Quartiere Libero

a cura di COLLETTIVO SOLSTIZIO D'INVERNO

 USCITA DALL'EURO?

 

 DI HELGA ZEPP
iraq-war.ru

Brian Marsal, tra tutte le persone, che è direttore esecutivo della fallita Lehman Brothers, ha detto in un’intervista con il Handelsblatt, pubblicata il 24 marzo (1), che la prossima grande crisi è imminente, dato che nessuno dei problemi emersi nel 2008 è stato risolto, non abbiamo imparato nessuna lezione da quel disastro, e le banche stanno facendo adesso esattamente quello che facevano prima.

Un’indicazione di come viene percepita la crisi dell’euro adesso in tutto il mondo si vede dal fatto che per la prima volta, il vicegovernatore della banca centrale della Cina, Zhu Min, ha messo in discussione la stabilità dell’euro; la Grecia è solo la punta dell’iceberg, ha detto; e la Spagna e l’Italia sono ovviamente motivo di maggiore preoccupazione. Zhu ha sottolineato che il problema strutturale più profondo è il come sarà gestito l’euro: “non vediamo azioni decise che segnalano ai mercati, ‘possiamo risolvere questo problema, possiamo far finire questa crisi’. Pertanto i mercati sono molto imprevedibili”. Dato che la Cina ha una consistente parte delle sue riserve monetarie in euro, e la Cina, nonostante i suoi tassi di crescita relativamente buoni, è seduta su una polveriera, queste preoccupazioni non dovrebbero essere ignorate.



Uscita dall’Euro ?

Il Financial Times del 25 marzo ha pubblicato un articolo dei quattro professori tedeschi, per l’appunto i professori Wilhelm Hankel, Wilhelm Nölling, Karl Albrecht Schnachtschneider, e Joachim Starbatty, che hanno intrapreso una causa legale contro l’introduzione dell’euro nel 1993 e nel 1998, dinnanzi alla Corte Costituzionale Tedesca di Karlsruhe. Sostengono che solo l’abbandono dell’euro da parte della Grecia e la reintroduzione della drachma rappresenterebbero una via d’uscita (2). Hanno inoltre fatto riferimento alla sentenza di Karlsruhe del 1993, che consente alla Germania di rimanere nel sistema dell’euro solamente se l’euro mantiene la stessa stabilità che aveva il marco tedesco in precedenza; e annuncerebbero immediatamente una nuova causa a Karlsruhe, se i governi europei distribuissero aiuti economici alla Grecia, in violazione della “clausola di nessun salvataggio” del Trattato di Maastricht. Contano di avere maggiori possibilità di vincere la causa questa volta, tenuto conto degli enormi problemi dell’euro.

Non solo è stato dimostrato che questi professori, insieme all’autore, avevano ragione nel dire che l’unione monetaria europea non poteva funzionare a causa delle diverse strutture degli stati membri: come previsto, le loro differenze competitive sono ora diventate ancor più marcate. L’argomento che “il processo europeo”, l’euro, e l’integrazione europea avrebbero assicurato la pace in Europa, si è rivelato una finzione. Anziché svilupparsi come un’orchestra che suona composizioni classiche secondo le leggi dell’armonia polifonica, questa Europa è diventata una cacofonia, in cui i pregiudizi, e persino gli insulti, hanno prodotto malcontento e dissonanze.

Deve essere però messa in chiaro una cosa, senza lasciare spazio a incomprensioni: le molteplici accuse contro la Germania, ossia che sta raccogliendo i benefici dell’euro, e che sta ottenendo vantaggi sulle esportazioni alle spese degli altri stati membri – per non parlare delle altre vili accuse – sono ipocrite, e false.

La verità è che la Germania non è responsabile dell’errata costruzione dell’euro, ma ne è piuttosto la vittima. Non è stato Helmut Kohl a voler legare l’euro alla riunificazione della Germania, ma sono stati piuttosto Margaret Thatcher, François Mitterand e George Bush senior, la cui intenzione collettiva era di indebolire l’economia tedesca, costringendo la Germania dentro il corsetto dell’UE e nella NATO – espressamente come “unità e autolimitazione attraverso l’integrazione”. Da allora, la costruzione del mostro di Maastricht ha fatto sì che la Germania emergesse come il grande ufficio paghe dell’UE, e secondo le limitazioni imposte dall’UE, i suoi surplus delle esportazioni sono andati più a vantaggio delle grandi corporazioni orientate verso il libero mercato britannico, mentre al tempo stesso il mercato nazionale tedesco, insieme al potere di acquisto e al tenore di vita del segmento produttivo della nostra popolazione si è ridotto.

Tutti noi – la Germania, la Grecia, l’Irlanda e via dicendo – siamo vittime di una struttura che è stata creata per servire gli interessi dell’impero dell’oligarchia finanziaria, contro gli interessi della gente. I servi di questo impero, al primo posto la Thatcher, Mitterand e Bush, hanno colto l’opportunità storica del 1989, la caduta del muro, e la riunificazione tedesca, ed hanno trasformato l’UE in un impero regionale, facente parte dell’impero della globalizzazione mondiale.

E cosa ci ha portato questo? La civiltà è sull’orlo di un nuovo Medioevo. Negli ultimi quattro anni, il numero delle persone che patiscono la fame è salito da 800 milioni a 1,2 bilioni. Il dialogo nord-sud, e persino la mera pretesa di trovare una soluzione alla fame nei paesi in via di sviluppo, si sono bloccati di colpo. I traghetti per molte isole greche del Mar Egeo non sono più operanti, mentre nelle città tedesche le piscine pubbliche, le biblioteche e gli asili stanno chiudendo. Sta ricominciando il dibattito sulla privatizzazione del sistema sanitario – era già successo prima, 70 anni fa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una crisi ben oltre l’immaginazione della maggior parte della gente. L’elenco delle istituzioni e delle altre cose che un tempo si davano per scontate e che adesso si stanno disintegrando è interminabile.

L’umanità è governabile ?

Dobbiamo fare un improvviso, drastico cambiamento di rotta. Gli eventi nel periodo a venire metteranno nero su bianco che l’unica possibilità di sopravvivenza della Germania, sarà di riprenderci la sovranità della nostra moneta e della nostra politica economica. E questo vuol dire che dobbiamo uscire dal sistema dell’euro e reintrodurre il Deutschemark. L’economia da casinò dovrà essere tolta di mezzo, e dovrà essere imposto uno standard Glass-Steagall – ossia un sistema bancario di due livelli – e dovremo creare un nuovo sistema di credito a servizio del welfare generale e dell’economia reale, e di niente altro.

In un contesto solo leggermente diverso, un articolo del Chinese People’s Daily chiedeva se deve essere poprio vero che i politici americani credono di dover costringere la Cina ad adottare una politica che danneggia la nazione cinese. Da questo nasce la domanda se l’umanità è affatto governabile. Perché se la Cina e l’America non riuscissero a collaborare, l’umanità diventerebbe in effetti ingovernabile.

E questa è davvero la stessa domanda che noi Europei dobbiamo porci: possiamo liberarci in tempo dalle strutture che sono in conflitto con gli interessi dell’umanità e con gli interessi privati dei nostri cittadini, e quali, in breve, renderanno l’Europa, a tutti gli effetti, ingovernabile?

Helga Zepp
Fonte: http://www.iraq-war.ru
Link: http://www.iraq-war.ru/article/222544
9.10.2010

I suicidi degli imprenditori illustrano le difficoltà delle PMI (piccole medie imprese) del Nord dell’Italia

Il Sud Europa si rifiuta di ridurre la forza lavoro senza lottare ([The Guardian]

Nikos Strovlos ha lavorato per il Servizio Statistico Nazionale della Grecia nel ruolo di capo dell’ufficio del servizio alla contabilità per 21 anni. Ha visto periodi turbolenti, soprattutto quando colleghi disperati probabilmente “hanno truccato i libri della contabilità”, usati per negoziare l’ingresso della Grecia nell’Euro nel 2001. La settimana scorsa, quando la condizione caotica dei conti e della contabilità greca è diventata chiara e, come risultato, la singola moneta europea ha sofferto la sua prima crisi importante, il suono della disapprovazione da Berlino e da Bruxelles è diventato assordante. Ma Strovlos non chiederà scusa a nome dei contabili del governo greco.

“Lavoro qui da moltissimo tempo”, ha detto la settimana scorsa quando ha lasciato il suo ufficio dopo un’altra giornata incandescente per l’economia. “Ho visto governi avvicendarsi e posso dirti che l’amministrazione è l’immagine speculare del problematico stato greco. Siamo molto delusi per quello che è successo, ma non siamo noi i responsabili. Noi semplicemente lavoriamo con le cifre che ci vengono date e, naturalmente, la leadership politica ha avuto un ruolo, così come lo ha avuto in ogni altro settore di questo paese.”

Qui nessuno sta cercando di manipolare le cifre. Non in Grecia, dove Bruxelles ha ordinato pesanti tagli per ridurre il deficit nel budget, che ora si colloca al 12.7%, più di quattro volte il limite ufficiale dell’euro; e non nella controparte sud europea del paese, dove la paura di un effetto domino perseguita i governi indebitati di Madrid, Roma e Lisbona.

Le statistiche sul PIL la settimana scorsa hanno rivelato che tutte le quattro economie hanno avuto una crescita pari a zero o negativa nell’ultimo trimestre del 2009. Dopo aver spaventato la zona euro scommettendo pesantemente contro la Grecia, i mercati possono scaldarsi i muscoli per testare la fragilità del Club Med nel suo insieme. Per una regione che ha usato l’euro per riuscire a raggiungere economicamente i livelli della Germania e della Francia, e dove le potenti organizzazioni sindacali sono determinate a proteggere l’eredità della previdenza sociale dei bei tempi, questa è una prospettiva spaventosa. Si tratta anche di un notevole capovolgimento del destino.

L’ingresso nell’Euro per la Grecia era stato visto come una vittoria nazionale; un passo da gigante che ha significato il percorso straordinario del paese da un’agricoltura contadina alla periferia assolata d’Europa fino a un paese moderno che fa parte dell’amato circolo ristretto del continente. Con la vecchia dracma consegnata alla storia, i Greci per la prima volta avevano una moneta che era sia stabile sia solida. Nessuno dei loro vicini nei Balcani poteva vantarsi di tanto. “Per i Greci questa era un’esperienza completamente nuova,” dice Stefanos Manos, ex-ministro dell’economia nazionale. “Per la prima volta nella loro storia avevano una moneta valida quanto quella di altri paesi: era stabile e i tassi di interesse erano molto bassi.”

Con un posto al tavolo d’onore d’Europa è arrivata la bella vita. Ma questo, sostiene Manos, è stato proprio l’inizio del problema. All’improvviso i Greci, che non avevano mai fatto mutui nella loro vita, si sono lanciati all’acquisto di seconde case, seconde auto e tutti i prodotti considerati in grado di migliorare il loro stile di vita. “Dopo essere entrati nell’euro hanno cambiato abitudini. Persone che avevano sempre tenuto i soldi in banca hanno cominciato a spendere e a prendere denaro in prestito, pagando frigoriferi, auto, tutto con le loro carte di credito,” ha detto l’ex-ministro all’Observer. “E lo Stato ha fatto lo stesso, senza mai pensare a come avrebbe mai potuto restituire il denaro.”

