Quartiere Libero

a cura di COLLETTIVO SOLSTIZIO D'INVERNO

Speciale Scuola

 

 

 

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Scuola pubblica al collasso. Le famiglie pagano “tasse” volontarie per scongiurare la chiusura degli istituti di F Lo Cicero

Il grido di allarme è stato lanciato da dirigenti e docenti. Molte scuole costrette a chiedere contributi “volontari” alle famiglie, altrimenti l’alternativa è la chiusura. Il ministero promette dieci, ridicoli, milioni di euro

ROMA – La scuola pubblica sull’orlo del collasso finanziario. È questa la situazione che progressivamente sta maturando negli istituti scolastici italiani per “merito” della coppia Gelmini-Tremonti, i quali non solo hanno tolto all’istruzione pubblica otto miliardi in tre anni ma non rispettano nemmeno gli impegni presi in precedenza. Allo stato attuale, alla scuola manca un miliardo tondo tondo, che il ministero fa finta di aver dimenticato (in realtà, Tremonti non sa proprio dove rimediare i soldi).

Ma il ministro dell’economia non è nuovo a questo genere di inadempimenti. Appena insediatosi nel 2001, decise che non avrebbe pagato i docenti che avevano svolto, come insegnanti, i corsi di abilitazione ai colleghi, con regolare contratto firmato dal precedente Governo. I berlusconidi sono così: per loro gli impegni sono un optional, perfino quando hanno natura di obbligazione giuridica. Fu così che migliaia di docenti presi in giro fecero ricorso e il giudice civile cominciò ad emettere decreti ingiuntivi, con gli ufficiali giudiziari che si recavano nella sede del ministero ad operare i primi pignoramenti. E Tremonti trovò i soldi, salvando suppellettili, quadri, arredi.

Ora è la stessa cosa. Le scuole vantano un credito per un miliardo di euro. Una cifra spaventosa, «che ci serve non per organizzare party ma per comprare la carta igienica, le risme di carta e il toner per le stampanti, in alcuni casi per pagare compensi arretrati» dice un dirigente scolastico dell’area romana.

La situazione è giunta ad un punto tale che, oramai, sono numerose le scuole che chiedono contributi “volontari” alle famiglie. In questo modo, appare ancora più ridicolo il vanto berlusconiano del “noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani”, perché quelle mani le stanno affondando, per quanto in maniera indiretta. Questi contributi sono considerati necessari per non chiudere le scuole e proprio per colpa del ministero, che non onora i suoi impegni.

Ora, all’approssimarsi dell’esame di maturità, molte scuole stanno chiedendo, oltre alla tassa ordinaria (di circa dodici euro) anche un altro contributo, che in alcuni casi è di 100 euro. Il bello è che la ministra Gelmini si è scagliata contro questi contributi, asserendo che non ce n’è bisogno. La maggior parte dei dirigenti scolastici non è d’accordo: «Abbiamo pensato di proporre una tassa supplementare per gli esami di Stato, dato che essi incidono sul lavoro della segreteria, basti pensare solamente alle fotocopie. Noi siamo completamente a secco e non certo per colpa nostra» conferma un altro dirigente scolastico romano. Altri rimarcano come, al momento dell’iscrizione, i genitori abbiano firmato un “patto di corresponsabilità” con le scuole, aderendo alla richiesta di fornire eventuali contributi richiesti dai dirigenti.

Giorgio Rembaudo, presidente dell’Associazione nazionale dei Presidi, afferma: «Le scuole sono giunte a un tale livello di indigenza che si fa ricorso a tutto, dal “gratta e vinci” alla lotteria. La situazione non è più concepibile. Vorrei sfidare qualsiasi dirigente d’azienda a gestire la propria impresa a risorse zero».

Di fronte a questa situazione, la ministra non ha trovato altro che 10 milioni di euro, una cifra ridicola. Se si pensa che le scuole italiane sono poco più di diecimila, ad ogni scuola arriveranno mille euro. Una bazzecola.

«Le scuole pubbliche sono al fallimento» dichiara senza mezzi termini Francesca Puglisi, responsabile del settore per il Partito democratico, sottolineando come i «10 milioni di euro promessi dalla Gelmini sono briciole, di fronte agli enormi tagli con cui il governo ha costretto presidi e insegnanti a elemosinare soldi dagli alunni perfino per comprare la carta igienica».

Una scuola senza nemmeno carta igienica. La “riforma Gelmini” spiegata al popolo.

 

Cancellati Resistenza e antifascismo dai programmi del quinto anno

Il grido di protesta dell’Anpi, del Pd e dei sindacati. Il Ministero si difende: “Nessuno vuole cancellarli”. Ma in realtà nei nuovi programmi non sono né citati, né previsti

ROMA – Sembra l’ennesima conformazione, l’ennesimo salto all’indietro dell’attuale maggioranza di destra. Per la gloriosa ANPI (Associazione dei partigiani d’Italia) «è semplicemente una vergogna» ma certo è che se derivasse da una precisa scelta ci sarebbe da fare le barricate. Dai programmi di storia per il quinto anno del ciclo scolastico superiore, è scomparso qualsiasi riferimento alla Resistenza e all’antifascismo.

Come noto, già dall’epoca del ministro Berlinguer si era deciso che, nell’ultimo anno di corso, gli studenti dovessero occuparsi del Novecento. La relazione ministeriale ai nuovi programmi afferma che non si può prescindere da «il nazismo, la shoah e gli altri genocidi del XX secolo, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda (il confronto ideologico tra democrazia e comunismo), l'aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico (l'Onu), la formazione e le tappe dell'Italia repubblicana». Nessun accenno alla Resistenza, al fenomeno dei partigiani e alla Liberazione. La "furbata" dei geniali collaboratori della ministra sta nel fatto, come hanno dichiarato, di considerare comunque come argomenti fondamentali Resistenza e antifascismo, senza bisogno di doverli citare nelle indicazioni nazionali.

«È grave - afferma il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - che nelle indicazioni nazionali di storia, per l’ultimo anno dei licei, non ci sia la Resistenza che è stata uno straordinario movimento di massa contro il fascismo e che ha ispirato i contenuti della nostra Costituzione». «È gravissimo - ribadisce Manuela Ghizzoni, capogruppo in Commissione istruzione alla Camera per il Pd - che le indicazioni di studio per i licei non prevedano esplicitamente lo studio della Resistenza e dell’Antifascismo. Il ministero ritiene che quando si affronta il Novecento ci si debba limitare a studiare “la formazione e le tappe dell’Italia repubblicana”, come se la nostra Repubblica e la nostra Costituzione fossero sbocciate dal nulla».

Ma il Ministero smentisce qualsiasi volontà di voler cancellare dal programma un aspetto così importante della storia del Novecento. «Lo studio della Resistenza è importante - dice il ministero - ed è previsto dalle nuove Indicazioni nazionali, nell’ambito della storia della seconda guerra mondiale e della nascita della Repubblica. La Resistenza dunque continuerà ad essere affrontata dagli studenti come momento significativo della storia d’Italia». Ma il sindacato, giustamente, non si fida e vuole mettere nero su bianco. «Domani (oggi, martedì)  ci sarà un incontro specifico, presso il ministero dell’ Istruzione, sulle indicazioni nazionali dei licei e in quella sede - annuncia il leader della Flc-Cgil - chiederemo che ci sia un riferimento esplicito al valore della resistenza».

Massimo Rendina, 91 anni e Presidente dell'Anpi lancia l'allarme: «È una dimenticanza pericolosa. C'è il tentativo, da un po' di tempo, di rimuovere il nostro passato, la cui conoscenza è già così flebile. Si vuole mettere tutto sullo stesso piano, tutti colpevoli e tutti innocenti, i ragazzi partigiani e i repubblichini di Salò, senza così far capire come è nata l'identità democratica dell'Italia».

 

NO ALLA PUBBLICA DISTRUZIONE

La "Controriforma" della scuola primaria

La "Controriforma" della scuola secondaria

8 miliardi di tagli pianificati dal Piano Programmatico del governo

per il triennio 2010 – 2013

La riduzione di 130.000 posti di lavoro tra personale docente e ATA

La non esigibilità dei fondi residui attivi delle scuole

(si tratta di un miliardo e mezzo di euro)

costituiscono nel loro insieme

L'ATTACCO PIU' FEROCE PERPETRATO

ALLA SCUOLA STATALE

NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Il Coordinamento unitario permanente di scuole primarie e secondarie

ha deciso nell’assemblea tenutasi al Liceo Cavour il 25.02.2010 di avviare

PRESIDI A STAFFETTA DAVANTI AL MIUR

fino al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

-

impegno dello Stato a pagare i debiti alle scuole

-

ritiro della proposta di riordino della secondaria

-

ritiro della "riforma" della scuola del Primo ciclo

-

ritiro dei tagli previsti dalla finanziaria 2008

-

nomina in ruolo dei precari su tutti i posti vacanti

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ritiro del tetto del 30% degli studenti stranieri nelle classi

-

cancellazione dei finanziamenti alle scuole private

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messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici

-

ritiro del pdl Aprea

Dal 17 marzo ogni giorno

dalle 15.30 alle 18.30

delegazioni di scuole si avvicenderanno

davanti al Ministero dell’Istruzione

info http://www.periodicoliberopensiero.it/news/news_20100317-staffetta-per-la-scuola-statale.htm

   La sfida dei distributori di preservativi

 

l'83% degli Studenti chiede l'ora di Educazione Sessuale

Roma, 17 mar. - (Adnkronos) - ''Di sesso i giovani ne parlano ma non sempre con cognizione di causa. Molti di loro credono di sapere tutto attraverso il confronto con altri coetanei, i piu' fortunati ne parlano con i genitori ma sono tanti, soprattutto giovanissimi, quelli che non sanno ancora abbastanza di contraccezione o sono vittime dei luoghi comuni. Eppure le prime esperienze sessuali sono sempre piu' precoci, gli aborti fra le minorenni sono piu' che raddoppiati nelle under-14 e sono in aumento anche le malattie sessualmente trasmissibili. Per rendere gli studenti piu' informati e consapevoli potrebbe essere utile introdurre a scuola l'educazione sessuale?''. Lo scrive in una nota Studenti.it che lo ha chiesto ai suoi utenti e comunica che hanno risposto positivamente ''l'83% dei partecipanti all'inchiesta''. ''Il 55% la riterrebbe utile perche' tra i giovani c'e' ancora molta disinformazione, per il 28% sarebbe meno imbarazzante che parlarne in famiglia mentre solo l'11% la riterrebbe inutile perche' i ragazzi sono gia' informati a sufficienza - ha concluso - Il restante 5% non ha un'opinione precisa in merito''.

