Quartiere Libero

a cura di COLLETTIVO SOLSTIZIO D'INVERNO

Progetti Politici

 

 

 

 

    

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Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno" (Viterbo e Rieti)

Università Popolare Sabina Eretum

Mondo Sabino

Mese Bruniano

(marzo - aprile 2010)

Poggio Mirteto, Biblioteca Comunale, Sala Farnese, piazza Mario Dottori

Sabato 20 marzo - ore 16.00

Apertura della manifestazione a cura di Osvaldo Ercoli

(Presidente Sez. Viterbo della Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno" )

Inaugurazione Mostra d'arte su Giordano Bruno

(20 marzo - 9 aprile)

Biblioteca Comunale di Poggio Mirteto, Piazza Mario Dotti

presenta Gianfranco Paris (

direttore del periodico indipendente Mondo Sabino)

La laicità nel pensiero di Giordano Bruno

Conferenza – dibattito, Sala Farnese

relatore Nicola Cultrera

Sabato 10 aprile – ore 16.00

Il Valore laico della Libertà

Tavola rotonda introdotta dalla relazione di Giuseppe Selvaggi

Intervengono: Osvaldo Ercoli, Giangranco Paris, Alberto di Giancarlo, Francesco Pullia,

Cesare Foschi

coordina Paolo D’Arpini

Laura Lucibello (APAI) presenta le opere esposte alla mostra di pittura su Giordano Bruno

partecipano le autorità cittadine, interviene la Banda Nazionale Garibaldina

Per un sindacato di classe

Questo documento raccoglie i frutti della discussione di un gruppo di lavoratori e lavoratrici di Padova, iscritti e non iscritti alla Cgil, a partire dalla necessità della ricostruzione di un sindacato di classe in grado di difendere realmente ed esclusivamente i loro interessi salariali e normativi in questa situazione di crisi.

Il documento è aperto alle adesioni e ai contributi, anche critici, che possono essere inviati alla email pane-rose@tiscali.it

Il 16° congresso Cgil

Mentre continua la crisi economica mondiale e i suoi costi vengono pagati dai lavoratori e dalle lavoratrici in termini di perdita di posti di lavoro, di riduzioni del salario e di attacco ai diritti, la Cgil va al suo 16° congresso sulla base di due documenti alternativi.

Il primo documento è titolato "I diritti ed il lavoro oltre la crisi", ha come primo firmatario Guglielmo Epifani ed è sottoscritto da 9 segretari nazionali, dalla grande parte dei componenti della Commissione politica e dall’area programmatica Lavoro e Società.

Il secondo è titolato "La CGIL che vogliamo" ha come primo firmatario Domenico Moccia, segretario generale della FISAC CGIL (bancari), ed è sottoscritto da una segretaria nazionale della CGIL, da alcuni membri del Comitato direttivo, dal segretario Fiom Rinaldini e dalla Rete 28 Aprile.

Dunque a differenza del 15° congresso del 2006 che si era svolto sulla base di un solo documento, questo 16° congresso potrebbe sembrare un congresso "vero", un congresso in cui si confrontano idee alternative e diverse tra loro, in cui da una parte c'è il sindacato che concerta, dall'altra quello che rifiuta la concertazione.

Ma è comunque legittimo chiedersi se questo congresso potrà portare un contributo all'avanzamento del movimento dei lavoratori o se come gli ultimi congressi Cgil si concluderà con una ulteriore sottomissione dei lavoratori alle esigenze del padronato.

Dove andrà la Cgil

La storia della Cgil è stata per un secolo la storia del movimento operaio italiano.

Una storia che ha avuto un punto di svolta al congresso dell'Eur nel 1978 quando, alle prime avvisaglie della crisi economica, la Cgil di Luciano Lama affermò che il salario non poteva più essere considerato una variabile indipendente e decise di aderire alla politica dei sacrifici richiesta dal padronato e da tutto il quadro istituzionale.

In questo modo la direzione della Cgil ha cominciato ad essere quella della concertazione degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici con il governo e con il padronato, riflettendo sul piano sindacale la svolta politica del riformismo italiano.

E mentre la Cgil avanzava sulla strada della concertazione, si sgretolava la prospettiva del movimento dei lavoratori di una società che avesse al centro il lavoro e non il profitto, in cui lo scopo del lavoro e la sua organizzazione potessero essere decise dai lavoratori in quanto soggetti centrali della produzione.

La Cgil ha imboccato una strada senza ritorno. Ha sostituito la concertazione

Il documento della minoranza ha contenuti senza dubbio diversi, ma non può essere letto a prescindere dalla storia della sinistra sindacale in Cgil.