Il culmine, e l’inizio della fine del boom, è arrivato quando Atene ha organizzato con successo i giochi olimpici del 2004. Il fatto di ospitare il più grande evento sportivo mondiale è stato visto come un trionfo nazionale ma, con un costo di quasi 9 miliardi di euro, i giochi hanno anche tirato i forzieri greci fino a romperli. L’economia poteva essere migliorata con aggiustamenti fiscali, ma un governo conservatore, stabilitosi al potere solo nel 2004, ha preferito le vecchie maniere, spesso corrotte, anziché fare le riforme e, continuando la tradizione di vecchia data di offrire posti di lavoro in cambio di voti, ha portato lo spreco dello stato a nuovi record. Nel corso di cinque anni di governo di centro-destra, sono stati assunti circa 75.000 nuovi impiegati statali in un settore pubblico già enorme. Ma mentre la crescita in tutta Europa continuava e l’euro prosperava il nocciolo marcio delle finanze greche poteva essere facilmente mascherato.

In Spagna, la sostituzione della peseta con l’euro ha fatto la sua parte procurando anni di boom senza precedenti, che hanno generato una bolla immobiliare distruttiva. L’impennata della fase discendente iniziata con la crisi finanziaria globale, è stata sconvolgente. Il tasso di disoccupazione spagnolo ha toccato il 19.5% – il doppio della media dell’UE. Ora ci sono quattro milioni di persone senza lavoro. Più di un milione di case non hanno una persona che porta i soldi in casa. La Spagna è anche l’unica maggiore economia mondiale che è ancora in recessione, avendo sofferto sette continui trimestri di crescita negativa. Addirittura il governo prevede che l’economia si ridurrà ulteriormente quest’anno. In tutto il paese, la gente comune fa fatica ad adattarsi.

Come sedicenne neo-diplomato otto anni fa, Roberto Montoya guadagnava l’equivalente di più di 1.000 sterline al mese, lavorando in una fabbrica di provincia che produceva porte per la fiorente industria edile. La settimana scorsa, mentre si appoggiava sulla zappa datagli dal comune di Villacanas, a sud di Madrid, per estirpare le erbacce lungo un tratto di un’area desolata, ha ripensato ai bei tempi. “Era così facile trovare un lavoro qui a Villacañas” ha detto. “L’intero paese voleva porte nuove per tutte le nuove abitazioni che venivano costruite, così finivamo tutti per fare gli straordinari anche il sabato.” Quando due anni fa la bolla immobiliare spagnola è scoppiata , proprio nel momento in cui si è abbattuta la crisi globale del credito, Montoya e molti dei suoi colleghi di lavoro sono stati licenziati e ora, a 24 anni, ha un mutuo, un figlio di tre anni e nessuna prospettiva di lavoro.

La depressione iberica si risolleva appena ad ovest, in Portogallo, tuttora il paese più povero nell’Euro. Il debito nazionale recentemente è salito a livelli record e a Lisbona sono emerse aspre divisioni attorno alle misure di contenimento proposte, che un ministro del governo, Jorge Lacao, ha dichiarato necessarie per proteggere “la credibilità dello Stato portoghese”. Ci si aspetta che il deficit del budget portoghese tocchi il 9.3% del PIL nel 2010, anche questo un record nazionale, e tre volte più alto di quanto le regole dell’EU non consentano, ma un governo di minoranza socialista finora ha fallito nell’imporre tagli ai posti di lavoro pubblici e un blocco alla paga degli impiegati del governo.

La triste storia continua in Italia, dove la produzione industriale è crollata del 17.4% nel 2009, e molti piccoli esportatori stanno lottando per la sopravvivenza.Un rapporto stilato nei giorni scorsi dalla Confesercenti ha stimato che i negozianti del paese pagano miliardi di euro all’anno agli usurai- spesso sostenuti da clan mafiosi – per ripagare prestiti soggetti al 10% di interesse al mese. Il debito pubblico all’inizio del 2010 era il terzo più alto nel mondo dopo gli Stati Uniti e il Giappone e ci si aspetta che salga al 115% del PIL del 2009. Al momento equivale a 1663 miliardi di euro.

In breve, non c’è penuria di obiettivi per quegli speculatori disposti a testare la volontà di Bruxelles di fornire garanzie finanziarie ai membri più vulnerabili dell’Eurozona. Finora la risposta alla difficile condizione della Grecia da parte della Commissione europea, della Banca centrale europea, di leader politici come Angela Merkel è stata di ordinare al governo socialista del paese recentemente eletto, di imporre un penoso contenimento ad un tasso senza precedenti. Senza la possibilità di svalutazione all’interno dell’Eurozona, che sarebbe una scorciatoia per far fronte alla montagna di debiti della Grecia e per diventare più competitiva, George Papandreou, il primo ministro greco, sembrerebbe avere poca scelta se non seguire quelle istruzioni.

Ma al suo ritorno in Grecia da quello che è diventato un vertice sulla crisi dell’euro la settimana scorsa, Papandreou si è amaramente lamentato della “timidezza” della reazione di Bruxelles agli speculatori. “La Grecia non è una superpotenza politica o economica che può combattere la situazione da sola,” Papandreou ha dichiarato al suo Consiglio dei ministri. E tantomeno lo sono la Spagna, il Portogallo o l’Italia. Ed è facile vedere perché gli establishment politici dei paesi del Club Med stanno scappando impauriti da una corrente di contenimento contro le loro popolazioni. Nelle strade di Madrid, di Lisbona e di Roma, come di Atene, la rabbia sta crescendo e la lotta per mantenere quanto è stato duramente ottenuto e per i diritti, che qualcuno definirebbe generosi, sta già cominciando.

I sindacati greci, tra i più forti del continente, hanno giurato di combattere “lo tsunami degli attacchi contro i lavoratori”. Il primo di una serie di scioperi la settimana scorsa ha incluso una manifestazione di 24 ore da parte degli impiegati statali che rumorosamente si sono riversati sulle strade con striscioni che proclamavano “scioperi e sit-in saranno la nostra risposta al contenimento.” “Come ogni paese, la Grecia è divisa fra ricchi e poveri,” ha detto Yannis Panagopoulos, che presiede la Confederazione dei lavoratori greci, la maggiore sindacato dei lavoratori. “In questo momento, si richiedono sacrifici ai poveri. Crediamo che il contenimento dovrebbe essere richiesto ai ricchi, a quanti hanno ottenuto enormi profitti nelle buone annate e che chiaramente non vogliono contribuire a questo grande sforzo nazionale per salvare l’economia.” Lo stesso Papandreou ha accettato l’idea che il percorso di recupero per la Grecia sarà lungo. “Questa battaglia non è finita. Direi che sta solo cominciando.”

Per fare una sintesi dello stato d’animo, il cronista televisivo Monolis Kapsis ha detto: “Gli europei devono comprendere che ulteriori tagli alle paghe semplicemente non possono funzionare in Grecia… abbiamo i salari più bassi in Europa; chiederci ancora di più ridurrebbe molti all’osso. Rappresenterebbe un vero problema.”

Nel un tentativo quasi certamente destinato a fallire di imporre tagli indolore, il primo ministro socialista spagnolo, José Luis Rodrìguez Zapatero, ha fatto della “coesione sociale” la priorità della sua politica anti-crisi. Questo, in termini spagnoli, significa evitare una lotta con i sindacati. Ma i sindacati hanno richiesto una dimostrazione di massa contro un piano per alzare l’età del pensionamento – in media, 61 anni – un primo segnale di malcontento lavorativo da quando il governo ha svelato le sue misure di contenimento. In tutta la nazione sono stati convocati raduni nel corso di due settimane, a partire dal 23 febbraio, in circa 10 città. Metà della forza lavoro spagnola ha contratti permanenti che rende difficile e costoso licenziare i lavoratori, mentre l’altra metà è composta da lavoratori autonomi, disoccupati o vive di un fragile avvicendamento di contratti temporanei. Una riforma del lavoro imposta porterebbe probabilmente a uno sciopero generale.

Come risultato della negoziazione, le riforme dell’occupazione che il presidente della Banca Centrale spagnola, Miguel Fernàndez Ordònez, ha richiesto, rifiutano ostinatamente di materializzarsi. Sindacati e datori di lavoro ribadiscono che stanno lavorando per un accordo. Ma Zapatero, che è privo di una maggioranza assoluta in parlamento, si rifiuta di accogliere un programma di tagli duri e sembra determinato a mantenere sia il mercato delle obbligazioni sia i sindacati contenti. “Questo è semplicemente impossibile,” ha detto Lorenzo Bernaldo de Quiròs, un economista alla Consulenza del Libero Mercato Internazionale a Madrid. “Sono molto pessimista.” Era presumibilmente il desiderio di compiacere tutti che ha visto Zapatero annunciare un aumento nella spesa per le indennità di disoccupazione a pochi giorni da quando il suo ministro della finanza, Elena Salgado, ha presentato un piano di contenimento che ha tranquillizato i mercati.

Dimostrazioni di massa sono già iniziate a Lisbona. Il 5 febbraio, più di 50.000 impiegati statali hanno protestato contro un blocco della paga. Il governo portoghese programma anche di sostituire solo uno ogni due lavoratori governativi che lasciano il lavoro, portando a un taglio enorme nella pubblica amministrazione. In Italia, il 12 marzo è in programma uno sciopero generale per protestare contro il numero crescente di licenziamenti e può essere imminente la madre di tutte le battaglie politiche, a causa dell’uso della Cassa Integrazione, un fondo nazionale al quale contribuiscono lavoratori e aziende. Denaro contante proveniente dal fondo è utilizzato durante le flessioni economiche per pagare parte degli stipendi del personale mandato a casa quando le fabbriche riducono l’orario o chiudono temporaneamente. Sollecitato dal governo come mezzo che permette alle aziende di superare periodi di recessione senza cessare l’attività, il piano, secondo il sindacato CGIL, attualmente sta retribuendo 800.000 lavoratori in aspettativa. “Le ore di lavoro perso pagate con questo piano sono più che raddoppiate dal 2008 al 2009, cosa che costituisce un’incredibile esplosione” ha detto Claudio Treves, un funzionario della CGIL.

Con i pagamenti che si esauriscono dopo 36 mesi, il governo è intervenuto per estendere la disposizione di copertura, con 8 miliardi di euro già riservati per il 2009 e il 2010. Ma i sindacati pretendono lavori reali e stipendi reali. “Credo che il governo stia facendo un affidamento eccessivo sulla cassa integrazione, senza riflettere su soluzioni a lungo termine per il mercato del lavoro,” ha detto Treves. “Mentre l’Europa ha avuto il suo scossone nel 2009, l’Italia lo ha subìto con ritardo attraverso un uso massiccio della Cassa Integrazione. Se i fondi si esauriscono, o se più aziende decidono semplicemente che non vale la pena aspettare la ripresa e chiudono l’attività, come stanno già facendo, aumenterà improvvisamente la disoccupazione reale e una stagione di malcontento sociale potrebbe essere alle porte.