 

Scuola, riforma Gelmini: da settembre
classi più affollate e riduzione orario

Sale il numero massimo di alunni: 27 nelle elementari,
33 nelle superiori. Insegnanti ridotti di 87 mila unità in 3 anni

 
                     
di Anna Maria Sersale

ROMA (15 marzo) - Dal prossimo anno scolastico avremo classi più affollate. Alla manovra per ridurre i posti in organico si accompagna l’aumento del numero degli alunni per classe. Il processo è graduale, ma inesorabile. Nelle materne l’anno scorso non si poteva costituire una classe se non c’erano almeno 18 bambini (la precedente normativa ne prevedeva 15). Stessa situazione alle elementari, dove nel 2009 il numero minimo è salito da 10 a 15 per classe. Ma non basta. Dal prossimo anno scolastico le scuole dovranno prepararsi alla fase due: dopo avere alzato l’asticella del numero minimo legale (al di sotto del quale non si può istituire una classe) anche il numero massimo di alunni è destinato a salire. Alle elementari e medie avremo classi con 26-27 ragazzi e alle superiori con 30-33.

«Addio percorsi individualizzati e addio qualità - sostiene Gigliola Corduas, presidente della Fnism, la Federazione nazionale degli insegnanti - Non si migliora la scuola tagliando, con le classi affollate sarà impossibile coniugare la qualità con il numero elevato di presenze. C’è una emergenza educativa che non si può affrontare così». Per le elementari dal primo settembre il tetto degli alunni per classe potrà salire fino a 25-26, estensibile fino a 27. Identico destino per le prime classi delle scuole medie inferiori. Anche le prime classi delle superiori saranno costituite di norma da almeno 27 studenti, prima erano 25. La stretta non risparmia le pluriclassi, quelle che ospitano bambini di gradi diversi di scuola: il numero minimo per loro passa da 6 a 8 e il massimo da 12 a 18.

«Con le classi da 30-32 ragazzi - sottolinea la Corduas - si fatica a uscire dai vecchi modelli, così si torna alla scuola dei percorsi standardizzati. Ma la centralità dell’alunno non era una priorità?». «Meno ore di lezione, meno insegnanti, meno offerta formativa, la politica dei tagli indebolisce la scuola», denunciano in coro tutti i sindacati, dai Confederali ai Cobas. Domenico Pantaleo, Massimo Di Menna e Francesco Scrima, i segretari di Cgil, Cisl e Uil, aggiungono: «Con la legge 133 del 2008 nel triennio 2009-2011 vengono soppressi 87.400 posti per gli insegnanti e 45.334 posti per i tecnici e gli amministrativi. Anziché investire, penalizziamo l’istruzione». Il taglio dei moduli nella scuola elementare e la riduzione delle compresenze sono state una delle leve usate per ridimensionare il numero delle cattedre.

A questo si aggiunge la riduzione dell’orario scolastico. Ma per il ministro Mariastella Gelmini «non possiamo credere all’assioma più insegnanti, più qualità». «Non è più sostenibile quel principio - sottolinea il ministro - perché finora è stato smentito: il confronto tra noi e gli altri Paesi dimostra che il sistema scolastico italiano ha sì un maggior numero di insegnanti ma una minore qualità. Tra l’altro l’Ocse da anni rimarca che da noi il rapporto docenti-alunni è il più basso fra i Paesi aderenti: abbiamo un insegnante ogni 10-11 alunni. Perciò il contenimento degli organici previsto dalla legge finanziaria non può incidere, per questi motivi, sulla qualità ed efficienza dei servizi scolastici». In ogni caso, assicura la Gelmini, le «dotazioni organiche terranno conto delle esigenze degli utenti, a cominciare dal tempo pieno».

Sul rapporto docenti-alunni i sindacati replicano che da noi è più basso per via dell’impiego di molti insegnanti nel sostegno ai disabili (in media uno ogni due portatori di handicap, in Europa questi alunni vengono inseriti in classi differenziali che costano più di quanto spendiamo noi). Due tesi contrapposte, quelle del ministero e quelle dei sindacati, intanto nelle scuole il malumore sale e l’Ocse ad ogni rilevazione restituisce della scuola italiana un’immagine da terzo mondo. Gli analisti attribuiscono molte colpe al sistema scolastico centralizzato e uniforme e alla politica di risanamento in atto nel settore da oltre dieci anni, con il taglio progressivo dei finanziamenti, proprio nel momento più delicato del passaggio all’autonomia scolastica. Dopo anni di spese con il segno positivo, i tagli radicali, non accompagnati da una revisione di qualità dei programmi di studio e dell’organizzazione del lavoro, hanno spinto il sistema scolastico giù lungo il crinale.

Eppure nel 2000 anche l’Italia sedeva al vertice di Lisbona per decidere che l’Europa sarebbe dovuta diventare in dieci anni l’economia della conoscenza più competitiva del mondo. Però, mentre gli altri paesi hanno iniziato a correre noi ci siamo fermati. Con risultati disastrosi nell’apprendimento, soprattutto al Sud. Nei punteggi delle prove Pisa-Ocse siamo sotto la media. Ma è la percentuale degli espulsi, dei drop-outs, che ci colloca fuori dall’Europa: il 20% dei giovani, tra i 20 e i 24 anni, ha solo la licenza media. Ma quanto spendiamo per la scuola? Tra il 1995 e il 2005 da noi la spesa per studente nella primaria e nella secondaria è cresciuta al massimo del 5% contro il 35% della media dei paesi Ocse. Nello stesso periodo anche la spesa per istituto è stata notevolmente inferiore: soltanto il 12% contro il 41% della media Ocse. Ma la spesa media per studente oggi in Italia si attesta intorno a 6.800 dollari all’anno, contro una media Ocse di 6.252 dollari a livello della scuola primaria e a 7.648 contro 7.804 dollari per la secondaria. Dunque, c’è stato un parziale avvicinamento. Ma da noi resta, enorme, il problema della decadenza formativa, che già nell’età dell’obbligo ha cifre davvero inquietanti.

 

ALLARME SCUOLA Il Manifesto dei Docenti Italiani

 
Con preoccupazione ed allarme noi docenti intendiamo denunciare il pesante attacco in corso contro l’ istruzione pubblica che avrà come inevitabile risultato quello di compromettere ancor di più il futuro delle nuove generazioni e dell’intera società italiana.

Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene soffocata economicamente da anni di tagli ai finanziamenti, da parte di uno Stato che riduce le risorse alle scuole per il normale funzionamento e rifiuta di rimborsare i miliardi di euro di crediti maturati dalle scuole italiane negli anni scorsi.

Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene smantellata con i tagli all’organico. Ridurre il numero dei docenti e delle docenti vuol dire produrre il sovraffollamento nelle classi, dequalificare la didattica, aumentando invece la condizione di precarietà lavorativa che incide negativamente sulla continuità e progettualità didattica.

Preoccupazione ed allarme, perché si fa sempre più concreto un progetto di incentivi e finanziamenti alla scuola privata, sottratti ad una scuola pubblica sempre più abbandonata a se stessa.

Respingiamo la persistente campagna denigratoria contro il corpo docente e contro la scuola pubblica.

Al contrario è evidente che essa, ormai da anni, resta ancora in piedi solo grazie all’impegno volontario di molti/e insegnanti e famiglie.

Accusiamo questa classe dirigente di scaricare sulla scuola pubblica la situazione di declino economico, sociale e culturale della società nella quale loro per primi ci hanno condotto; non è certo colpa delle/dei docenti e se questa società non riesce a garantire lavoro, mobilità sociale, utilizzo adeguato delle forze produttive, e se i lavori intellettualmente più qualificati sono resi precari o sottopagati obbligando migliaia di eccellenze ogni anno ad emigrare all’estero.