Una storia che ha inizio all'indomani delle durissime contestazione ai vertici confederali nel '92 e degli accordi di concertazione del luglio '93, quando al 13° congresso si presentò la mozione "Alternativa sindacale", e poi al congresso successivo nel 2001, la mozione "Cambiare rotta" .

La sinistra Cgil che presentava i documenti era sostenuta da una forte base operaia e dava voce alle rsu più combattive, ai lavoratori e alle lavoratrici che difendevano i salari e i diritti messi in discussione dalle politiche concertative, che si battevano per l'unità del movimento operaio, contro la flessibilità e la destrutturazione del contratto nazionale.

Ma la sinistra sindacale in Cgil non ha saputo o non ha potuto costruire una prospettiva alternativa. Anzi durante l'attacco padronale alla concertazione, che aveva come obiettivo una ulteriore disgregazione del mondo del lavoro, (Pacchetto Treu, Patto per l'Italia, Legge 30, attacco allo Statuto dei lavoratori...) la sinistra sindacale in Cgil si è via via disgregata e ha salvato i propri posti nella burocrazia sindacale allineandosi alla posizione della maggioranza che rivendicava le politiche di concertazione come male minore

In questo processo la sinistra sindacale in Cgil si è dissolta ed è arrivata al 15° congresso, nel 2006, senza neppure la forza di affermare un proprio punto di vista.

Il bilancio di un decennio di sinistra sindacale in Cgil non può essere aggirato, riproponendo un percorso già visto e già sconfitto: se non è stato possibile cambiare la rotta della Cgil e portarla a rinnegare la concertazione quando questo cambiamento era richiesto da una parte consistente del movimento dei lavoratori, su quali basi si può pensare di cambiarla oggi?

In un momento in cui nella crisi una gran parte dei lavoratori, abbandonati a sé stessi e privati di una prospettiva, sono costretti, per garantire la propria sopravvivenza materiale, a chiedere più sfruttamento e più padroni, il documento di minoranza a questo 16° congresso della Cgil, nei fatti non ha nessuna possibilità di trasformarsi in una prospettiva concreta, perché non ha più dietro sé una mobilitazione reale di lavoratori contro la concertazione.

La questione centrale rispetto al documento di minoranza non è chi vincerà il congresso, ma se una posizione di minoranza in Cgil avrà la possibilità di svolgere un ruolo vero o se invece rappresenterà solo una foglia di fico per coprire la vergogna di una nuova stagione di concertazione e tenere comunque legati alla Cgil gli iscritti più combattivi.

Purtroppo la risposta è scontata: il congresso nella migliore delle ipotesi rappresenterà la formalizzazione di una dinamica già vista in questi ultimi anni, quella di una Cgil che chiama i lavoratori alla lotta, allo sciopero, alla rottura... per poi riportare tutto al tavolo della concertazione, anzi per poi chiedere al padronato il ritorno alla concertazione.

E la sinistra sindacale non avrà altra funzione che testimoniare suo malgrado la "democraticità formale" delle decisioni che prenderà il congresso.

Crisi del capitale e sindacato di classe

Occorre prendere atto che all'interno della Cgil non è più possibile costruire una alternativa al sindacato della concertazione. E' necessario trovare altre strade. E' la stessa crisi catastrofica in cui è precipitato nuovamente il capitale a imporre questa necessità.

La crisi economica mette in discussione un capitalismo che non riesce più a dare né sviluppo, né benessere, ma solo crisi, miseria e guerra anche se apparentemente domina incontrastato su di un mondo che ormai da decenni è interamente sottomesso alle leggi del mercato e della concorrenza.

Mette in discussione il ruolo della oligarchia capitalista che in questi ultimi trent'anni è riuscita ad impadronirsi del mondo intero mettendo al lavoro miliardi di uomini e donne e saccheggiando tutte le risorse naturali in cambio della promessa di un futuro di prosperità, che puntualmente non arriva mai.

Mette in discussione il modo di produzione capitalista che è in crisi per le proprie contraddizioni senza che sia possibile addebitarne la responsabilità a nessuna causa esterna.

Questa stessa crisi, nel suo sviluppo, metterà in discussione anche quelle organizzazioni sindacali che si sono rese complici di questo stato di cose, mettendo al centro della loro azione sindacale la salvaguardia del sistema di sfruttamento e delle sue compatibilità invece che l'interesse dei lavoratori.

L'unica via di uscita dalla crisi che il padronato è in grado di concepire è quella che è già sotto gli occhi di tutti: licenziamenti, disoccupazione di massa, un attacco ancora più violento ai salari e ai diritti dei lavoratori.

In questa prospettiva quello di cui i lavoratori e le lavoratrici hanno bisogno non sono altre mediazioni, ma un sindacato che invece difenda salari e diritti a prescindere.