Il ministro delle finanze, Giulio Tremonti, ha cercato in tutti i modi, e spesso con risultati penosi, di tagliare i costi fissi, che includono il salario per i 187.000 impiegati pubblici ministeriali italiani. A ottobre, 40.000 poliziotti hanno affollato le strade di Roma per chiedere una paga migliore e nuove auto della polizia. “Il poliziotto medio porta a casa 1.250 euro al mese ed ha ora 45 anni, a causa del blocco delle assunzioni” ha detto Massimo Montebove, portavoce per il sindacato della polizia SAP.

Quando la crisi si è sviluppata, e il valore dell’euro è precipitato in relazione al dollaro, l’Eurozona si è ritrovata a confrontarsi con un forte dilemma. Forse Bruxelles e gli Stati membri come la Germania dovrebbero agire per abbandonare economie come la Grecia (e in seguito Portogallo, o Spagna), e rischiare di creare un possibile danno morale eliminando l’incentivo per i paesi a diminuire le proprie spese? O piuttosto bisognerebbe dire ai debitori di rimettersi in sesto e badare a se stessi da soli? Non c’è dubbio che un serio attacco all’euro sarebbe difeso da un’assistenza finanziaria ai paesi bersagliati da speculatori. Ma per il momento la discussione intrattenuta da Bruxells e dalla Banca Centrale Europea (BCE) a Francoforte è difficile. Secondo Jean-Claude Trichet, il presidente della BCE: “I membri dell’euro hanno attinto ai loro vantaggi in anticipo -’ex ante’ – quando hanno aderito all’EMU [Unione Monetaria Europea] e hanno approfittato di finanziamenti molto facili per i loro deficit nei conti attuali. Non possono aspettarsi un aiuto ‘ex post’ se poi si trovano nei guai più avanti. Queste sono le regole del club.”

Ma mentre le economie del Club Med, in tre casi guidate da governi di centro-sinistra, cercano di imporre un autentico sacrificio proprio a quelle persone che hanno votato a loro favore, c’è il pericolo autentico che quelle regole saranno inattuabili.

                Economia Geneticamente Modificata

Ogni volta che si parla di organismi geneticamente modificati il dibattito si concentra sempre su una sfera etica morale. Si fanno molti discorsi sulla necessità o meno che ha la scienza di intervenire sulla natura. Poco si parla dei risultati economici di queste scelte. 

Ieri l'Unione Europea ha finalmente dato il via libera alla coltivazione della patata geneticamente modificata per uso industriale, e di altri tipi di mais Ogm, ad uso alimentare. Alcuni hanno applaudito questa scelta come la vittoria della scienza sulla morale, altri temono uno scombussolamento della catena alimentare. Personalmente sono un sostenitore dello sviluppo e della ricerca scientifica; credo che gli Ogm non siano altro che l'evoluzione di quello che un tempo si chiamava innesto, da sempre praticato dagli agricoltori di tutto il mondo ma mai additato come un'imbarbarimento dell' agricoltura.

 
Ma non voglio fare un elogio della morale scientifica, voglio solo capire le conseguenze di queste scelte. La patata geneticamente modificata non finirà sulle nostre tavole ma verrà usata per produrre carta, calcestruzzo e adesivi. Dato che l'agricoltura è un settore in profonda crisi, a causa della maggiore concorrenza da parte dei paesi in via di sviluppo, la coltivazione di nuovi prodotti non può che essere una rivitalizzazione del settore. Spesso chi è contrario agli Ogm, pretende anche di tutelare la bellezza delle nostre campagne riservandole quasi esclusivamente alla produzione agricola. Peccato che se i nostri agricoltori continueranno a coltivare solo prodotti biologici di alta qualità, le campagne si dimezzeranno, dato che è quasi impossibile far conciliare l'alta qualità con una produzione di massa. Se vogliamo continuare ad investire nel settore agricolo non possiamo escludere ideologicamente gli Ogm.

 
Per quanto riguarda la coltivazione ad uso alimentare del mais Ogm, da uomo di sinistra quale sono, non posso che accoglierla a braccia aperte. La modifica genetica delle coltivazione permette di avere beni alimentari più resistenti a fattori esterni, ciò ne fa aumentare a dismisura la produzione e consente di abbatterne i costi. Molti hanno paura che questi alimenti possano essere nocivi, ma altri paesi ne hanno consumati per anni senza ripercussioni sulla salute delle persone. Certo non saranno prodotti ottimi, di prima qualità. Ma, se sono ben segnalati dai rivenditori, i benestanti possono facilmente evitarli. Chi può pagare una cifra più alta ha tutto il diritto di comprare i prodotti dell'agricoltura biologica.

 
Il problema arriva quando consideriamo gli individui più poveri della società. Cosa diciamo agli immigrati che arrivano nel nostro paese senza un soldo in tasca e alle fasce più povere della nostra popolazione, che hanno un disperato bisogno di cibo? Sinceramente non credo che possiamo rispondere loro che a causa dell' importanza delle nostre tradizioni agricole devono comprare i prodotti biologici di alta qualità. Loro hanno bisogno di mangiare, non di rispettare le tradizioni e la catena alimentare. Dobbiamo quindi smettere di fare i benpensanti ma aprire ad un' opportunità che può far ridurre la fame nel mondo. 

 "TERRORISMO ECONOMICO" LE CONSEGUENZE SONO POVERTA'

DI DAVID DEGRAW
globalresearch.ca

"L'oligarchia americana si sforza di promuovere l'idea della propria non esistenza, ma il successo della sua sparizione dipende allo stesso tempo dagli sforzi del pubblico americano, ansioso di credere nella finzione dell'uguaglianza, e dalla sua riluttanza a vedere ciò che si nasconde alla vista." - Michael Lind, To Have and to Have Not

Sì, certo, abbiamo tutti opinioni differenti su vari argomenti.

Ad ogni modo, così come hanno fatto i Padri fondatori prima di noi, dobbiamo mettere da parte le nostre differenze e unirci per combattere un nemico comune. È diventato ormai evidente a molti che i partiti Repubblicano e Democratico, così come i tre poteri del nostro governo, sono stati distrutti da un'élite economica ben organizzata, che sta devastando le nostre vite in modo tattico. La dura verità è che il 99% della popolazione statunitense non è più rappresentata politicamente. L'economia degli Stati Uniti, il governo e il sistema delle imposte oggi sono sfacciatamente manovrate contro di noi.



Gli indicatori statistici attuali della società dimostrano chiaramente che è stato sferrato un attacco strategico e un'analisi delle politiche governative prova che le condizioni in cui versa la maggior parte degli americani continueranno a peggiorare. L'élite economica ha progettato un colpo finanziario e ci ha portato la guerra davanti alla porta di casa... e tanto per chiarirci, hanno avviato una guerra per eliminare la classe media statunitense.

A meno che non decidiamo di unirci ed organizzarci per una causa comune, il nostro stile di vita e gli ideali su cui è stato fondato il nostro paese continueranno a disfarsi.

Prima di spiegare chi sia esattamente l'élite economica e di discutere alcune manovre di buonsenso con le quali possiamo combatterla, diamo un'occhiata al danno che hanno causato fino ad ora.

L'America è la nazione più ricca della storia, eppure abbiamo oggi il tasso di povertà più alto del mondo industrializzato, con un numero senza precedenti di americani che versano in condizioni di profonda crisi, e oltre 50 milioni di cittadini già in stato di povertà.

Il governo ha sollevato alcune idee su come minimizzare questi numeri, ma ci sono più di 50 milioni di persone che hanno bisogno di usare i buoni pasto governativi per mangiare, e un sorprendente 50% di bambini statunitensi faranno uso degli stessi buoni ad un certo punto della loro infanzia. Un numero pari a circa 20.000 persone vengono aggiunte al totale ogni giorno. Nel 2009, una famiglia su cinque non aveva abbastanza soldi per procurarsi cibo. Nei nuclei familiari con bambini, questo numero arriva al 24%, mentre il tasso di fame tra i cittadini ha raggiunto il picco più alto di tutti i tempi.

Al momento abbiamo anche oltre 50 milioni di cittadini statunitensi privi di cure sanitarie. 1.4 milioni di americani hanno presentato richiesta di bancarotta nel 2009, con un incremento del 32% rispetto al 2008. Mentre il numero di richieste continua ad esplodere, quelle in campo medico ne coprono più del 60%, delle quali oltre il 75% riguarda persone che possiedono un'assicurazione sanitaria. Abbiamo il sistema sanitario più costoso del mondo, siamo obbligati a pagare almeno il doppio di altri paesi per averne in cambio cure che si attestano al 37° posto nel mondo.

In totale, da quando è iniziata la crisi economica, gli americani hanno perso 5 bilioni di dollari da pensioni e risparmi e 13 bilioni nel valore delle loro case. Durante il primo anno di crisi, i lavoratori tra i 55 e i 60 anni, che hanno versato contributi per circa 20 - 29 anni, hanno perso all'incirca il 25% del loro 401(k) [un fondo pensione statunitense, ndt]. "Il debito personale è cresciuto dal 65% delle entrate nel 1980 al 125% attuale". Oltre cinque milioni di famiglie statunitensi hanno già perso le loro case, e ci si aspetta un totale di tredici milioni di famiglie che le perderanno entro il 2014, con un 25% di mutui attualmente underwater [termine con cui si intende la situazione in cui il valore della casa è inferiore a quello del mutuo rimanente, ndt]. La Deutsche Bank ha fatto una stima ancora più pessimista: "La percentuale di prestiti 'underwater' potrà salire fino al 48%, o al numero di 25 milioni di case". Ogni giorno 10.000 abitazioni statunitensi perdono il diritto di riscatto. Le statistiche mostrano che un numero sempre maggiore di persone non trovano riparo altrove, ci sono ormai oltre 3 milioni di americani senzatetto, e la frazione di popolazione maggiormente colpita da questo fenomeno sono i genitori single con figli.

Un posto in cui sempre più americani stanno trovando casa è la prigione. Con una popolazione carceraria di 2.3 milioni di persone, abbiamo il maggior numero di cittadini incarcerati di qualunque altra nazione al mondo - la stima pro capite è di circa 700 ogni 100.000 persone. Per confronto, la Cina ne ha 110 su 100.000, la Francia 80 su 100.000, l'Arabia Saudita 45 su 100.000. L'industria carceraria è prosperosa e ci si aspetta una crescita enorme nei prossimi anni. Un rapporto recente dell'Hartford Advocate, che titolava "La nazione incarcerata", ha rivelato che "ogni settimana, da qualche parte in America, apre una nuova prigione".