Accusiamo questa classe dirigente della responsabilità e degli effetti di trent’anni di videocrazia e di sospetta strategia di distrazione di massa, che si è tradotta per la cittadinanza in un allontanamento crescente dalle tematiche sociali, in disinformazione diffusa, in cancellazione della memoria recente, in superficialità delle conoscenze, in proposizione di modelli privi di qualsiasi spessore culturale. È chi lavora nella scuola che ha subito e subisce gli effetti di questo degrado e che continua ad essere lasciato sola/o nella difesa di una dimensione culturale della persona e della vita.
Ci accusano di non insegnare ai/alle giovani la Storia moderna, ma chi l’ha pervicacemente ridimensionata o addirittura eliminata dai curricoli? Chi l’ha eliminata dai programmi della Scuola Primaria insieme alla Geografia europea e mondiale, e allo studio di Darwin in Scienze? Chi vuole introdurre il dialetto a scuola mentre toglie le/i docenti specialisti di inglese nella primaria e taglia i fondi per l’insegnamento di altre lingue straniere?

Accusiamo questa classe dirigente di disinformare la popolazione riguardo la scuola pubblica con continue bugie che vengono insistentemente sostenute dai Ministri: in particolare ricordiamo che la spesa statale per l’istruzione pubblica in Italia è tra le più basse dell’OCSE, che la scuola pubblica italiana gode del maggior consenso delle famiglie in Europa, che a fronte della scuola privata italiana, classificata tra le peggiori al mondo, i risultati in diversi ordini della Scuola Pubblica sono stati tra i migliori al mondo, nonostante questa classe dirigente abbia fatto del suo peggio per indebolirla. Non è vero nemmeno che le bocciature sono aumentate, anzi sono invece diminuite: i docenti si sono rifiutati di essere esecutori acritici degli orientamenti ministeriali.

Noi docenti da parte nostra:

Ribadiamo con ancora più forza il nostro impegno a sviluppare nei/nelle giovani le capacità logiche, di ragionamento e approfondimento e a favorire un pensiero critico e scientifico, la creatività e l’immaginazione contro ogni omologazione, conformismo, pregiudizio, luogo comune, rifiutando di ridurre l’intelligenza ad un dato banale misurabile con test o quiz.

Ribadiamo la volontà di continuare la tradizione egualitaria della scuola pubblica italiana, favorendo lo spirito di cooperazione e di solidarietà e, come prescritto nella Costituzione, prestando particolare attenzione verso chi incontra più difficoltà, contro ogni apparente meritocrazia basata in realtà sulle crescenti disuguaglianze sociali.

Ribadiamo l’importanza della relazione professionale ed umana tra docenti e studenti, l’importanza di rafforzare le motivazioni allo studio ed alle conoscenze e di stimolare la curiosità culturale.

Ribadiamo l’importanza di contrastare la grave dispersione scolastica italiana e di dare a ciascun allievo/a la possibilità di sviluppare le proprie capacità, valutandone i progressi rispetto le condizioni di partenza.

Ci rifiutiamo infine di ridurre il ruolo docente a quello di semplice funzionario-controllore dei comportamenti giovanili e del consenso sociale, in un contesto che genera sempre più emarginazione e che non è più in grado di garantire un futuro professionale nemmeno ai/alle più meritevoli.
Meglio invece sarebbe se cominciassero a pagare gli ingenti debiti contratti con le scuole, stabilizzassero gli organici, destinassero più fondi alla Scuola Pubblica e più risorse per eliminare la dispersione scolastica, invece che dirottarli a Banchieri ed Industriali, a guerre ed armamenti.


http://www.petizionionline.it/petizione/manifesto-delle-docenti-e-dei-docenti-italiani/25Da Vincenzo
il Oggi a 9:22 am


 

Gelmini 1

La Scheda

I LICEI

Per cancellare la frammentazione e consentire alle famiglie e agli studenti di compiere scelte chiare, i 396 indirizzi sperimentali, i 51 progetti assistiti dal Miur e le tantissime sperimentazioni attivate saranno ricondotti a 6 licei.
Rispetto al vecchio impianto che prevedeva solo il liceo classico, il liceo artistico e lo scientifico, oltre all'istituto magistrale quadriennale e a percorsi sperimentali linguistici, con la riforma avremo:

· Liceo artistico
Articolato in prima lettura in tre indirizzi, sarà articolato in 6 indirizzi distinti, anche per facilitare la confluenza degli attuali istituti d'arte e garantire la continuità ad alcuni percorsi di eccellenza
o arti figurative;
o architettura e ambiente;
o audiovisivo e multimedia;
o design;
o grafica;
o scenografia

· Liceo classico
Con la riforma sarà finalmente introdotto l'insegnamento di una lingua straniera per l'intero quinquennio. E' stata potenziata anche l'area scientifica e matematica.

· Liceo scientifico
Nel liceo scientifico tradizionale è aumentato il peso della matematica e delle discipline scientifiche. La nuova opzione delle "scienze applicate" raccoglie l'eredità della sperimentazione "scientifico-tecnologica".

· Liceo linguistico
Il liceo linguistico prevedrà, sin dal primo anno, l'insegnamento di 3 lingue straniere. Dalla terzo anno un insegnamento non linguistico sarà impartito in lingua straniera e dal quarto un secondo insegnamento sarà impartito in lingua straniera.

· Liceo musicale e coreutico
E' una delle novità della riforma. Il liceo musicale sarà articolato nelle due sezioni: musicale e coreutica. Inizialmente saranno istituite 40 sezioni musicali e 10 coreutiche e potranno essere attivate in convenzione con i conservatori e le accademie di danza per le materie di loro competenza.

· Liceo delle scienze umane
Altra novità della riforma è il liceo delle scienze umane.  Sostituisce il liceo sociopsicopedagogico portando a regime le sperimentazioni avviate negli anni scorsi. Il piano di studi di questo indirizzo si basa sull'approfondimento dei principali campi di indagine delle scienze umane, della ricerca pedagogica, psicologica e socio-antropologico-storica. Rispetto alla prima lettura, sono state potenziate le materie di indirizzo.

o Potrà essere attivata una opzione economico-sociale in cui saranno approfonditi i nessi e le interazioni fra le scienze giuridiche, economiche, sociali e storiche. Si tratta di un indirizzo liceale che guarda alle migliori esperienze europee, a partire da quella francese.

GLI ISTITUTI TECNICI -

Attualmente in Italia gli istituti tecnici sono 1.800, suddivisi in 10 settori e 39 indirizzi. Le classi dei tecnici sono 39.283, frequentate da 863.169 alunni. Il riordino punta a limitare la frammentazione degli indirizzi, rafforzando il riferimento ad ampie aree scientifiche e tecniche di rilevanza nazionale.

Nuovi istituti tecnici: 2 settori e 11 indirizzi

I nuovi istituti tecnici si divideranno in 2 Settori: economico e tecnologico. Avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione. Saranno ore effettive al contrario delle attuali 36 virtuali (della durata media di 50 minuti).

Nel Settore economico sono stati definiti 2 indirizzi:

1. amministrativo, finanza e marketing;

2. turismo.

Nel Settore tecnologico sono stati definiti 9 indirizzi:

1.    meccanica, meccatronica ed energia;

2.    trasporti e logistica;

3.    elettronica ed elettrotecnica;

4.    informatica e telecomunicazioni;

5.    grafica e comunicazione;

6.    chimica, materiali e biotecnologie;

7.    sistema moda;

8.    agraria, agroalimentare e agroindustria;

9.    costruzioni, ambiente e territorio.

 

 

PIU' INGLESE NELLA SCUOLA - Sono state incrementate le ore di studio della lingua inglese ed è stata prevista la possibilità di introdurre lo studio di altre lingue straniere.

 

Insegnamento di scienze integrate

E' previsto l'insegnamento di scienze integrate, al quale concorrono, nella loro autonomia, le discipline di "Scienze della terra e biologia", di "Fisica" e di "Chimica", per potenziare la cultura scientifica.

Rafforzato rapporto con il mondo del lavoro e delle professioni

Le norme introdotte hanno l’obiettivo di creare un rapporto più stretto con il mondo del lavoro e delle professioni, compreso il volontariato e il privato sociale, attraverso la più ampia diffusione di stage, tirocini e l’alternanza scuola-lavoro.

GLI ISTITUTI PROFESSIONALI

In Italia, in questo anno scolastico, studiano, in 1.425 istituti professionali, 547.826 alunni suddivisi in 25.445 classi. Attualmente sono 5 i settori di istruzione professionale, con 27 indirizzi. Con il riordino dell'istruzione professionale sarà riaffermata l'identità di questo tipo di scuola nell'ambito dell'istruzione superiore e i giovani acquisiranno le conoscenze e le competenze necessarie per ricoprire ruoli tecnici operativi nei settori produttivi di riferimento. Gli studenti e le loro famiglie avranno immediatamente risposte chiare sulle possibilità d’inserimento nel mondo del lavoro e per il proseguimento degli studi all’università. Verrà superata la sovrapposizione con l'istruzione tecnica, si pongono le basi per un raccordo organico con il sistema d'istruzione e formazione professionale, di competenza delle Regioni. I servizi d'istruzione saranno più efficaci e le risorse verranno utilizzate nel modo più adeguato.

I nuovi istituti professionaliSi articolano in 2 macrosettori:

· istituti professionali per il settore dei servizi;

· istituti professionali per il settore industria e artigianato.

 Ai 2 settori corrispondono 6 indirizzi:

Settore dei servizi:

Servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale;
Servizi socio-sanitari;
Servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera;
Servizi commerciali.
 

Settore industria e artigianato:

Produzioni artigianali e industriali
Servizi per la manutenzione e l'assistenza tecnica. 