Un sindacato che sia in grado di riaffermare che non sono i lavoratori ad avere bisogno del capitale, ma che invece è vero l'esatto contrario, e che da questo sistema di miseria e di sfruttamento se ne esce solo mettendo al centro il lavoro come unica fonte di sviluppo e progresso sociale.

Non c'è bisogno di nessun sacrificio, la crisi non è nata perché le merci sono rimaste invendute, ma al contrario perché si sono prodotte merci che non potevano essere vendute perché non rispondevano a nessun bisogno reale ma solo a quelli fittizi creati dalla guerra di concorrenza tra gruppi capitalisti, alimentata dalla globalizzazione, dal liberismo e dalle privatizzazioni.

I capitalisti hanno creato la crisi tentando di imporsi uno sull'altro, producendo di più per impadronirsi di fette maggiori di mercato, salvo poi disinvestire e chiudere le fabbriche, per salvare i propri capitali dalla guerra di mercato che loro stessi avevano scatenato.

Questa crisi non significa carestia, non significa "privazione", ma il suo esatto contrario e cioè "sovrabbondanza" di merci, di macchinari, di capitale, di ricchezza che non vengono più utilizzati.

Quello di cui hanno bisogno i lavoratori e le lavoratrici oggi è di un soggetto sindacale che difenda realmente ed esclusivamente i loro interessi salariali e normativi.

Il progresso, lo sviluppo, la conquista di una vita dignitosa per tutte sono un obiettivo troppo importante per essere rinchiuso in un congresso della Cgil.

Occorre ripartire dal basso, dai lavoratori, dalla ricostruzione dei consigli, dal processo di formazione collettivo e di autogoverno della classe per contribuire alla costruzione di un nuovo sindacato delle lavoratrici, dei lavoratori, della classe.

un gruppo di lavoratori e lavoratrici di Padova, iscritti e non iscritti alla Cgil

 

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO !

SABATO 23 GENNAIO 2010 - DALLE ORE 11 ALLE ORE 16 circa a ROMA - presso la CASA DEL POPOLO Trionfale a Piazzale degli Eroi, 9 (facilmente raggiungibile dalla stazione ferroviaria Termini, fermata Metro a Cipro)

 

MANIFESTAZIONE NAZIONALE AUTOCONVOCATA DEI LAVORATORI CONTRO LA CRISI

A mò di riepilogo, alla proposta lanciata dal coordinamento dei Lavoratori del Piceno (Manuli - Maflow - IKK - Cartiera Alstrom - PAL Italia - Bentel - Itac - Prisman - Deatec) e dal Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi di Milano (Marcegaglia Buildtech - Maflow - OMNIA Service - Lares - Metalli Preziosi - Bitron) hanno risposto qui su facebook o via mail singoli delegati e comitati di lavoratori di coordinamenti di Roma (con adesioni da Sirti e dal coord. autoconvocato delle installazioni e manutenzioni, alitalia, eutelia, telecom, atesia, pubblico impiego, ibm, engineeering, terzo settore, precari della scuola, grande distribuzione); dalla Merloni di Fabriano; da Phonemedia di Pistoia; da Comdata e FIAT di Torino; da un coordinamento di aziende livornesi; da un coordinamento friulano (con la SAFILO, DANIELI, SBE, EATON, Indotto FINCANTIERI, coordinamento precari scuola Trieste); dalla FIAT e indotto di Melfi; dalla rete operaia valseriana e dal gruppo lavoratori precari di bergamo (comital, cartiera pigna, tenaris); dalla Fiat, dall'Alenia di Pomigliano e dall'azienda trasporti di napoli; dalla Fiat di Cassino.

La riunione non è patrocinata da nessuna sigla, ma vuole essere un primo momento di collegamento diretto, dal basso e autoconvocato per cui non è importante di sindacato siete o se non avete appartenenza.. Ognuno sul proprio posto di lavoro decide come meglio organizzarsi per difendere il proprio posto di lavoro, il proprio salario ed i propri diritti.
Infatti, le adesioni stanno arrivando da singoli delegati e comitati di lavoratori della FIOM e della CGIL (la maggioranza), della FLMU e della CUB (un'altra buona fetta), del SdL e delle RdB, dello Slai cobas e dei comitati di precari. Insomma una vera adesione trasversale.

Eventuali iniziative, forme di coordinamento o punti di piattaforma verranno decisi insieme nella riunione e per questo non sono contenuti nella convocazione, salvo la volontà di unire per quanto possibile gli sforzi e le forze per dare più visibilità e efficacia alle nostre lotte.

Fateci sapere la vostra partecipazione e le eventuali richieste di chiarimenti per arrivare e quant'altro così che possiamo organizzare al meglio la logistica.


Ricordiamo che per le adesioni:
riunionenazionale@yahoo.it
Ascoli: Andrea 3494103507
Milano: Massimiliano 3494906191