Disoccupazione di massa

Il tasso di disoccupazione diffuso dal governo è ingannevole sotto molti aspetti. Non tiene conto dei "lavoratori part time involontari", ovvero lavoratori con un impiego part time, ma che ne vorrebbero uno a tempo pieno. Col passare del tempo, sempre più persone smettono di cercare costantemente lavoro e vengono escluse dai conteggi di disoccupazione. Ad esempio, in Gennaio, 1.1 milioni di lavoratori sono stati eliminati dai conteggi poiché "ufficialmente" classificati come "lavoratori scoraggiati". Quindi, anziché avere un aumento del totale, sentiremo ingannevoli rapporti parlare di livelli di disoccupazione che si stabilizzano.

Oltre a questo, il Bureau of Labor Statistics [Dipartimento statunitense di Statistiche sul Lavoro, ndt] ha recentemente scoperto che 824.000 posti di lavoro persi non erano stati conteggiati a causa di "un errore di modello" nei loro dati. Anche nei dati di inizio Gennaio risulta esserci un'enorme sottovalutazione, con il rapporto più recente che parla di 20.000 posti di lavoro persi. Le analisi sull'occupazione della TrimTabs, che ha fornito i dati più accurati, "stimano che l'economia statunitense abbia perso 104.000 posti di lavoro in Gennaio".

Includendo tutti questi lavoratori non conteggiati - "part time involontari" e "lavoratori scoraggiati" - il tasso di disoccupazione passa dal 9.7% ad oltre il 20%. In totale, ora ci sono più di 30 milioni di cittadini statunitensi disoccupati o sottoccupati. Il tasso di "impiego attivo", raramente citato, rivela che la percentuale di popolazione attualmente conteggiata come forza lavoro è ora precipitata al 64%.

Anche basandosi sul valore di disoccupazione "ufficiale", per tornare ai livelli del 4.6% che avevamo nel 2007, dobbiamo creare più di 10 milioni di posti di lavoro, e la maggior parte degli economisti seri vi diranno che questo non è possibile. Di fatto, stiamo ancora perdendo posti di lavoro in numero consistente, in un solo giorno (il 27 Gennaio) svariate compagnie hanno annunciato nuovi tagli per più di 60.000 posti.

A causa della lunga durata della crisi, milioni di americani hanno raggiunto una posizione tale per cui l'indennità di disoccupazione, grazie alla quale sono sopravvissuti fino ad ora, sta per esaurirsi. Altri lavoratori sono rimasti senza occupazione per tempi talmente lunghi che le statistiche non avevano mai registrato nulla di analogo, con oltre sei milioni di disoccupati per più di sei mesi. Lo scorso anno, il numero record di 20 milioni di americani si è qualificato per l'assegno di disoccupazione, causando l'esaurimento di fondi in 27 stati, con altri sette che andranno in rosso entro i prossimi mesi. In totale, si stima che falliranno i programmi [per la gestione della disoccupazione, ndt] di 40 stati.

La maggior parte degli economisti sono convinti che il tasso di disoccupazione rimarrà alto nell'immediato futuro. Cosa succederà quando avremo milioni di lavoratori licenziati senza alcun assegno di disoccupazione a salvarli?

Lavorare di più per meno

I milioni di persone impegnati a cercare lavoro sono solo una parte della storia. Dal momento che assistiamo al record di sei persone per ogni posto di lavoro vacante, le compagnie hanno potuto aumentare il carico di lavoro dei propri impiegati. Sono riusciti ad aumentare l'orario lavorativo, a ridurre gli stipendi e a tagliare in modo drastico le indennità. Sebbene gli americani fossero il popolo più produttivo del mondo già prima della crisi, nel terzo quarto del 2009, la produttività media è cresciuta di un tasso - tradotto su base annuale - del 9.5%, e nello stesso periodo il costo del lavoro unitario è diminuito del 5.2%. Questo ha portato a profitti record per molte compagnie. Tra le 220 compagnie di cui si hanno i resoconti per l'ultimo quarto nell'S&P 500 [indice realizzato da Standard & Poor's, segue l’andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, ndt], il 78% ha avuto "profitti migliori di quanto atteso" con guadagni oltre il 17% delle aspettative, "i più alti di qualunque quarto da quando il Thomson Reuters ha iniziato ad elaborare dati".

Secondo il Bureau of Labor Statistics, il salario medio nazionale era di soli 32.390$ all'anno nel 2008, le entrate per nucleo familiare sono cadute del 3.6%, mentre la disoccupazione è stata del 5.8%. Oggi, con un tasso di disoccupazione del 10%, le entrate medie crollano con un tasso del 5% e ci si aspetta di continuare a vederlo calare. Non stupisce che, al momento, il livello di soddisfazione degli americani per il proprio impiego sia ad un minimo storico.

C'è anche un numero crescente di impiegati che, sebbene abbiano un lavoro, si trovano in condizioni di povertà. Ci sono almeno 15 milioni di lavoratori che ricadono in questa categoria, attualmente in rapida crescita. Un salario di 32.390$ all'anno non ti porta molto lontano nell'economia di oggi, e metà del paese guadagna meno. Questa è la ragione per cui gli americani sono obbligati a fare due lavori per sperare di arrivare a fine mese.

Un crimine contro l'umanità

I media principali non smetteranno di paralizzarci su questa orribile realtà snocciolando in continuazione i numeri più recenti, ma non metteranno mai insieme le cifre in modo da rivelarci il quadro devastante nel suo insieme, e raramente ci mostreranno l'immensa sofferenza individuale che c'è dietro. Questo è il modo in cui "normalizzano l'impensabile" e ci rendono passivi di fronte a considerazioni con un così alto rapporto causa-effetto.

Dietro a ciascuno di questi numeri c'è una quantità enorme di sofferenza, l'impatto fisico è superato solamente da quello psicologico. Chiunque abbia dovuto sbarazzarsi dell'assistenza sanitaria, o che non possa permettersela per uno dei propri cari a causa di circostanze finanziarie sfavorevoli, può testimoniare quanto l'impatto psicologico possa dominare quello fisico. Chiunque abbia subito lo stress di domandarsi come mettere insieme il prossimo pasto, per i figli o per se stesso, o quello di non sapere come fare a pagare il mutuo, l'affitto, l'elettricità o il riscaldamento, senza considerare la rata della macchina, la bolletta del gas, quella del telefono, della tv via cavo, o di internet.

Oggi ci sono più di 150 milioni di americani che vivono sulla propria pelle questo tipo di stress su base costante. Oltre il 60% vive alle soglie della povertà.

Questi sono beni di base, che ogni persona dovrebbe potersi permettere con facilità in una società tecnologicamente avanzata come la nostra. La ragione per cui siamo in difficoltà è che siamo stati rapinati dall'élite economica. L'entità della sofferenza che si respira oggi negli Stati Uniti d'America è letteralmente un crimine contro l'umanità.

David DeGraw
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=17633
16.02.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA NICHELLI

 

                                                                                        

ORA IL FMI VUOL PRIVATIZZARE ANCHE L’ARIA

Articolo originale

Dalla fiera della vanità del vertice economico di Davos, è pervenuta una notizia concreta: il Fondo Monetario Internazionale sta allestendo un fondo di cento miliardi di dollari per “assistere” i Paesi nel contrasto ai cambiamenti climatici. Per chi conosce l’effettivo funzionamento delle tecniche di credito del FMI, la notizia è inquietante.
Il recente vertice mondiale di Copenaghen sul clima era stato soltanto una trappola propagandistica tesa dagli Stati Uniti alla Cina, in modo che Sant’Obama potesse presentare i perfidi e irresponsabili Cinesi come indifferenti alle sorti del pianeta minacciato dal riscaldamento globale. Grazie al vertice di Copenaghen, gli Stati Uniti hanno potuto dotarsi dell’aureola di Paese investito della sacra missione di salvare il pianeta dalle velleità di industrializzazione accelerata di Paesi irresponsabili. Il lancio dell’emergenza-riscaldamento globale trova così il suo sbocco “naturale”, cioè giustificare l’ingerenza dell’affarismo privato negli affari interni dei vari Paesi, ciò nel supremo interesse della salvezza della Terra.
Il FMI comincia infatti ad agire come se da Copenaghen fosse uscito un accordo, e non semplicemente una volontà statunitense, poiché la super-banca condizionerà i suoi prestiti ai vari Paesi anche ad una serie di clausole ambientali. Il FMI opera soprattutto con fondi pubblici, ma, a dispetto del suo inquadramento giuridico in ambito ONU, esso costituisce un ente privato a tutti gli effetti, infatti è una propaggine della Federal Reserve statunitense, controllata dai soliti Rothschild e Goldman Sachs.
Il giovane barone David de Rothschild, in una intervista di circa un anno fa alla vigilia di un suo viaggio ecologico su una imbarcazione di bottiglie di plastica, respinse con decisione i sospetti che l’emergenza riscaldamento globale fosse un complotto della sua famiglia per gestire il relativo business che si prospetta. Il giovane barone magari avrebbe rischiato anche di essere creduto, se non avesse pubblicato la versione italiana della sua bibbia ecologica per salvare il pianeta presso la casa editrice Mondadori, la stessa di Roberto Saviano; ciò a dimostrazione del fatto che coloro che ordiscono i complotti poi si fanno smascherare perché non curano i dettagli. Dall’annuncio del suo viaggio, non risultano altre notizie del giovane Rothschild, che potrebbe essere quindi annegato nel tentare la nobile impresa. Per fortuna ci rimane il suo testamento spirituale, cioè la bibbia ecologica depositata presso i titoli della Mondadori.
In interviste reperibili su Youtube, il generale in pensione Fabio Mini ha affermato che esistono sicuramente sperimentazioni in fase avanzata di armi ambientali, cioè in grado di influenzare sia i fenomeni atmosferici che i movimenti tettonici. Il recente terremoto di Haiti ha rilanciato queste ipotesi.
In realtà, il fatto che il terremoto di Haiti sia stato preso a pretesto dagli USA per una invasione militare, in sé non dimostra che il terremoto sia stato provocato a bella posta, dato che gli Stati Uniti hanno sempre avuto una inesauribile fantasia nel trovare pretesti per effettuare invasioni. Sarebbe bastato ad Obama invocare una qualsiasi emergenza di ordine pubblico, ed in effetti così è stato, poiché la massiccia presenza militare è stata giustificata con la necessità di far fronte ad un presunto banditismo. Il sisma ha raggiunto le dimensioni di tragedia proprio perché i militari USA hanno impedito ogni possibile soccorso, compreso quello volontaristico da parte degli abitanti. 