 

 

 

Una riforma "epocale" che "elimina la frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni della scuola italiana. Per i licei si supera la legge Gentile del 1923, per i tecnici la riforma era attesa da 80 anni". Così viene definita dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, la riforma approvata stamattina in via definitiva dal Consiglio dei ministri che rivede l'organizzazione di licei, istituti tecnici e professionali.  Il premier Berlusconi, in conferenza stampa con il ministro Gelmini ha parlato di un alegge "che ci mette in linea con l'Europa", non resistendo a due battute: sulla musica ("La mia e di Apicella sarà materia di studio") e sul ministro ("Ha fatto la riforma invece del viaggio di nozze"). Secondo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, invece, "non è una riforma, ma un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro: un taglio di risorse, di competenze e di tempo. La scelta compiuta a 13 anni diventa nei fatti irreversibile, vengono penalizzati i saperi tecnico scientifici e tagliate le ore di laboratorio negli istituti professionali. E' un riordino dettato solo da esigenze di bilancio".

 

Il Commento a cura di Collettivo Solstizio d'Inverno

 

Una riforma per far cassa.

 

Di fatto, malgrado le dichiarazioni del Ministro Gelmini, questo provvedimento defiito epocale RIDUCE LE ORE IN CLASSE, LA PRESENZA A SCUOLA E L'OFFERTA FORMATIVA PER GLI ALUNNI.

Riduce l'organico di fatto e di diritto.

QUESTA RIFORMA PUNTA A 

SOSTUIRE LA SCUOLA CON I TIROCINI E GLI APPRENDISTATI SVOLTI PRIMA DEI 18 ANNI.

  LA SCUOLA? E’ COSA LORO…

Lo stanziamento di 4 milioni e mezzo di euro, da parte della Regione Lombardia, per la costruzione di una scuola privata gestita da Comunione e Liberazione a Crema, rappresenta senza dubbio il caso più eclatante del lungo elenco di favoritismi nei confronti dell’organizzazione ecclesiale fondata da Don Giussani.


Un episodio che ha destato scalpore ed ha occupato in diverse occasioni le pagine dei giornali locali cremaschi anche grazie alla campagna di informazione promossa dagli studenti del Comitato in difesa della Scuola Pubblica che hanno sollevato pubblicamente la questione.

La politica regionale a vantaggio degli istituti privati s’inserisce indubbiamente nel processo di smantellamento dell’istruzione pubblica che trova la sua massima espressione nella controriforma Gelmini – Tremonti: da un lato si taglia drasticamente alla scuola pubblica (8 miliardi e mezzo di euro in tre anni, 87.000 posti di lavoro tra personale docente e ATA), dall’altro si favorisce la privatizzazione dell’istruzione, destinando sempre maggiori fondi agli istituti privati o consentendo addirittura la trasformazione delle scuole pubbliche in Fondazioni.


Anche in questo la regione Lombardia si conferma come il laboratorio di sperimentazione delle politiche privatiste: la prima ad erogare i buoni scuola, ora rinominati “dote per la libertà di scelta” (di cui il 99% finiscono regolarmente nelle tasche dei genitori degli studenti delle scuole private, alcuni con reddito fino a 200.000 euro l’anno!); la prima a destinare una quota dello stanziamento pubblico per l’edilizia scolastica a scuole private (attraverso la delibera del Consiglio Regionale N. VIII/0149 dell’11 aprile 2006): solo l’anno scorso i beneficiari di questi finanziamenti pubblici sono stati cinque istituti privati a livello regionale per un totale di 2.900.000 euro, questo proprio mentre la Regione escludeva preventivamente dalla possibilità di finanziamento tutti i progetti pubblici che prevedevano nuove costruzioni, motivando questa scelta con la ristrettezza dei fondi disponibili e destinava la modica cifra di 400.135 euro per l’edilizia delle scuole pubbliche, già esistenti, nella provincia di Cremona.

Tra i cinque beneficiari privati dei finanziamenti pubblici regionali solo un progetto non consiste in ristrutturazioni, manutenzioni o messa in sicurezza, ma nella costruzione ex novo di un istituto; il più favorito anche in termini di generosità (4 milioni e mezzo di euro nell’arco di tre anni) e di rapidità nell’approvazione dello stanziamento: guarda a caso la scuola di Comunione e Liberazione ossia un polo scolastico privato che comprenderà scuola elementare, media e superiore e per di più un centro sportivo!
L’area destinata al progetto è quella dell’ex cascina Valcarenga (in zona Ombriano), di cui è proprietaria la Fondazione Charis (legata alla Compagnia delle Opere, braccio economico di Comunione e Liberazione), e destinata alla costruzione di un edificio scolastico dal piano urbanistico approvato della precedente giunta comunale di centro-sinistra.


La breve storia dei finanziamenti ha inizio il 26 marzo del 2008, quando il sindaco di Crema, Bruno Bruttomesso (centro-destra), invia un fax alla Regione Lombardia segnalando due interventi di edilizia scolastica per scuole private, per i quali chiede contributi regionali (oltre al nuovo polo scolastico, la ristrutturazione della scuola d'infanzia “Paola di Rosa”). In tempi record, il 28 marzo, regione Lombardia, comune di Crema e fondazione Charis firmano il protocollo d’intesa che prevede il finanziamento regionale di 4 milioni e mezzo di euro per il nuovo complesso, su una spesa totale di 14 milioni. Lo stesso giorno la giunta comunale ratifica il protocollo e solo due settimane dopo, il 9 aprile, la giunta regionale approva la delibera n. 7030 che stanzia la prima tranche di finanziamenti: 1 milione di euro per il 2008.


Se per discutere un progetto di edilizia pubblica possono passare mesi e per approvarlo occorrono spesso tempi biblici, Comunione e Liberazione ci insegna che i miracoli sono ancora possibili: basta chiedere ed in soli 15 giorni Formigoni provvede, beninteso, se sei dell’ambiente! (continua…) 

                                                                          
Andrea Bettinelli (responsabile scuola e movimento studentesco-PRC Crema)
                                        

SCUOLA: STUDIO UIL, DA FIORONI A GELMINI SEMPRE SOLO AZIONI RISPARMIO

(ASCA) - Roma, 25 gen - La Uil Scuola, in occasione del XII Congresso nazionale, ha usato la lente di ingrandimento sulle macro variabili della scuola negli ultimi quattro anni. Il linguaggio della politica messo a confronto con i dati piu' semplici: le classi, gli insegnanti, il numero degli alunni.

Si scopre cosi' nella ricerca che alle sperimentazioni del Governo Prodi-Padoa Schioppa-Fioroni ''volte ad innalzare la qualita' del servizio di istruzione ed accrescere efficienza ed efficacia della spesa'' fanno eco le politiche del Governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini, finalizzate ad ''una migliore qualificazione dei servizi scolastici'' e ad ''una piena valorizzazione professionale del personale''.

''Una linea che, al di la' dei toni dello scontro politico, analizzata cifre alla mano - evidenzia le Uil Scuola - si scopre avere una sequenza abbastanza continua, con una brusca accelerata dei fenomeni legati ai 'tagli' nell'ultimo anno.

Se, infatti, restano invariati i plessi scolastici, i luoghi fisici dove si fa scuola, sono in costante calo le scuole intese come unita' direzionali amministrative, quasi 400 in meno.

Gli alunni tendono lentamente a crescere, le classi a diminuire, con il risultato di classi sempre piu' affollate''.

''Gli ultimi quattro anni - precisa ancora lo studio - hanno fatto registrare, oltre alla comparsa di 'clausole di salvaguardia', 'tagli programmati', 'tagli da realizzare' (Governo Prodi) e 'un piano programmatico di interventi volti alla razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico' (Governo Berlusconi).

Tradotto in cattedre, cioe' in posti di insegnamento, la scuola fa registrare un saldo negativo: 50 mila in meno. Per il personale Ata sono 21 mila i posti in meno. Ulteriori riduzioni di organico sono programmate per il prossimo biennio: 45 mila docenti e 30 mila Ata. Saldo negativo anche per il turn-over: quasi 33 mila pensionamenti non sono stati rimpiazzati.

Circa 23 mila precari non hanno avuto conferma del'incarico''.

''Il nostro bipolarismo politico e' ancora fortemente caratterizzato da una sorta di conflitto continuo - sottolinea il segretario della Uil Scuola, Massimo Di Menna, nel corso del XII Congresso Uil Scuola durante il quale sono stati presentati i dati della ricerca- .Le legittime aspettative dei lavoratori della scuola trovano consenso nelle forze politiche, purtroppo, quando sono all'opposizione; cio' denota la esigenza di una evoluzione nella cultura di Governo.

La modernizzazione della scuola e soprattutto le riforme, per avere successo, devono derivare da una intesa politica tra maggioranza e opposizione. La Uil Scuola continua a sollecitarla''.

Maria%20Stella%20Gelmini%20%20statuina I tagli e le tasse di Maria Stella, ministro della distruzione

 

Riduzioni ai fondi e agli organici della scuola. Contributi volontari dei genitori che diventano tasse regressive uguali per tutti (indipendentemente dal reddito) e, dulcis in fundo, la geografia che sparisce dall’insegnamento di licei ed istituti tecnici.

