cavallo Pazzo, grande condottiero dei Lakota Oglala e ultimo capo, insieme a Toro Seduto, a preferire la libertà e rifiutare incondizionatamente il confino nelle riserve.

 

Qualche giorno fa è stata inaugurata in South Dakota la statua più grande del mondo. La sua realizzazione – ancora incompiuta – è curata dallo scultore Korczak Ziolkowski (deceduto alcuni anni fa) e dalla sua famiglia e raffigura proprio Crazy Horse. Ruth, moglie di Korczak, ha rifiutato diverse volte un contributo statale di circa 10 milioni di dollari per il compimento dell’opera, nonostante per il suo completamento ci sia bisogno di oltre 16 milioni. Non ha potuto accettare soldi da chi, poco più di un secolo fa, ha compiuto uno dei più grandi genocidi della storia nel bel mezzo della “terra delle opportunità”, che ha comprato nel corso degli anni con sangue e oro. Nonostante rifiutando quel contributo Ruth Ziolkowski abbia probabilmente rinunciato alla sola possibilità di portare a termine il lavoro del marito, probabilmente ha fatto la scelta giusta. D’altra parte, come disse proprio Cavallo Pazzo, «non si vende la Terra sulla quale la gente cammina».

 

Articolo originale

 

 

 

 

Salmon ha citato anche al sottosegretario di Stato, Eduard Eizenstat, che diresse la delegazione degli USA a Kyoto. Eizenstat ha informato che “il Dipartimento della Difesa e i militari in divisa che sono stati insieme a me a Kyoto, hanno ottenuto tutte le richieste che avevano detto di volere. Cioè, autodifesa, mantenimento della pace, aiuto umanitario”.

Anche se gli Stati Uniti avevano già ricevuto queste garanzie durante le negoziazioni, il Congresso degli Stati Uniti approvò una clausola esplicita garantendo l’esenzione militare degli USA. L’Inter Press Service, ha riferito il 21 maggio 1998: “I legislatori degli Stati Uniti, nel loro più recente golpe contro gli sforzi internazionali per contenere il riscaldamento globalehanno esentato oggi le operazioni militari degli USA dall’accordo di Kyoto che specifica gli impegni vincolanti per ridurre emissioni di “gas effetto serra”. 

 

La Camera dei Rappresentanti ha approvato un emendamento alla legge dell’autorizzazione militare che l’anno prossimo “proibisce la restrizione delle forze armate sotto il Protocollo di Kyoto”.

Attualmente, a Copenaghen, continuano a valere gli stessi accordi e linee direttive sui gas ad effetto serra- Ma, è estremamente difficile trovare la più minima menzione di questa omissione manifesta.

Secondo la giornalista e ambientalista, Johanna Peace, le attività militari continueranno ad essere esenti da un ordine esecutivo firmato dal presidente Barack Obama che prevede che le agenzie federali riducano le loro emissioni di gas d’effetto serra fino al 2020. Peace segnala che: “Le forze armate rappresentano un 80 % dei bisogni energetici del governo federale. ( http://solveclimate.com/ , 1 settembre)

L’esclusione generale delle operazioni globali del Pentagono fanno sembrare le emissioni di anidride carbonica degli USA appaiono molto meno di quello che in realtà sono. Ma, anche senza contare il Pentagono, gli USA hanno le maggiori emissioni di biossido carbonio del mondo.

Più che emissioni

Oltre ad emettere biossido di carbonio, le operazioni militari degli USA liberano nell’aria, nell’acqua e nel suolo, altri materiali altamente tossici.

Armi statunitensi fatte con uranio impoverito hanno scaricato decine di migliaia di chili di microparticelle di rifiuti radioattivi altamente tossiche in tutto il Medio Oriente, Asia Centrale e Balcani.

Gli Stati Uniti vendono mine antiuomo e bombe a grappolo che sono una delle principali cause di esplosioni ritardate, di mutilazioni e di disabilità soprattutto dei contadini e le popolazioni rurali in Africa, Asia e America Latina. Ad esempio, Israele ha lanciato più di un milione di bombe a grappolo fornite dagli USA nel Libano durante l’invasione del 2006.

La guerra degli Stati Uniti in Vietnam lasciato vaste aree così contaminata con l'erbicida Agente Orange
 che attualmente, più di 35 anni dopo,la contaminazione da diossina è di 300 a 400 volte superiore rispetto ai livelli di “sicurezza”. Gravi malformazioni alla nascita e alti tassi di cancro derivanti dalla contaminazione ambientale stanno continuando in una terza generazione.

La guerra del 1991 degli USA in Iraq, seguita da 13 anni di crudeli sanzioni, l’invasione del 2003 e l’occupazione seguente, hanno trasformato la regione- che ha una storia di 5000 anni come granaio del Medio Oriente- in una catastrofe ambientale. La terra coltivabile e fertile dell’Iraqè diventata una landa desolata del deserto dove il minore dei venti causa una tempesta di sabbia. L’Iraq, che era esportatore di alimenti, adesso importa l’80% dei suoi alimenti. Il Ministro dell’Agricoltura irachena stima che il 90% della terra soffre una severa desertificazione.

Guerra ambientale negli USA


Inoltre, il dipartimento della difesa si è opposto sistematicamente ad ordini dell’Environmental Protection Agency (Agenzia Protezione Ambientale-EPA) di ripulire le basi statunitensi contaminate. (Washington Post, 30 giugno 2008). Le basi militari del Pentagono sono in testa alla lista dei siti più inquinati del Superfund, e gli inquinanti penetrano nelle falde acquifere di acqua potabile del suolo.

Il Pentagono si è anche opposto agli sforzi dell’EPA di stabilire nuovi standard di inquinamento per due prodotti chimici che si trovano ampiamente nei siti militari: perclorato, trovato nel propellente di razzi e missili; e tricloroetileno, uno sgrassante per parti di metallo.


Il tricloroetileno è l’inquinante d’acqua più diffuso nel paese ed è assorbito dalle falde acquifere in California, New York, Texas, Florida e altrove. Più di 1.000 sitimilitari negli USA sono contaminati con questa sostanza chimica. Le comunità più povere, in particolare comunità di gente di colore, sono le più colpite da questo avvelenamento.

I test statunitensi di armi nucleari nel sud-ovest e nelle isole del sud del Pacifico hanno contaminato con radiazioni milioni di ettari di terre ed acqua. Montagne di scorie radioattive e tossiche di uranio sono state abbandonate in terre indigene nel sud-ovest. Più di 1000 mine di uranio sono state abbandonate in riserve navajo in Arizona e New Mexico.

In tutto il mondo, in vecchie basi ed altre ancora operative in Porto Rico, Filippine, Corea del Sud, Vietnam, Laos, Cambogia, Giappone, Nicaragua, Panama e la vecchia Jugoslavia, barili arrugginiti di prodotti chimici e solventi e milioni di proiettili sono criminosamente abbandonati dal Pentagono.

Il miglior modo per pulire drammaticamente 
l'ambiente è chiudere il Pentagono. Quello che serve per combattere il cambiamento climatico è un completo cambiamento del sistema.

Sara Flounders è co-direttore delL' International Action Center


Fonte: 
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16609

Tradotto per Voci Dalla Strada da 
VANESA

 

Link: http://www.vocidallastrada.com/2010/01/il-ruolo-del-pentagono-nella-catastrofe.html