Ciò è risultato chiaramente dalle parole di Guido Bertolaso, il quale, abituato da sempre a farsi bello attribuendosi il merito del lavoro altrui, stavolta ha dovuto invece constatare che sono stati i militari USA a bloccare ogni soccorso. Ora, non vi è dubbio che sia in atto una ricerca e sperimentazione di armi ambientali, come pure è certo che se tali armi fossero operative sarebbero immancabilmente usate; d’altra parte di questa operatività non si ha, per il momento, alcuna prova sicura.
Al contrario, del modo di agire del FMI si hanno sin troppe prove ed esperienze. Il FMI, sin dalla sua fondazione nel 1946, costituisce un collaudato collettore di denaro pubblico nelle tasche di compagnie multinazionali, che vengono finanziate per investire nei Paesi da “aiutare”, i quali vengono posti nella alternativa di entrare nel circuito economico mondiale a determinate condizioni-capestro, o di essere sottoposti a sanzioni, sia economiche che diplomatiche, diventando bersaglio delle Organizzazioni Non Governative per la difesa dei diritti umani (i diritti umani delle multinazionali, ovviamente). Qualunque governo non accetti quelle condizioni viene perciò criminalizzato, e qualificato dai media mondiali come “dittatura”, così come è capitato di recente ai governi di Mugabe, Ahmadinejad e Aristide. Le multinazionali ora hanno a disposizione cento miliardi di dollari per allestire programmi di “difesa del clima”. I Paesi “beneficiari” di questi programmi di “tutela ambientale” dovranno farsi carico del finanziamento, indebitandosi con il FMI che ha anticipato i soldi. Quindi, a proprie spese, molti Paesi saranno costretti ad ipotecare il proprio futuro ed a cedere il loro territorio a compagnie straniere, affidando a queste compagnie anche la gestione del clima.
Dovunque il FMI sia riuscito ad imporre le proprie regole, tutto è stato privatizzato: materie prime, industrie, terreni, patrimoni immobiliari, beni culturali, acqua. Ora, in nome dell'emergenza-riscaldamento globale, tocca al clima, cioè all’aria.
Già negli Stati Uniti si prospetta una politica tariffaria per far pagare l'uso dell’aria ai cittadini, tassando le loro emissioni inquinanti. Si sa che lo Stato non può e non sa occuparsi di tutto, perciò la scelta più saggia sarà, come sempre, quella di seguire i consigli del FMI, appaltando il tutto a delle SPA, che potranno generosamente incaricarsi di monitare tutte le emissioni sospette e di riscuotere quanto dovuto dai cittadini, che notoriamente hanno il vizio di inquinare con la loro sola presenza, non importa quanto siano poveri; anzi più sono poveri, meglio è, dato che è molto più facile derubare i poveri che i ricchi.
Di qui a poco potrebbe accadere anche in Italia, e magari il Partito Democratico, come ha già fatto per la privatizzazione dell'acqua, ci rassicurerà dicendo di dormire sonni tranquilli, perchè l'aria in sé rimarrebbe di proprietà pubblica, e solo la sua gestione verrebbe privatizzata.

 

fontanella

 

Proposte per la ripubblicizzazione dell’acqua :
il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica

Ripubblicizziamo l’acqua a partire dagli Enti Locali

http://www.acquabenecomune.org/index.php

Acqua, rifiuti, trasporti... : tutti i servizi pubblici locali ai privati

Con l’art. 15 dl 135/09 il Governo decide di privatizzare definitivamente i beni comuni, acqua compresa !

Fino al 10 settembre 2009 la gestione del servizio idrico integrato in Italia era normata dal famigerato art. 23 bis della Legge 133/2008 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all’ingresso di privati. Approfondimenti sul vecchio testo dell’art. 23 bis

Il 10 Settembre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge e il 19 Novembre la Camera dei Deputati lo ha convertito in Legge. L’art. 15 di tale decreto - che ha modificato il precedente art. 23 bis - muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo :

- l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40% ;

- la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario.

http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article6512

Istituto di Studi Comunisti Karl Marx – Friedrich Engels

Rivoluzione d’Ottobre e Restaurazione Capitalistica. Sistema Capitalistico e Sistema Socialista a confronto.

 BILANCIO DI DIECI ANNI
DI RESTAURAZIONE CAPITALISTICA
IN U.R.S.S. E NEI PAESI SOCIALISTI
 

Premessa.

Io sono stanco delle solite conferenze sulla Rivoluzione d’Ottobre che si susseguono da dieci anni a questa parte come un rito, quasi una professione di fede.

E’ sempre lo stesso ed identico schema: Lenin – la Rivoluzione d’Ottobre – la costruzione del socialismo – Stalin e quindi tutta la tiritera Stalin-Trotsky – ecc. ecc.

Alla fine esse si riducono ad un riconoscimento di fatto della sconfitta, perché prima, ma adesso.

Per fissare schematicamente, e che costituisce la base del ragionamento di questa relazione, diciamo della validità della Rivoluzione d’Ottobre e della via dell’Ottobre, la validità della costruzione della società socialista in U.R.S.S. ed in particolare del periodo 1924-1960.

Successivamente queste società sono andate incontro a problemi, che unitisi all’aggressione del blocco dei paesi imperialisti ha portato alla momentanea sospensione di questa esperienza.

Il sistema capitalistico, cioè, ha risottomesso alle sue leggi questi paesi: l’U.R.S.S. ed i paesi socialisti dell’area balcanica.

Sono passati dieci anni.

Dieci anni sono da un punto di vista scientifico, considerato il campo in esame, un periodo sufficientemente lungo per poter tracciare un bilancio.

Noi ci atterremo strettamente alla più banale informazione, all’informazione, e quindi ai dati, che la propaganda più spicciola dell’imperialismo fornisce, quella cioè del Corriera della Sera, la Stampa, il Sole 24ore, la Repubblica, la televisione e la radio: ossia la sezione dell’Agit-prop dell’Imperialismo. Quella che è maggiormente sotto il più rigido e burocratico controllo dell’Imperialismo e quindi con scarsissime, se non nulle, possibilità che possano essere stati filtrati dati, notizie, informazioni ostili all’Imperialismo o che esso non voglia e da esso ritenuti nocivi.

I dati, cioè, su cui si discute avvengono alla luce ed in base al ben noto principio:

“ A dichiarazion di parte, inutilità di prova.”.

Il dato più generale ci dà una condizione di vita materiale e spirituale di fame e di disperazione.

I tassi di disoccupazione sono elevati ed i salari sono bassi.

Nei luoghi di lavoro non esiste alcuna misura di sicurezza sul lavoro.

Le donne albanesi, polacche, ucraine, rumene, russe sono territorio di caccia: è merce a più basso costo per la prostituzione e per il commercio degli organi. Su donne e bambini si attua la più feroce tratta degli schiavi.

I bambini sono territorio di caccia di commercio per famiglie occidentali desiderose di figli e che con pochi spiccioli depredano alle famiglie di quest’area geografica. Molto spesso questi bambini sono rapiti e le autorità locali sono compiacenti, quando non sono complici.

E questa è la sorte migliore per questi bambini.

In generale essi vengono sottoposti a brutale sfruttamento: impiegati in luoghi di lavoro malsani e per un lungo periodo di tempo, oppure impiegati per il commercio sessuale: prostituzione, pedofilia, ed infine per il commercio di organi.

Il commercio d’organi per donne, bambini ed uomini di quest’area geografica è quanto di più truculento e bestiale vi possa essere: chi ‘ vende’ è trattato come carne da macello, sbattuto su di un tavolaccio viene letteralmente squartato e poi ricucito alla ben meglio, poche sono le misure per la sterilità del campo operatorio ed assai basso il livello e la qualità dell’anestesia;  l’importante è espiantare l’organo. Situazione assai ben diversa per chi ha comprato l’organo: cliniche di lusso, sale operatorie attrezzate di tutto punto. Sono operazioni che avvengono nella più completa illegalità e nella più totale segretezza e dove i costi possono essere abbassati solo sul versante di chi ‘ vende’ l’organo.

Molte volte quando voi sentite di cadaveri di donne, uomini, bambini rinvenuti bruciati, quello è un espianto poco riuscito. Si preferisce allora bruciare il corpo e cancellare così qualsiasi prova dell’espianto. Il più delle volte non se ne sa niente, molte altre vengono dati per dispersi, altre ancora inclusi tra i cadaveri o dispersi di navi che cercano l’attracco nei porti italiani.

Il più delle volte il tutto avviene in quest’area geografica per cui non se ne conosce neppure l’esistenza. Alcune prostitute, infine, vengono fatte partorire al solo fine d far nascere un bambino per poterne espiantare gli organi.

I telegiornali di tutte le reti nazionali: Rai, Mediaset, La Sette, nelle due principali edizioni: serale e notturna del 5. novembre. 2001 hanno dato la notizia della scoperta da parte della polizia di questo vasto e scellerato traffico: rapimenti-adozioni, prostituzione, commercio d’organi e commercio sessuale di donne e bambini.

L’intera economia del Nord-Est d’Italia, delle Marche e della Puglia è basata sullo sfruttamento dei popoli balcanici. Basti pensare che la riunione della Confindustria del Nord-Est è stata tenuta quest’anno in Romania. E questo la dice assai lunga.

L’Albania è un paese totalmente distrutto ed alla fame. Sono state distrutte fabbriche, interi quartieri popolari sono stati abbandonati al saccheggio ed alla devastazione. L’importante biblioteca agraria: essa costituiva la più ricca biblioteca agraria è stata semplicemente distrutta. Sono andati persi antichi testi ed antiche documentazioni di agraria.

La Jugoslavia è stata smembrata ed è sotto le sofferenze di una guerra da dieci anni.
 
La Polonia conosce una grave situazione con una disoccupazione alta ed un livello salariale bassissimo.
 
Lo stesso l’Ungheria, la Cecoslovacchia.

Romania, Cecoslovacchia, Ungheria sono rapinate delle loro materie prime e dei loro prodotti industriali. La DDR è un centro di miseria, di disoccupazione e disperazione. Qui l’imperialismo, la SPD e la CDU hanno organizzato squadracce naziste al fine di contrastare il loro fallimento e come strumento di repressione contro la popolazione della DDR.

In questi paesi non esiste alcuna garanzia sociale: sanità, edilizia popolare, servizi, ecc. La televisione italiana in questo ultimo anno ci ha fatto vedere ed informato delle condizioni di intere categorie: militari, minatori, insegnanti, operai di molte fabbriche, lavoratori del pubblico impiego che non vengono pagati da mesi; prezzi dei generi alimentari alle stelle, ecc., disegnando un’economia statale in totale disfacimento.

La televisione italiana ci ha anche informato circa le popolazioni russe prive persino di un pezzo di legno per riscaldarsi durante il rigido inverso russo, e siberiano in modo particolare.

Ci ha anche informato di decine di morti di anziani e di lavoratori per assideramento.

Ci ha anche informato e documentato abbondantemente di uomini e donne, molti sono anziani, che dormono in cartoni e dove sono sorte intere zone trasformate in cartoonville.

Le condizioni di vita negli ultimi dieci anni sono precipitate in termini assoluti, facendo precipitare la vita media dei sovietici e con una forte contrazione della popolazione a causa appunto delle condizioni di vita.