 

Negli ultimi dieci anni la spesa del ministero dell’istruzione è aumentata del 30%: da 33 miliardi di euro nel 1999 a 43 miliardi nel 2008. La spesa pubblica per la scuola è esplosa, senza migliorarne la qualità, che è costantemente diminuita e degradata. Gli otto miliardi di risparmio programmati per i prossimi tre anni non tagliano la spesa attuale, ma evitano lo sfondamento del tetto dei 50 miliardi di spesa senza qualità: non si vuole spendere meno ma si vuole spendere meglio, investendo in innovazione, formazione, premi per i docenti meritevoli, edilizia scolastica. Non incidere sui meccanismi di spesa vuol dire assumersi la responsabilità del tracollo. Il piano del governo pone le premesse per un innalzamento della qualità del sistema, innescando un circolo virtuoso: efficienza (stesso risultato a costi minori), maggiori risorse da investire, più qualità. I risparmi saranno reinvestiti nella scuola per premiare i docenti più meritevoli“. E’ quanto si legge sul sito governoberlusconi.it che puntigliosamente rivendica la politica e la logica che sottintende i famosi “tagli orizzontali” praticati dal governo Berlusconi. E allora vediamo solo alcuni degli effetti che, finora, ha generato questo piano del governo, sia dal punto vista economico, sia, ovviamente, da quello di questa nuova supposta formazione di “qualità”.

…E QUESTA “SQUOLA” TE LA PAGHI TU - Ad onor del vero il cosiddetto contributo volontario a carico dei genitori è, come ci ricorda l’economista Giuseppe Marotta sul sito lavoce.info, da anni prassi comune nelle scuole. Lo si usa per finanziare, per esempio, un’offerta formativa più ampia che, del resto, ogni istituto poi dispone autonomamente. Con gli anni, però, è diventato “anche una voce di bilancio certa e prevedibile nei tempi di incasso”. Sta di fatto, che una nuova circolare del ‘ministro dell’Istruzione, varata appena qualche mese fa, adesso consente di ricorrervi per “colmare la carenza dei finanziamenti statali per le spese ordinarie necessarie all’erogazione del servizio scolastico base“. Che tradotto dal “burocratese” significa, di fatto, che è stata imposta una nuova tassa, per di più regressiva, perché ha un ammontare fisso indipendentemente dal reddito. Vediamo, in particolare, cosa dice questa circolare. Sul piano della spesa, la nota ministeriale impone, per “l’ottimizzazione del servizio”, un taglio netto pari ad almeno un quarto dell’importo già contrattato con imprese esterne per la pulizia. Tagli che – Marotta cita un caso avvenuto in Emilia Romagna – si sarebbero potuti praticare, addirittura “passando dalla pulizia quotidiana a quella a giorni alterni dei locali scolastici, inclusi i bagni, come riportato su diversi articoli di stampa“. Passato qualche giorno, l’indignazione dell’opinione pubblica emiliana è montata e fortunatamente il provvedimento è stato ritirato, ma il dato di fondo è rimasto ancora intatto. Dal lato delle entrate, la stessa nota “segnala l’opportunità di applicare l’avanzo di amministrazione presunto, nell’entità pari al fondo di cassa al netto dei residui passivi, per far fronte ad eventuali deficienze di competenza“. E ancora: “I finanziamenti non vincolati dovranno essere impegnati al perfezionamento dell’obbligazione giuridica (per esempio, contratto collettivo integrativo d’istituto, contratti di supplenza breve, contratti di servizio per la pulizia dei locali, eccetera)“. Secondo la ministro Gelmini, quindi, anche in questo caso si deve attingere al solo avanzo d’amministrazione la cui componente di fondo cassa, come detto, comprende i “contributi volontari”, per colmare la carenza di finanziamenti per le spese ordinarie per l’erogazione del servizio scolastico base, così come viene riportato nel piano dell’offerta formativa. I contributi volontari, tuttavia, non possono essere usati per pareggiare i bilanci, pena la sua non approvazione e il conseguente commissariamento dell’istituto scolastico. Questa imposizione, rileva Marotta, riforma “i crediti che le scuole vantano nei confronti del ministero per spese già liquidate (prevalentemente per supplenze). Secondo la nota infatti, con espressione oscura, la posta dei residui attivi va inserita opportunamente tra le disponibilità da programmare, fino alla loro riscossione“. Adesso, lasciando perdere il linguaggio sibillino della nota, una cosa appare chiara. Rimuovere i contributi volontari dalle finalità per cui sono previsti equivale, di fatto, all’imposizione di una nuova tassa, di ammontare fisso indipendentemente dal reddito e che, quindi, graverà maggiormente sulle famiglie numerose, e meno abbienti per finanziare l’erogazione di un servizio “pubblico” fondamentale come l’istruzione. E meno male che non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani”. Non solo tagli come si vede, ma vere e proprie tasse occulte. Tasse regressive, uguali per tutti al di là del reddito, per un servizio che, come abbiamo già ricordato, sta andando letteralmente a pezzi.

http://www.giornalettismo.com/archives/48659/%ef%bb%bfi-tagli-nuove-tasse-maria-stella/

Gli schiavi, i tetti e gli stronzi

E' impossibile non legare i fatti di Rosarno e i provvedimenti sul «tetto-massimo» per gli alunni «stranieri» della Gelmini.

Sarà un caso, ma la circostanza ci fa ancora più impressione e sgomento: proprio nel giorno della rivolta di Rosarno, a ridosso cioè della protesta di migliaia di cittadini extracomunitari che non sono più in grado di contenere la loro disperazione e di esprimere in modo composto e compunto la loro rabbia per essere trattati come bestie ridotte in schiavitù, la Maestra Unica dell’Istruzione ha comunicato i provvedimenti di «tetto-massimo» per gli alunni stranieri.
«Massimo 30 per cento di stranieri per classe: è una misura contro le classi ghetto, per favorire l’integrazione e la crescita e una migliore didattica nelle classi», ha annunciato fieramente la Ministra.

Non basta: «Oltre al tetto, inoltre, è fondamentale prevedere classi di inserimento di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia ad un livello sufficiente per non sentirsi in difficoltà con i coetanei», dichiara la Gelmini. E giù sproloqui [i soliti, ormai li conosciamo a memoria] sulla necessità di «dare ordine alle procedure di integrazione e salvaguardare, nel contempo i simboli e l’identità della scuola italiana».
Oggi, di fronte alla vicenda di Rosarno, non riusciamo ad esprimere un ragionamento compiuto e argomentato sulla nuova assurda, stupida, demagogica proposta del Ministro dell’Istruzione. Perché ci è impossibile ­ perdonateci non legare i fatti di Rosarno e la contemporanea uscita della Gelmini. Oggi siamo amareggiati per quello che sta accadendo e che da anni accade in una parte [per ora] del nostro Paese.

Siamo colpiti dal fatto che mentre il nostro Ministro delira di «soglie massime» per gli alunni stranieri, di classi ponte e magari [sic!] di «istruzione alla cittadinanza» per integrare gli alunni stranieri alla nostra comunità civile, da più parti venga accettato senza problemi che nel nostro paese vi siano fenomeni di schiavismo, che a questi fenomeni si risponda accusando gli schiavi di essere tali e invocando la loro cacciata [immaginiamo solo per far posto a nuovi schiavi, visto che questo è ciò che richiedono le aziende, l’economia, la malavita organizzata. Nell’indifferenza delle Istituzioni e della Politica].

Da domani proveremo a rimettere insieme le idee e ricominceremo a discutere. Cercheremo di dimostrare come la nuova boutade della Gelmini sia solo l’ennesima stupida e infame presa in giro: non ha senso infatti parlare in maniera generica di alunni stranieri quando quasi il 40 per cento di essi è nato in Italia [e quindi conosce la lingua e la cultura italiana tanto quanto i figli degli italiani], non ha senso proporre le classi ponte quando ogni maestra sa bene quanto più semplice e veloce sia l’acquisizione della lingua affianco a bambini che quella lingua la parlano già, non ha senso profondere nuovo danaro per le classi separate e al contempo togliere le risorse economiche che sino a ieri garantivano programmi seri ed efficaci per l’integrazione e il recupero.

Da domani ricominceremo a parlare di tutto questo, e lo faremo ­ come al solito ­ con chi a scuola vive la multiculturalità giorno per giorno, nei problemi che impone di affrontare e nelle occasioni di crescita che offre in un processo quotidiano e molto concreto, a volte faticoso, che coinvolge i bambini, le loro famiglie, gli insegnanti e tutti gli operatori scolastici.

Ci sforzeremo di ragionare con tutti, senza astio e pacificamente: anche e soprattutto con chi ­ magari spinto dal clima di paura creato ad arte ­ nutre timori e diffidenze. Sì, anche e soprattutto con loro.
Per cercare di capire i reciproci problemi e punti di vista, con l’obiettivo di costruire insieme una scuola [e una società] che non sia schiava della paura e della diffidenza.

Non c’è invece possibilità di confronto alcuno con la ministra Gelmini, col ministro dell¹Interno Maroni, con le forze politiche e di governo che in questi anni stanno disseminando odio per racimolare voti. Per loro c’è una sola espressione e un solo giudizio, che volentieri mutuiamo da un importante esponente del centro destra: «sono soltanto degli stronzi».

http://carta.org/campagne/beni%20comuni/conoscenza/no%20gelmini/19137

Se dalla scuola (per legge) scompare la geografia

Consiglio dei Ministri dovrebbe presto approvare la riforma della scuola superiore. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali, in via di definizione, la geografia scompare del tutto  -  o quasi. Non si sono sentite proteste, al proposito. Ad eccezione di quelle sollevate, comprensibilmente,  dalle "associazioni di categoria" (in testa l'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e la Società Geografica Italiana), che hanno lanciato un appello accorato (su www.aiig.it e www.luogoespazio.info). Ma c'è da dubitare che troveranno grande ascolto. I problemi che contano e appassionano sono ben altri.