I dati statistici russi di settembre 2001 dicono:

“ La popolazione russa è diminuita di 589.700 persone nei primi otto mesi dell’anno e si attesta a 144milioni e 200mila di persone. Questa diminuzione è superiore a quella registrata nello stesso periodo del 2000 quando la contrazione è stata di 507.400 persone: questo secondo i dati del Comitato Statale di Statistica russo. La popolazione russa diminuirà di 11milioni e 600mila  persone nei prossimi quindici anni, attestandosi su 134.milioni di abitanti.

Dal 1992 la popolazione russa è diminuita senza interruzione.

Il sistema di salute pubblica precario unito all’alcolismo sono le cause di queste morti e di questa contrazione della popolazione russa.

la stampa e la televisione italiana ci hanno informato ed abbondantemente di una mafia russa che presa il controllo di parte dell’economia russa. Recentemente è stato arrestato in Italia per traffico di armi, droga ecc. uno di rappresentanti di questi nuovi padroni russi, che ha il controllo di industrie e banche e fonti estrattive. E’ stato arrestato in una lussuosa villa della capitale: teneva un party, rivelando così essere l’italica capitale zona di transito e soggiorno di capitali ed uomini della mafia internazionale e russa in modo particolare.

 

 

 

 

 

 

Immense proprietà statali sovietiche, di proprietà del popolo lavoratore sovietico – all’indomani del 1917 non c’erano e sono state il prodotto della Rivoluzione d’Ottobre e della costruzione del socialismo in U.R.S.S. e nei paesi balcanici – sono cadute nelle mani di questi nuovi padroni, ma la maggior parte è stata rapinata dai grandi gruppi monopolistici internazionali: Ford, Fiat, Mitshubishi, Bayer, Rockfeller, ecc., che si sono impadroniti, hanno rapinato!, delle immense ricchezze in materie prime, capitali, tecnologie e conoscenze scientifiche sovietiche: un enorme patrimonio scientifico.

Tutte le recenti scoperte nel campo medico e nel campo della Genetica, per esempio, si sono avute successivamente al 1994. In verità questi erano risultati e pratiche mediche e scientifiche sovietiche, specie nel campo medico ed in quello agro-alimentare.

L’intero territorio sovietico è sottoposto al più brutale e sfrenato sfruttamento e rapina delle materie prime: petrolio, gas naturale, oro, argento, bauxite, alluminio, carbone, legname, ecc. ed il territorio sovietico trasformato in una autentica cloaca, una discarica a cielo aperto  di materiale radioattivo e discarica per materiale inquinante per poche centinaia di dollari.

 

E questa è anche una delle cause dell’alta mortalità sovietica e dell’abbassamento dell’aspettativa media di vita!

Nonostante questa rapina il sistema capitalistico non è riuscito a parare la grave crisi di sovrapproduzione che l’attanaglia e dopo non appena 3 anni una pesante crisi ha investito i mercati russi e l’intera area balcanica, trascinando prima i mercati asiatici e poi estendendosi in maniera minacciosa sui mercati statunitensi ed europeo-occidentali: crisi dell’agosto 1997.

Attua in U.R.S.S. la politica di sterminio del popolo nemico: il popolo sovietico. L’imperialismo ed il sistema capitalismo non è immune da tale pratica. Sin dal suo inizio nel lontano XVI, 1500, ha attuato il genocidio di massa e l’estinzione razziale nei confronti delle popolazioni dell’America Latina da parte dell’impero spagnolo e poi da parte degli stessi ‘States’ verso i popoli indiani, per non parlare dell’imperialismo britannico e per non dire della criminale politica dell’Inquisizione che costò oltre 700milioni di morti e per non dire della guerra batteriologica della Spagna verso l’Italia meridionale nel 1648 quando diffuse e propagò la peste per sterminare il popolo napoletano.

 Una disamina, sia pure a volo d’uccello, deve essere dedicata alla politica culturale.

L’imperialismo ha dedicato un’attenzione particolare all’assalto sul piano culturale una volta che ha risottomesso alle leggi della proprietà privata e del mercato l’U.R.S.S. ed i paesi balcanici.

Innanzitutto si è provveduto a licenziare tutto il personale insegnante a tutti i livelli che si mantenevano in qualche modo fedeli alle teorie ed alle pratiche del sistema socialista. Nella maggior parte dei casi sono costretti a mendicare per un lavoro precario, giornaliero e molti di questi erano docenti universitari, ricercatori, scienziati.

Una particolare attenzione è stata dedicata alla cultura.

Qui si è provveduto alla distruzione di intere biblioteche e di un intero patrimonio culturale e scientifico. Basti pensare che nella sola Albania è stata distrutta l’importante biblioteca agraria: la più importante dell’intera area balcanica ed in certi tratti di tutta Europa, per la raccolta di testi e documenti antichissimi circa la questione e la condizione agraria. Intere collezioni e biblioteche sono state mandate al macero. Qui Hitler e Mussolini sono effettivamente due ingenui bambini che giocano un po’ con il fuoco e dove il film Fahrenheit 451 è solo un ingenuo tentativo reazionario anticulturale. Come sempre la realtà supera la più spregiudicata fantasia e rende miseri i più spericolati voli pindarici della mente: l’Imperialismo in crudeltà, miseria, infamia sa essere assolutamente superiore, inimitabile ed inimmaginabile: insuperabile in termini assoluti. Esso in realtà condensa tutta la brutalità delle classi sfruttatrici che si sono sin qui succedute e condensa in sé tutta la disperata resistenza di queste classi contro il superamento della proprietà privata.

 

La stessa stampa imperialista non ha mai contestato l’alto grado culturale dei lavoratori sovietici e la forte tiratura di libri, riviste e giornali e la grande quantità di giornali e riviste che esistevano in Unione Sovietica, ciascuna ad altra tiratura. I grandi classici della letteratura mondiale avevano un’alta tiratura e più volte ristampate: Dante, Shakespeare, Diderot, Voltaire, autori francesi, inglesi, statunitensi, spagnoli, ecc. Il grado di istruzione media dei sovietici era alto ed alta era la loro sensibilità e coscienza culturale. Affollati erano i teatri e cinema e molte erano le pubblicazioni di romanzi, novelle, poesia di autori moderni e contemporanei. La produzione cinematografica vedeva un pubblico attento e molto numeroso in tutti gli Stati dell’U.R.S.S., ecc.

Questa affluenza alta, questo pubblico di usufruitori del prodotto artistico non riguardava l’élite ma l’intera massa di operai e lavoratori sovietici.

All’indomani dell’abbattimento dei paesi socialisti una feroce e scellerata pianificazione anticulturale ha aggredito questi paesi.

In questo clima di ferocia sanguinaria anticomunista ed antioperaia, la repressione comunista è all’ordine del giorno: essa ha colpito sin dall’inizio i quadri comunisti, gli operai ed i lavoratori comunisti. Decine di migliaia di comunisti sono tenuti chiusi nelle carceri zariste.

Una violenta azione di odio, inoltre, si è abbattuta sui quadri che si sono opposti al nazismo, un’autentica vendetta che colpisce uomini e donne ormai anziani, quadri dell’esercito in pensione, che vengono sottoposti a repressione, carcere duro per la loro opposizione all’aggressione nazista.

Pesante repressione e carcere duro per tutti i quadri comunisti che si sono battuti negli anni Settanta-Ottanta contro la degenerazione capitalistica in U.R.S.S. E’ un’autentica azione di vendetta condotta con ferocia sanguinaria e spietatezza ove anche qui Hitler e Mussolini sono solo degli ingenui fanciulli in vena di giocare a guardia e ladri.

Dalla stampa, da tutta la stampa internazionale del periodo 1930-1989 e da tutto l’apparato d’informazione ( stampa, televisione, cinema, teatro, ecc. ) internazionale, sempre del periodo 1930-1989, noi ricaviamo che l’attuale situazione in U.R.S.S. non esisteva assolutamente.

Se la stampa imperialista avesse avuto notizia dell’esistenza di almeno un millesimo di quanto c’è oggi in U.R.S.S. e nei Balcani, a partire dal periodo 1948-1989, avrebbe scatenato una campagna pubblicitaria per dimostrare il fallimento del socialismo in U.R.S.S. e nei paesi balcanici.

Essi non hanno mai parlato di disoccupazione, di uomini e donne ed anziani costretti a vivere nei cartoni, né di morti per assideramento, di prostituzione, di efferati crimini e di mafia russa ed albanese.

L’unica cosa che alcune volte hanno cercato di imbastire è stata attorno all’alcolismo, quando le autorità sovietiche decidevano di elevare il prezzo della vodka al fine di scoraggiarne l’uso e varie ordinanze di pubblica sicurezza sulla vendita, ecc.

Gli imperialisti dicono che il regime totalitario sovietico non faceva trapelare niente e che quindi essi non erano informati.

La cosa oltre che essere falsa, è assolutamente ridicola.

Sul territorio sovietico esisteva una nutrita compagine diplomatica: ambasciate e consolati di tutti i paesi imperialisti e lo stesso nei paesi balcanici, oltre ai servizi segreti britannici, statunitensi, francesi, sionisti. Il territorio sovietico era sottoposto ad un controllo metro per metro da questa pletora di diplomatici oltre ad essere spiata da satelliti, ecc.

I fenomeni sociali della disoccupazione, della prostituzione, della droga, della mafia, dell’alloggio e della miseria sono come la rogna non si possono occultare a lungo.

Gli imperialisti non avevano da documentare niente, perché niente era da documentare.

Possiamo così, secondo il metodo della verifica sperimentale indiretta, affermare che in U.R.S.S. e nei paesi socialisti dell’area balcanica non esistevano assolutamente le attuali condizioni di vita e di lavoro, materiali e spirituali che oggi l’imperialismo impone in quest’area, frutto della restaurazione capitalistica.

Lo stesso in Afganistan: quando il paese era governato da forze democratiche e progressiste e viveva in un rapporto di amicizia con l’U.R.S.S., sottraendosi così alle mire imperialiste, non esistevano le attuali condizioni di disperazione che attanaglia il popolo afgano.

La furia mistica dei talebani e dei mujadin non esisteva.

Essi sono stati creati dall’imperialismo per abbattere il governo afgano e per creare un’economia sottomessa e dipendente da loro, hanno distrutto l’economia precedente ed al suo posto hanno dato via ad una possente produzione di droga, smerciando la quale talebani e mujadin finanziavano la guerriglia contro il governo legittimo afgano.

Dalla guerra contro il governo legittimo afgano si determina un forte innalzamento della produzione e dello spaccio della droga nei paesi occidentali: con la morte e la disperazione di giovani e di famiglie veniva sovvenzionata la guerriglia contro il governo legittimo afgano.

L’imperialismo statunitense, britannico, francese, tedesco hanno eccitato le divisioni religiose e tramite truppe mercenarie hanno imposto un regime di terrore e feudale in Afganistan. Quindi anche da questo punto di vista si assiste al totale fallimento dell’azione del capitalismo, lì dove cerca di reintrodursi e di restaurare le leggi del capitale, del mercato e della proprietà privata, determinando un forte peggioramento ed arretramento nelle condizioni di vita e di lavoro, materiali e spirituali del popolo afgano, rispetto a quelli degli anni Sessanta-Settanta.