Anche se il territorio continua ad essere evocato, per ragioni politiche e polemiche. I confini: vengono chiamati in causa quando c'è da respingere i clandestini. Frontiere invisibili divengono muri visibili per marcare la distanza dagli "stranieri". Per alimentare domanda di sicurezza, per richiamare la comunità perduta. Il nostro piccolo mondo che scompare, schiacciato dal grande mondo che incombe. Così si invocano le ronde, senza poi formarle. E i "confini" della città sono marcati da cartelli segnaletici che, accanto al nome di città "straniere" gemellate, avvertono: non vogliamo "stranieri", guai ai "clandestini". (Quasi che i clandestini si dichiarassero come tali, apertamente, all'ingresso della città).

Siamo orfani dei confini che, tuttavia, non riconosciamo. E non  conosciamo più. Come il territorio. Rimozione singolare, visto che mai come in quest'epoca le identità ruotano intorno ai riferimenti geografici. L'Oriente e l'Occidente. Che, dopo la caduta del muro di Berlino, non sappiamo più come e dove delimitare. In Italia, il Nord e il Sud. La Lega Nord e il Partito del Sud. Si rimuove la geografia mentre la geografia si muove. Insieme ai confini. Centinaia di comuni vorrebbero cambiare provincia. Oppure regione. E molte province si spezzano; mentre, parallelamente, ne nascono altre di nuove. E se guardiamo oltre i nostri confini abbiamo bisogno di aggiornare le mappe. Un anno dopo l'altro. Per de-finire i paesi (ri)sorti in seguito al crollo degli imperi geopolitici. Per "nominare" contesti senza nome oppure ignoti, un attimo prima, il cui nome è rivendicato da popoli che ambiscono all'indipendenza. Da minoranze che vorrebbero venire riconosciute e da maggioranze che ne reprimono le pulsioni.

Così, scopriamo, all'improvviso, dell'esistenza di Cecenia, Abkhazia, Ossezia, Timor Est. Mentre Cekia e Slovacchia sono, da tempo, felicemente divise. Ma molti non lo sanno e continuano a "nominare" la Cecoslovacchia.  In questo paese  -  ma non solo in questo - il "popolo" più detestato è quello Rom. Gli zingari. Accusati di molte colpe  -  talora a ragione. La principale fra tutte: non avere una patria. Una residenza. Rifiutarla. Troppo, per una società che ha dimenticato il territorio - sepolto sotto una plaga immobiliare immensa e disordinata. Ma continua a evocare le "radici". E non sopporta chi è nomade. Sempre altrove.

Questa società: non ha più bisogno di mappe, bussole, atlanti, carte geografiche. Basta il Gps. Ciascuno guidato da un satellitare o dal proprio cellulare. In auto ma anche a piedi, in giro per la città. Una voce metallica, senza accento, intima. "Ora girare leggermente a destra, poi andare dritto per 100 metri". Ma se finisci contromano, una marea di auto che ti corre (in)contro; oppure davanti a un muro, a un divieto di circolazione, e ti fermi, preoccupato, si altera: "Andare dritto!!". E quando cambi direzione, per non essere travolto, non si rassegna e ordina: "Ora fare inversione a U". Anche se hai imboccato una strada a senso unico.

La società del Gps è popolata di persone etero-dirette, che si muovono senza un disegno, né un progetto. Non sanno dove andare e neppure dove sono. Questa società  -  questa scuola - non ha bisogno di geografia, né di geografi. Ma neppure della storia: visto che la geografia spiega la storia e viceversa. Questa società  -  questa scuola  -  questo paese: dove il tempo si è fermato e il territorio è scomparso. Dove le persone stanno ferme. Nello stesso punto e nello stesso istante. In attesa che il Gps parli. E ci indichi la strada.
(21 gennaio 2010)

La scuola (e l'Italia) sempre più indietro

 
Nella foto: 1932, Regia scuola di avviamento professionale commerciale. Classe di dattilografia

 

Il governo in carica ci tiene ad avere un popolo sempre più ignorante. Sono i fatti a dirlo.
C’era una volta l’obbligo scolastico, ora non c’è più: per questa maggioranza si può andare tranquillamente al lavoro a 15 anni d’età, un anno prima dell'attuale obbligo fissato a 16 anni. Così la scuola italiana continua a fare passi indietro.
 
Gli ultimi studi dell'Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico e la Banca d'Italia raccomandano esattamente l’opposto? Cioè ripetono di investire in istruzione? Questo governo se ne frega. Come se ne è fregato di tutti i docenti, degli studenti e dei genitori degli alunni che sono da mesi contro le riforme targate Gelmini. 
Se qualche mese fa, grazie a una proposta della Lega, si è ridotto a carta straccia il titolo di studio perché considerato qualcosa di «troppo burocratico», adesso è stato leso direttamente il diritto allo studio dei nostri studenti. Un anno in più sui banchi di scuola renderebbe, secondo gli economisti Federico Cingano e Piero Cipolline, esperti di Bankitalia, nel medio-lungo periodo, quasi il 9% in termini di remunerazione del lavoro; i vantaggi maggiori sarebbero per i laureati, il cui titolo di studio può fruttare più del 10% e il diploma di maturità, il 9,7%. Ma a questo governo non interessa.
 
La possibilità di tornare all’apprendistato a 15 anni, nonostante l’obbligo scolastico arrivi fino a 16 anni, è stato un cavallo di battaglia del ministro del welfare Maurizio Sacconi che aveva lanciato l’idea già alla fine dello scorso anno. Adesso a prevederlo è un emendamento del relatore del ddl lavoro, Giuliano Cazzola, approvato ieri dalla commissione Lavoro della Camera.
 
La cosa ridicola è che secondo Cazzola «la norma consente di contrastare l’evasione dell’obbligo scolastico che è molto diffusa nell’ultimo anno». Certo: sbattendo i ragazzi fuori dalla scuola un anno prima del previsto. E prevedendo per legge che l'apprendistato possa valere a tutti gli effetti come assolvimento dell'obbligo di istruzione. Come se si trattasse della stessa cosa. L'Unione europea e tutti i più recenti studi ci chiedono di aumentare la permanenza a scuola dei nostri adolescenti e ridurre la dispersione scolastica. Niente da fare, questo governo non ascolta nessuno.
Non si occupa degli italiani di oggi, figurarsi di quelli di domani.
 
E così, addirittura, anche il senatore Antonio Rusconi, componente della commissione cultura di Palazzo Madama, afferma che «il governo Berlusconi sembra orientare la scuola e la società italiana verso indirizzi 'classisti': la serie A dei licei, la serie B degli Istituti tecnici, la serie C dei professionali, e ora, per qualcuno, immediatamente dopo la terza media, l'idea di andare subito al lavoro»

Scuola/ Sindacati contestano aumenti a docenti religione precari di Apcom

Cobas: ultimo affronto laicità istruzione. Anief: e altri prof?

Roma, 19 gen. (Apcom) - Sta producendo diverse polemiche la recente comunicazione del Mef di assegnare un 'bonus' di scatti biennali nei confronti di tutti i docenti di religione cattolica, anche precari annuali, per compensare gli arretrati dal 2003 ad oggi: secondo Piero Bernocchi, portavoce di Cobas, "la decisione governativa di regalare agli insegnanti di religione un 'tesoretto' tramite aumenti biennali" rappresenta "l'ultimo affronto alla laicità della scuola, nonché alla più elementare giustizia salariale".

Per i sindacati, anche se non tutte le organizzazioni si sono espresse sul tema, l'assegno 'ad personam' sarebbe discriminatorio nei confronti dei docenti precari di tutte le altre materie per cui non è previsto alcun aumento.

"La concessione degli scatti biennali ad una ristretta cerchia di docenti - sostiene Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - dimostra che ancora una volta il governo dimentica i precari della scuola".

L'amarezza dei precari delle altre materie (circa 250.000) è acuita dal fatto che due anni fa erano stati illusi da una sentenza della Corte di giustizia europea, secondo cui gli scatti di anzianità andrebbero assegnati a tutto il personale precario statale utilizzando gli stessi parametri già adottati per i lavoratori assunti a tempo indeterminato.

Nell'occasione il ricorso era stato presentato da un lavoratore spagnolo precario che si era rivolto ai giudici di Lussemburgo dopo essersi visto negare la possibilità della progressione di carriera. La sentenza ha convinto qualche centinaio di lavoratori, spesso sostenuti dai sindacati, a rivolgersi alla stessa corte Ue. Ma in attesa dell'esito di queste vertenze tutto rimane come prima.