I dati sperimentali: ampi, ricchi, inerenti tutti i campi e per l’intero periodo in esame confermano che i popoli dell’U.R.S.S. sono tornati indietro, sono stati fatti precipitare alla situazione pre-1917.

L’intera area balcanica è stata fatta precipitare indietro al 1917 con la frammentazione territoriale, determinata dal disfacimento dell’impero austro-ungarico ed imposto l’instabilità, determinata dalla lotta dei paesi imperialisti: Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Vaticano per la spartizione dell’area balcanica.

La Cecoslovacchia è tornata indietro al 1920, quando venne divisa in Ceco e Slovacchia.

Le condizioni di vita e di lavoro, materiali e spirituali sono precipitate al livello degli anni Venti.

 Questi pur semplici ed elementari dati mostrano e confermano il totale fallimento della restaurazione capitalistica in U.R.S.S. e nei paesi balcanici.

Il capitalismo non è stato in grado di mantenere i risultati che il sistema socialista aveva raggiunto.

Il capitalismo non è stato in grado di spostare in avanti le condizioni di vita materiali e spirituali dei popoli dell’U.R.S.S. e dei paesi socialisti dei Balcani.

La restaurazione capitalistica ha fatto, invece, precipitare l’U.R.S.S. e l’intera area balcanica nella situazione pre-1917.

Il sistema capitalistica che nel lungo periodo: 1600-1924 non era stato in grado di contribuire allo sviluppo di quest’area geografica, è invece riuscito nel breve giro di un decennio a farlo precipitare nella miseria, la guerra, la devastazione, azzerando tutti i benefici economici, politici, sociali, civili, culturali, materiali e spirituali che il sistema socialista nell’arco complessivo di settant’anni aveva saputo costruire.

Il sistema di produzione e distribuzione socialista si conferma quindi ed in maniera netta e senza appello superiore al sistema capitalista.

La via dell’Ottobre si conferma quale l’unica via che il proletariato ed i popoli hanno per migliorare ed avanzare sulla via della pace, del progresso e della democrazia.

Nella competizione tra i due sistemi lungo il periodo di settanta anni il sistema socialista ha confermato costantemente la sua superiorità.

Lo conferma anche adesso negli ultimi dieci: il capitalismo, la proprietà privata ed il mercato arrecano al proletariato ed ai popoli solo morte, distruzione, disastri, miseria, disoccupazione, guerre.

Il sistema capitalista è fallito in U.R.S.S., nella DDR ed in tutti i paesi socialisti dell’area balcanica.

Questi i dati. Questi i fatti.

A ROSARNO PROVE TECNICHE DI FEDERALISMO DEMANIALE

Fonte: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=332

Il 17 dicembre ultimo scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto “federalismo demaniale”, cioè il passaggio agli enti locali dei beni immobili attualmente di proprietà dello Stato. Si tratta dell’ennesimo espediente giuridico per consentire la privatizzazione di edifici e terreni del Demanio dello Stato. Il provvedimento porta la firma del ministro Calderoli, ma la “mente” (si fa per dire) del piano speculativo è sempre quella del ministro Tremonti, lo stesso ministro che due legislature fa aveva già provato, inutilmente, ad avviare una gigantesca privatizzazione dei beni demaniali dello Stato.
Il primo tentativo di Tremonti era stato bloccato per la sua evidente illegittimità, quindi il tentativo è stato ripetuto in questa legislatura seguendo strade diverse, cioè distraendo l‘attenzione con il trucco di finte riforme: le fondazioni universitarie, la gestione delle risorse idriche da parte di SPA, la trasformazione in SPA anche della gestione dei ministeri della Difesa e della Protezione Civile, ed ora persino il federalismo demaniale. Il filo conduttore di tutti questi provvedimenti è sempre lo stesso: i beni immobili dello Stato, delle Università, degli acquedotti, della Difesa, della Protezione Civile, passano di mano, non per essere venduti, e neppure svenduti, ma per essere semplicemente regalati ad affaristi privati.
Da quando Giulio Tremonti ha cominciato a vestire le penne del pavone “no global”, è riuscito a mettere a segno, nel silenzio quasi assoluto, la maggiore ondata di privatizzazioni della Storia italiana, strappando così a Giuliano Amato la palma di principe dei privatizzatori. Tremonti, in quest’opera di mistificazione/privatizzazione ha potuto avvalersi della complice omertà dei giornali di opposizione; infatti il lettore medio di “Repubblica” o del “Manifesto” non è a conoscenza della raffica di privatizzazioni attuata dal governo nel periodo natalizio.
Ovviamente il guinzaglio della mistificazione mediatica deve operare a vari gradi di lunghezza, poiché non tutta l'opinione pubblica è tanto distratta da non accorgersi di nulla; così "l'Espresso" è stato costretto a pubblicare alcuni articoli, in cui si è trattato sia del saccheggio dei patrimoni immobiliari della Difesa da parte del ministro La Russa, sia delle implicazioni affaristiche del ruolo di "manager" privato della Protezione Civile svolto da Guido Bertolaso. Il guaio è che lo stesso "Espresso" non si chiede come mai sia stato proprio il quotidiano del suo stesso gruppo editoriale, "La Repubblica", a fabbricare nei mesi scorsi l'icona santa di Bertolaso, rivelatosi ora uno squallido affarista. A dispetto della complicità mediatica nei confronti del governo, non sono comunque mancate le denunce degli effetti delle privatizzazioni da parte delle associazioni ambientaliste, che hanno messo in particolare evidenza le reali implicazioni del sedicente “federalismo demaniale”, cioè la trasformazione di vasti terreni demaniali in aree edificabili, con una ulteriore cementificazione del territorio, e soprattutto delle coste. Quindi l’acquisizione delle aree demaniali da parte di Comuni e Regioni costituisce, a parere delle associazioni ambientaliste, solo la premessa di una privatizzazione a tappeto.
In questo quadro non è stato però considerato un altro effetto, che pure era scontato e implicito nel provvedimento del federalismo demaniale. Gli accampamenti di immigrati utilizzati come braccianti agricoli si trovano per la gran parte proprio su terreni demaniali; questi terreni, prima del provvedimento natalizio, non avevano alcun valore e, per questo motivo, la presenza degli immigrati era tollerata, anzi incentivata per avere a disposizione una massa di manodopera a bassissimo costo. Questi accampamenti ora compromettono il valore dei terreni e ne ostacolano la lottizzazione.
Ad appena venti giorni dal varo del federalismo demaniale, è stato preso di mira uno dei maggiori insediamenti di immigrati, quello vicino Rosarno, in Calabria. Una “provvidenziale” rivolta di immigrati a Rosarno ha consentito di sfollare in massa gli immigrati dai loro rifugi, situati per lo più in fabbriche abbandonate, come la ex Rognetta.

A questo punto, il Comune di Rosarno - opportunamente e preventivamente commissariato per presunte infiltrazioni mafiose - non avrà alcuna difficoltà ad affidare i terreni demaniali in gestione alle ditte amiche del governo, come la famigerata Impregilo, insediatasi da tempo in Calabria con il pretesto della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Qualunque giornalista esperto non avrà potuto fare a meno di notare la stranezza della coincidenza tra il varo del federalismo demaniale e la fretta sospetta con cui le ruspe sono andate ad abbattere i rifugi degli immigrati. Il punto è però che il giornalismo non ha la funzione di informare, ma quella di mistificare, cioè di diffondere fiabe utili a coprire le manovre affaristiche. I media si sono messi perciò a regalare agli immigrati la loro pelosa comprensione, cercando scusanti e attenuanti alla loro presunta rivolta, intrattenendoci su tutti i soprusi che hanno dovuto subire, che spiegherebbero la loro “rabbia”. Alcuni giornalisti si sono anche vendicati delle bocciature subite in gioventù agli esami di Storia Romana, lanciandosi in improbabili paragoni tra la presunta rivolta di Rosarno e le Guerre Servili della Roma antica. Il tutto è stato condito con una buona dose di razzismo contro i Calabresi, accusati disinvoltamente di essere xenofobi e mafiosi, dato che il razzismo antimeridionale non solo è ammesso, ma è considerato persino “politically correct”.
In realtà i dubbi sulla autenticità della rivolta sono più che fondati. Persino l’ipotesi che gli immigrati abbiano potuto reagire ad una serie di provocazioni, appare piuttosto aleatoria. Una vera difesa dei deboli non si fa accampando presunte giustificazioni alla “rabbia” degli oppressi, ma pretendendo prove per le accuse che sono state lanciate loro; altrimenti si fa come quei Pubblici Ministeri che, quando non hanno prove, puntellano le loro requisitorie trasformando le presunte attenuanti in presunti moventi, cosa che alla fine non gli impedisce neppure di chiedere l’ergastolo per l’imputato. Infatti, al di là delle espressioni di generica comprensione, nessun commentatore mediatico ha chiesto che gli sfollamenti venissero bloccati o, almeno, sospesi in attesa dell’accertamento delle effettive responsabilità.
I testimoni hanno visto infatti semplicemente degli uomini di colore che attuavano delle incursioni: il fatto che fossero delle persone di colore non implica che si trattasse effettivamente di immigrati africani. Avrebbero potuto anche essere dei militari, o dei mercenari di agenzie private di servizi militari, come la Blackwater. Una multinazionale edilizia come l’Impregilo non avrebbe nessuna difficoltà a reclutare personale del genere, dato che se ne serve abitualmente in varie parti del mondo.
In questa situazione ha giocato ancora una volta il pregiudizio favorevole ai ricchi, un pregiudizio che scorge la minaccia all’ordine sempre nei poveri e nei disperati, mentre i “ricchi soddisfatti” sarebbero al massimo colpevoli di egoismo e indifferenza. In realtà è proprio l’affarismo a costituire, da sempre, il principale fattore di destabilizzazione e sedizione. Il problema è che non si può privatizzare rispettando la legalità.
Nel caso del cosiddetto federalismo demaniale, tutto il provvedimento è basato sull'ipotesi inesistente di beni demaniali inutilizzati, quando invece, in un territorio ristretto come quello italiano, attorno ad ogni bene demaniale si stratificano una serie di diritti derivanti dall'uso. Insediandosi sui terreni demaniali, gli immigrati - che poi non sono nemmeno tutti clandestini - hanno acquisito di fatto dei diritti, per i quali non potevano più essere sfrattati così alla leggera. Ecco che allora lo sfratto degli immigrati, e la privatizzazione dei terreni, potevano effettuarsi soltanto inventandosi un'emergenza di ordine pubblico.

QUANDO IL DELITTO PAGA MOLTO, SI FA CHIAMARE CAPITALISMO

Fonte: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=331

 

Nel corso dell’ultimo anno in molti si sono chiesti quale potesse essere il motivo della santificazione mediatica operata nei confronti di Guido Bertolaso, attuale boss della Protezione Civile. La risposta è arrivata dalla riunione del Consiglio dei Ministri del 17 dicembre ultimo scorso, quando il governo ha istituito una società per azioni per la gestione dei servizi della Protezione Civile, attuando quindi una vera e propria privatizzazione del settore. È da notare il fatto che negli stessi giorni in cui la privatizzazione veniva introdotta, Bertolaso intratteneva, e distraeva, l’opinione pubblica discettando con toni moralistici sull’opportunità o meno di darsi da fare per il salvataggio degli escursionisti più spericolati.
Sarà un caso, ma manco a farlo apposta, anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, qualche giorno dopo, rilasciava ai media analoghi commenti sulla sconsideratezza degli italiani fattisi rapire in Mauritania; e questo proprio mentre il ministero della Difesa veniva sottoposto anch’esso ad una privatizzazione, col solito trucco della SPA, in base all’articolo 2 comma 23 della Legge Finanziaria. In tal modo La Russa, da ministro della Difesa, è divenuto il padrone della Difesa. 
Santificazioni e moralismo a vuoto sono serviti a distrarre la pubblica opinione dal vero scopo di queste SPA, che è quello di alienare a favore di società private, anche se a capitale pubblico, gli enormi patrimoni immobiliari della Protezione Civile e della Difesa. Ciò vuol dire che i proventi delle tasse spremute ai cittadini andranno a finanziare il furto di proprietà pubbliche, quindi un furto per finanziarne un altro. 
Il trucco è sempre lo stesso: visto che non si può privatizzare un ministero, allora se ne privatizza la “gestione”, quindi i soldi sono pubblici, ma i profitti sono privati. Ma tutto ciò non costituisce un artificio legale, bensì una vera e propria illegalità, e per questo motivo era importante mettere tutti davanti al fatto compiuto il più velocemente possibile, in modo da creare un blocco di interessi e complicità che renda vani i tentativi di tornare alla legalità. 
“Nelle correnti corrotte di questo mondo la mano dorata del delitto può scansare dalla giustizia, e spesso si vede il ricavato stesso del crimine servire a comprare la legge.” (Amleto, atto III, scena III). 
È significativo che questa frase di Shakespeare sia stata scritta tra il 1600 ed il 1602, cioè nel periodo in cui nascevano in Inghilterra le prime Compagnie Commerciali, come la Compagnia delle Indie Orientali, antenata delle attuali multinazionali, istituita formalmente il 31 dicembre del 1600. Nel teatro inglese dell'inizio del '600 - definito con tipico falso storiografico come "elisabettiano", quando invece la regina Elisabetta non ebbe assolutamente nulla a che vederci -, era frequente lanciare denunce sociali camuffandole con gli espedienti dell'arte retorica barocca. L’espressione poetica “correnti corrotte” ("corrupted currents" nell'originale di Shakespeare) sembra infatti alludere proprio ai percorsi delle navi della Compagnia delle Indie.

Le Compagnie Commerciali erano organizzazioni criminali specializzate in traffico di merci ottenute attraverso la pirateria, organizzazioni talmente redditizie da potersi permettere di comprare a posteriori la loro legalizzazione, anzi, tutta una serie di privilegi legali. Le Compagnie Commerciali non solo ottennero il privilegio di esercitare i loro commerci in regime di monopolio, ma anche quelli dell'esenzione da qualsiasi imposta, beneficiando in più di regolari sussidi statali, in modo da potersi permettere di fare concorrenza da posizioni di vantaggio anche nei confronti dei produttori locali inglesi.

Insomma, nulla di diverso dal repertorio delle attuali multinazionali.

Per giustificare i privilegi delle Compagnie Commerciali, nacque nel corso del ‘700 e dell’800 anche una “scienza economica”, che chiamò tutto questo “libertà di commercio” o “libero scambio”. La sedicente “scienza” economica si incaricava perciò di sovvertire le evidenze della realtà, avvolgendole nel fumo del mito. Il cosiddetto “capitalismo” - in realtà affarismo criminale assistito dallo Stato - consiste infatti nella fusione della delinquenza comune legalizzata con la tecnica pubblicitaria, per cui, ad esempio, il rubare viene oggi presentato con lo slogan: “introdurre criteri di efficienza e meritocrazia”.

A questo punto non c’è più bisogno neanche di complotti, basta il conformismo, per il quale chi voglia far carriera nel mondo della comunicazione sa istintivamente ciò che deve raccontare al popolo. In una recente intervista rilasciata a "Repubblica Radio-TV", Roberto Saviano ha avuto la faccia tosta di affermare che, per salvare la Campania dal potere delle organizzazioni criminali, è necessario un intervento della “parte sana dell’imprenditoria”, cioè la Confindustria. Come a dire che per combattere delle organizzazioni criminali occorre affidarsi ad un’altra organizzazione criminale, quella stessa organizzazione criminale - Confindustria, appunto - che ha ottenuto la legalizzazione e santificazione dell’asservimento più avvilente del lavoro attraverso la Legge 30; asservimento ribattezzato dai pubblicitari dell’affarismo criminale come “flessibilità”. Ed è la stessa Confindustria che pretende e ottiene quotidianamente dal governo “soldi veri” per finanziare appalti e privatizzazioni. 
Il filo di continuità di queste carriere giornalistiche che cominciano in testate come " Il Manifesto", proseguono a "La Repubblica", e finiscono alla Mondadori, sta appunto in questa mitizzazione del cosiddetto capitalismo, celebrato dapprima sotto le parvenze di una finta critica, e poi glorificato spudoratamente come salvezza del mondo.

IL SOGNO DELLE

PRIVATIZZAZIONI

GENERA MOSTRI

È difficile stabilire cosa stia effettivamente

avvenendo in Iran in queste ore, ma risulta

invece molto facile accorgersi di quale sia il

“target” a cui oggi è indirizzata la propaganda

dei media del sedicente Occidente. Questo

target, da influenzare e fagocitare, è costituito

chiaramente dalla opinione pubblica di sinistra.

I media “occidentali” oggi ci “informano” invece sulla circostanza che il principale strumento di comunicazione della “opposizione” iraniana sarebbe proprio Internet, uno strumento che il regime iraniano cercherebbe invece di limitare e soffocare.
Anche in Italia c’è un governo nuclearizzato che criminalizza Internet, perciò per la sinistra italiana può risultare inevitabile e automatico il meccanismo di identificazione con la presunta "ribellione" in Iran; senza accorgersi che la solita coreografia di "rivoluzione colorata" copre probabilmente un tentativo di colpo di Stato da parte di settori dell'oligarchia clericale e, ovviamente, delle multinazionali. 
Grande strumento commerciale e di intrattenimento, Internet è diventato anche un importante canale della comunicazione di opposizione, ma questo canale alternativo si è rivelato di agevole intossicazione, come proprio il caso iraniano ha dimostrato, allorché è stato lanciato su YouTube del materiale audiovisivo a forte contenuto emotivo, tale da spiazzare ogni riflessione critica sulla effettiva composizione dell'opposizione iraniana. In tal modo è stato messo in ombra per settimane il fatto che i leader dell'opposizione iraniana appartengono proprio alla componente più affaristica e corrotta del clero sciita, mentre il più "laico" di tutti risulta alla fine essere proprio il mostro mediatico Ahmadinejad.

Il mito di YouTube ne è uscito perciò parecchio ridimensionato, e si è cominciato a chiedersi quale tipo di controllo subisca, ed eserciti, questo canale "alternativo", troppo funzionale a lanciare ed accreditare dei falsi. 

Il materiale audiovisivo circolato su Internet durante la precedente rivolta in Iran quindi appariva chiaramente confezionato in funzione della manipolazione dell'opinione pubblica "occidentale", educata da sempre a valutare gli avvenimenti sulla base di valori astratti o ad inseguire concetti mitologici e fumosi come il "mercato", ed a non domandarsi quali operazioni affaristiche siano in gioco.

I media “occidentali” oggi ci “informano” invece sulla circostanza che il principale strumento di comunicazione della “opposizione” iraniana sarebbe proprio Internet, uno strumento che il regime iraniano cercherebbe invece di limitare e soffocare. Anche in Italia c’è un governo nuclearizzato che criminalizza Internet, perciò per la sinistra italiana può risultare inevitabile e automatico il meccanismo di identificazione con la presunta "ribellione" in Iran; senza accorgersi che la solita coreografia di "rivoluzione colorata" copre probabilmente un tentativo di colpo di Stato da parte di settori dell'oligarchia clericale e, ovviamente, delle multinazionali. 

Grande strumento commerciale e di intrattenimento, Internet è diventato anche un importante canale della comunicazione di opposizione, ma questo canale alternativo si è rivelato di agevole intossicazione, come proprio il caso iraniano ha dimostrato, allorché è stato lanciato su YouTube del materiale audiovisivo a forte contenuto emotivo, tale da spiazzare ogni riflessione critica sulla effettiva composizione dell'opposizione iraniana. In tal modo è stato messo in ombra per settimane il fatto che i leader dell'opposizione iraniana appartengono proprio alla componente più affaristica e corrotta del clero sciita, mentre il più "laico" di tutti risulta alla fine essere proprio il mostro mediatico Ahmadinejad. Il mito di YouTube ne è uscito perciò parecchio ridimensionato, e si è cominciato a chiedersi quale tipo di controllo subisca, ed eserciti, questo canale "alternativo", troppo funzionale a lanciare ed accreditare dei falsi.

Il materiale audiovisivo circolato su Internet durante la precedente rivolta in Iran quindi appariva chiaramente confezionato in funzione della manipolazione dell'opinione pubblica "occidentale", educata da sempre a valutare gli avvenimenti sulla base di valori astratti o ad inseguire concetti mitologici e fumosi come il "mercato", ed a non domandarsi quali operazioni affaristiche siano in gioco.

Un esempio di questa perdita di contatto con la realtà, lo fornì Fausto Bertinotti in occasione del suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera, quando affermò che nella lotta politica non si dovevano più individuare dei nemici, ma solo avversari. Bertinotti non valutava che il rapporto di inimicizia comporta comunque il riconoscere all’altro una qualche dignità; e infatti l’affarismo non riconosce mai di avere dei nemici, anzi, la sua propaganda non fa altro che presentarci dei mostri da esecrare.

Chiunque si opponga all’affarismo viene triturato in questo processo propagandistico di “despecizzazione”, che lo estromette dalla comunità umana. Chi si oppone alle privatizzazioni, non è individuato semplicemente come un nemico dei privatizzatori, ma come un nemico dell’umanità tout-court, cioè un mostro.

L’attuale mostruosità del regime iraniano deriva quindi dal fatto che esso risulta un ostacolo - soggettivo o oggettivo - alla privatizzazione del gas. Ciò non assolverebbe il regime iraniano dai suoi eventuali crimini, ma porrebbe la questione in termini più concreti, e farebbe anche meglio capire a quali violazioni di diritti umani oggi alluda il governo statunitense quando denuncia ciò che avviene in Iran, e cioè i diritti umani delle multinazionali: il diritto di privatizzare, il diritto di far pagare le privatizzazioni ai contribuenti, ecc.

Articolo originale:http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=330