Con i soli docenti precari di religione, grazie alla legge 312/1980, che si avvalgono di aumenti biennali nella misura del 2,50% sullo stipendio base: che corrispondono a 40,26 euro al mese per i docenti di scuola dell'infanzia e primaria, un po' di più per quelli della secondaria superiore, 43,69 mensili. Ma questa misura era stata introdotta perchè la loro assunzione nei ruoli dello Stato (diventata invece realtà per circa oltre 15.000 a partire dal 2005) non era prevedibile. E quindi nemmeno la ricostruzione di carriera, clausula indispensabile per i dipendenti statali per percepire gli aumenti legati al servizio. Poi però dal 1° gennaio 2003 il contratto nazionale ha unito lo stipendio e l'indennità integrativa speciale in un'unica voce stipendiale facendo perdere l'aumento. Da qui i rilievi delle associazione di prof di religione: con l'unificazione delle voci il 2,50% dovrebbe essere calcolato sulla nuova voce stipendiale. Ed ora il ministero dell'Economia e delle Finanze ha riconosciuto la richiesta.

L'applicazione dell'aumento porterà, in media, nelle buste paga degli insegnanti di religione nell'infanzia e alla primaria in media 13,30 euro al mese, 13,46 euro per i docenti della scuola secondaria superiore.

Ma per il leader dei Cobas "il ministro Tremonti da maggio regalerà ai docenti di religione, di fatto 'di ruolo' e inamovibili, scatti biennali di stipendio con annessi arretrati dal 1 gennaio 2003 (per migliaia di euro); gli stessi scatti biennali, a suo tempo unica modalità di 'carriera' per i lavoratori della scuola, cancellati brutalmente con l'assenso di centrodestra e centrosinistra, e negati attualmente ai precari veri, quelli nominati dallo Stato". Bernocchi conclude la sua critica all'operato del governo con una domanda provocatoria: "ci sarà qualche forza parlamentare che ci aiuterà a bloccare almeno questo ultimo scandalo o tutta la politica istituzionale continuerà ad inchinarsi al potere vaticano e alla clericalizzazione della scuola?".

Scuola, ora alternativa addio

                                           di Cecilia M. Calamani [22 gen 2010]

Come denuncia la Flc –Cgil  (Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil), il ministero dell’Istruzione ha diramato una circolare sulle modalità di iscrizione per il prossimo anno alla scuola dell’infanzia e primaria. La circolare elenca le tre opzioni possibili per gli studenti che non si avvalgano dell’insegnamento della religione cattolica (Irc): attività didattiche e formative; attività individuali o di gruppo con assistenza di personale docente; uscita dalla scuola.

Ma nei moduli allegati, che dovrebbero servire come ‘tracce da contestualizzare’ per gli istituti, ecco sparire le attività didattiche e formative, ossia l’opzione scelta dalla maggior parte dei genitori dei piccoli studenti, contrari a vederli ‘spalmati’ su altre classi o portati per un’ora in un’aula parcheggio.

Ma cosa dice la normativa vigente sull’ora alternativa all’Irc?

La circolare ministeriale 316 del 1987, ultimo riferimento normativo, parla chiaro: Gli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica – previa richiesta del genitore o di chi esercita la potestà o richiesta personale degli alunni stessi, se frequentanti la scuola secondaria superiore – hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici”.

In realtà, la maggior parte delle scuole – dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado – non prevede le attività didattiche e formative, e non solo da quest’anno.
Cercate su internet una scuola, di qualsiasi ordine e grado, nel vostro quartiere. E’ probabile che abbia un sito internet sul quale poter visionare il modulo di iscrizione. Le opzioni per chi non si avvale dell’Irc, se previste, sono quasi sempre solo due: attività di studio individuale (in aula, in biblioteca) e uscita dalla scuola. In molti moduli, addirittura, il genitore deve solo specificare se lo studente si avvarrà o no, punto. Cosa farà in quell’ora non è dato sapere.

L’ultima circolare ministeriale autorizza de facto, in barba alla normativa vigente, un ‘uso’ che si è protratto senza ostacoli per anni, a partire proprio dalla revisione concordataria del 1984 che ha rivisto le regole di ‘esonero’ (così chiamato prima di allora) dall’Irc. Uso che, tra l’altro, ostacola ragazzi e famiglie nella loro scelta. Sono molti i non (o diversamente) credenti che pur di non creare disagio ai figli, ospiti in altre classi o, peggio, lasciati allo stato brado nei corridoi, rinunciano alla facoltà di non avvalersi dell’Irc, a tutto vantaggio dei dati statistici della Cei sulla affluenza all’ora di religione che risulta così talmente frequentata da tacitare ogni lecita richiesta di abolizione.

Tra l’altro, l’onere delle attività didattiche e formative è delegato alle scuole, in cronica carenza di fondi. E poche, pochissime, sono quelle che riescono ad offrire una alternativa didattica alla religione.

Anche su questo tema, incombe il disarmante disinteresse della politica nostrana. Qualche timida interrogazione parlamentare c’è stata, in passato, ma mai nessuna forza politica ha portato avanti battaglie di diritto sull’ora alternativa.

La divergenza dalla fede cattolica non è più un problema di pochi e il cambiamento della nostra società lo dimostra ogni anno di più. La ministra Gelmini ne è cosciente, visto che ha appena stabilito ferre regole per limitare la percentuale di alunni stranieri nelle classi, ma nonostante ciò continua a declamare con veemenza l’importanza dell’insegnamento della nostra (?) religione nelle scuole, ad asserire che i docenti di religione hanno pieno titolo a partecipare agli scrutini e addirittura che siano discriminati rispetto agli altri perchè esprimono un giudizio e non un voto!

Ma cosa ci aspettiamo da uno Stato che paga di tasca sua (o meglio di tasca nostra) gli insegnanti di religione scelti dalla Curia? Che li fa entrare in ruolo nello Stato assicurando loro, qualora il vescovo non rinnovi l’incarico annuale, una collocazione nella graduatoria di altra disciplina di insegnamento (a scapito di chi ha superato regolare concorso di abilitazione)? Che elargisce loro premi spot sullo stipendio per compiacere le gerarchie vaticane? 

C’è qualcuno, in Parlamento, pronto ad affrontare una battaglia di giustizia e civiltà su questo tema? No. A Vaticalia certi argomenti sono troppo scomodi. Fosse mai che poi si perdano le elezioni…

 

Cronologia ragionata dei Provvedimenti in materia di istruzione e obbligo scolastico

Il suo primo provvedimento è il decreto-legge 137/2008 datato 1° settembre2008 e intitolato "Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università", poi convertito in legge dal Senato il 29 ottobre2008 sotto il nome di Legge 169/2008.

Tra le novità introdotte dal decreto, ha ricevuto grande attenzione da parte dell'opinione pubblica la reintroduzione, a partire dal 2009, del maestro unico nella scuola primaria in sostituzione del precedente sistema con 3 insegnanti per ogni 2 classi e un orario compreso tra le 27 e le 30 ore settimanali per il modulo e dalle 30 alle 32 ore per il tempo pieno. Tale provvedimento, a detta del ministro, si sarebbe reso necessario per adeguare il rapporto tra studenti e insegnanti alla media europea.

In particolare, si prevede che il reclutamento del personale docente debba in ogni caso essere pianificato in proporzione a tale riduzione, cioè sulla base di un tempo scuola limitato a ventiquattro ore settimanali. Questo provvedimento, in base a quanto previsto dal governo nella legge finanziaria 133/2008, dovrebbe concorrere a una riduzione di 7,8 miliardi di euro della spesa pubblica scolastica tra il 2009 e il 2012, evitando l'immissione in ruolo di 85.000 docenti precari.

Di fatto nel piano programmatico redatto dal ministro, viene delegata agli istituti ampia autonomia per quello che riguarda la durata e l'articolazione dell'attività educativa, ferme restando le disposizioni del decreto: in altri termini, le scuole potranno ampliare l'offerta formativa a loro spese, cioè senza contributi da parte dello stato.

In seguito la Gelmini ha garantito alle famiglie la possibilità di scegliere il percorso formativo in cui inserire gli studenti, spaziando dalle 24 ore del modulo con maestro unico alle 30 del tempo pieno;

in occasione delle iscrizioni all'anno 2009-2010, il 90% delle famiglie ha comunque scelto di usufruire delle soluzioni con orari superiori alle 24 ore originariamente proposte dal ministro, suscitando perplessità riguardo il reperimento dei fondi necessari ad esaudire tali richieste.

Il ministro Gelmini ha inoltre stabilito nel decreto il ripristino del valore in pagella del voto in condotta, promuovendolo quindi a parametro di valutazione complessiva dello studente; il provvedimento servirebbe secondo il ministro a contrastare il fenomeno del bullismo diffuso nelle scuole. Vengono inoltre ripristinati in pagella i voti in decimi, a sostituire i giudizi.

In materia di strumenti scolastici il decreto, così come modificato alla Camera e in esame al Senato, prevede che i libri di testo per la scuola primaria vengano adottati solo nel caso in cui «l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio [successivo alla data di adozione ndr.], salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente disponibili», e che vengano sostituiti con cadenza quinquennale al fine di ridurre il fenomeno del "caro-libri".

Un provvedimento simile è stato adottato anche per le scuole secondarie di primo e secondo grado, nelle quali però i libri verranno sostituiti ogni sei anni invece che cinque.

Si stabilisce infine che dall'attuazione del presente decreto «non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

A cura del Collettivo Solstizio d'Inverno

L’art. 64 della legge n. 133 del 6 agosto 2008 prevede la riduzione di 87.400 posti per il personale docente e di 44.500 posti per il personale ATA.

Nell’a.s. 2009/10 saranno tagliati 57.267 posti (42.100 docenti + 15.167 ATA), nell’a.s. 2010/11 40.767 posti (25.600 docenti + 15.167 ATA) e nell’a.s. 2011/2012 33.866 posti (19.700 docenti + 14.166 ATA). In tutto 131.900 posti (87.400 docenti + 44.500 ATA).

Il piano di riorganizzazione della rete scolastica prevede la chiusura di circa 4.200 plessi scolastici che hanno meno di 50 alunni. 700 istituzioni scolastiche che hanno meno di 300 alunni e 1.900 istituzioni scolastiche che hanno tra i 300 e i 500 alunni, ma non sono istituti comprensivi o superiori oppure non sono situate in territori montani o nelle piccole isole, verranno accorpate in modo tale che il numero complessivo degli alunni sia compreso tra 500 e 900, oppure in deroga, se istituti comprensivi o superiori situati in territori montani o nelle piccole isole, in modo tale che il numero complessivo di alunni sia compreso tra 300 e 500.  Le Regioni e gli Enti Locali dovranno programmare interventi di supporto per quanto riguarda sia i trasporti che l’edilizia scolastica.


La formazione delle classi dovrà rispettare nuovi criteri e parametri. Saranno modificati i valori minimi e massimi per la costituzione delle classi in modo da incrementare nei prossimi tre anni di una unità il rapporto alunni /docenti e dello 0,4 il rapporto alunni/classi.

L’organico di istituto sarà determinato nel rispetto delle modifiche apportate: agli ordinamenti scolastici, ai quadri orario, alla rete scolastica e ai criteri per la formazione delle classi. Saranno eliminate le compresenze in tutti gli ordini di scuola. Tutte le cattedre della scuola secondaria di primo e secondo grado saranno ricondotte a 18 ore. Il numero dei posti di sostegno non potrà essere superiore a 94.000 così come previsto dalla Finanziaria 2008.

L’art. 64 della legge n. 133 del 6 agosto 2008 prevede il taglio di 87.400 posti per innalzare di un’unità il rapporto alunni/docenti: da 8,9 si passerà 9,9 studenti per docente. Per questo ci saranno circa 800.000 alunni in esubero. L’innalzamento del rapporto alunni/classi dello 0,4, oltre al sovraffollamento, produrrà la riduzione di 4.867 posti. Si passerà da 18,69 a 19,09 alunni per classe. Ci saranno 2.900 classi in meno, cioè circa 55.000 alunni da ricollocare. Per circa 100.000 classi su 138.000 l’orario settimanale sarà ridotto mediamente di 3 ore, in questo modo saranno tagliati 14.000 posti. Il mantenimento delle classi a modulo o a tempo pieno dipenderà quindi dal numero di classi attivate a 24 ore settimanali con il “maestro unico”. L’insegnamento della lingua inglese sarà affidato solo alle insegnanti specializzate, quindi verranno tagliati tutti gli 11.200 posti delle insegnanti specialiste.

In tutto per la scuola primaria il taglio sarà di 30.067 posti (13,5%). L’innalzamento del rapporto alunni/classi dello 0,4, oltre al sovraffollamento, produrrà la riduzione di 2.840 posti. Si passerà da 20,97 a 21,37 alunni per classe. Ci saranno 1.500 classi in meno, cioè circa 32.000 alunni da ricollocare. Per le 58.000 classi a tempo normale l’orario settimanale sarà di 29 ore e quindi ridotto di 3 ore, 4 nei corsi bilingue, in questo modo saranno tagliati 10.600 posti. L’orario settimanale delle classi a tempo prolungato, 20.000 circa, passerà a 36 ore settimanali senza compresenze, in questo modo saranno tagliati 13.600 posti. 16.200 cattedre di lettere saranno ricondotte a 18 ore, in questo modo saranno tagliati 2.700 posti.

In tutto per la scuola secondaria di primo grado il taglio sarà di 29.740 posti (20%). L’innalzamento del rapporto alunni/classi dello 0,4, oltre al sovraffollamento, produrrà la riduzione di 5.093 posti. Si passerà da 21,59 a 21,99 alunni per classe. Ci saranno 2.400 classi in meno, cioè
circa 52.000 alunni da ricollocare. Per 84.000 classi su 118.000 l’orario settimanale sarà ridotto mediamente di 3 ore, in questo modo saranno tagliati 14.000 posti. La riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore porterà alla riduzione di 7.000 posti.

L’organico per le scuole serali sarà calcolato rispetto al numero di studenti scrutinati al termine dell’anno scolastico precedente, in questo modo saranno tagliati 1.500 posti.  In tutto per la scuola secondaria di secondo grado il taglio sarà di 27.593 posti (12,5%).

Le modifiche apportate alla rete scolastica ridurranno “sia il numero delle istituzioni scolastiche che quello delle sezioni staccate, dei plessi e delle succursali, con conseguente riduzione del fabbisogno di personale ATA”. In tutto saranno tagliati 44.500 posti: 700 (6,5%) DSGA, 10.452 (18,5%) assistenti amministrativi, 3.965 (20,5%) assistenti tecnici e 29.076 (17,8%) collaboratori scolastici.

Chi è Maria Stella Gelmini

fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Mariastella_Gelmini

Dopo aver frequentato il biennio al "liceo Manin" di Cremona e per un breve periodo il liceo Bagatta di Desenzano del Garda, si è diplomata presso il liceo privato confessionale "Arici".

Laureata in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Brescia e specializzata in diritto amministrativo, ha superato l'esame di Stato per la professione di avvocato presso la Corte d'Appello di Reggio Calabria nel 2002, dopo aver svolto il primo anno di praticantato a Brescia e il secondo nella stessa città di Reggio Calabria.

È figlia dell'ex-sindaco democristiano del comune di Milzano, già proprietario di una piccola azienda agricola. Ha una sorella impiegata come maestra elementare, rappresentante della CGIL.

Nel 2009, Mariastella Gelmini annuncia l'attesa di una figlia da Giorgio Patelli, immobiliarista bergamasco, già socio della Tecno-Geo e membro del comitato regionale per le valutazioni di impatto ambientale sull'apertura di nuove cave.

La mattina del 12 gennaio2010 alla bacheca del palazzo ufficio del comune di Bergamo sono state affisse le pubblicazioni di matrimonio tra il ministro e l'immobiliarista; è il primo ministro donna a convolare a nozze durante il mandato.

Dal 2002 è stata assessore al territorio della provincia di Brescia dove ha realizzato il "Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale" e ha ottenuto il riconoscimento di nuovi parchi quali il Parco della Rocca e del Sasso di Manerba e l'ampliamento del Parco delle colline di Brescia e del Parco del lago Moro, mentre dal 2004 è stata assessore all'agricoltura.

Prima degli eletti alla Regione Lombardia nella circoscrizione di Brescia per Forza Italia, entra nel Consiglio Regionale della Lombardia nell'aprile del 2005. Il mese successivo, a seguito del successo elettorale, diventa coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia; manterrà l'incarico fino al 2008.

 Nel 2006 Mariastella Gelmini viene eletta alla Camera dei Deputati, dove è stata membro della giunta per le autorizzazioni a procedere, del comitato parlamentare per i procedimenti di accusa e della II commissione giustizia.

È l'autrice del progetto di legge "per la promozione e l'attuazione del merito nella società, nell'economia e nella pubblica amministrazione", presentato il 5 febbraio2008.

Ha inoltre fatto parte del comitato costituente del Popolo della Libertà dove ha coordinato il gruppo di lavoro sullo statuto del nuovo movimento politico.Secondo alcuni media, è gradita agli ambienti di Comunione e Liberazione.

Nel 2008 è stata riconfermata alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Lombardia II per il Popolo della Libertà ed è stata nominata ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nel Governo Berlusconi IV. Suo consigliere politico nell'ambito dell'incarico di governo è il deputato Giorgio Stracquadanio, qualificato sulla stampa come lo Spin doctor del Presidente del ConsiglioSilvio Berlusconi.

 

 

Hanno detto di lei:

http://crisis.blogosfere.it/2010/01/le-intelligenze-globali-ed-i-deficienti-locali.html

"Ma perchè dovremmo stupirci, quando la severa e duramente meritocratica Dr.ssa Gelmini, nostro Ministro per la (dis)educazione ha serenamente ammesso che per l'esame di stato da avvocato si era saggiamente rivolta alla meno meritocratica delle Università italiche?

Si trattava del tristemente noto ateneo di Reggio Calabria, paragonabile solo alla limitrofa Cosenza, ed al centro, proprio in quegli anni, di uno scandalo di esami venduti e comprati, con TUTTI i partecipanti all'esame di stato dell'anno precedente, meno uno sparuto manipolo, che avevano provatamente fatto lo stesso identico compito scritto, con tanto di refusi e riscritture, sotto evidente dettatura.

Mentre i grandi istituti finanziari e le multinazionali dell'energia si rischierano sullo scacchiere mondiale, mentre i governi, più o meno nascostamente, cominciano a fare preparativi per l'invernata in arrivo, noi educhiamo, al meglio che possiamo, una classe di deficienti multilevel, sperando di preservare la nicchia ecologica in cui allignano gli incompetenti che ci governano.

Quella, infatti è la vera iattura di questo paese, siamo in mano a deficienti, in senso classico, letterale, del termine.

Come scrive infatti Ugo Bardi, in questo memorabile post , gli incompetenti sono forse la macchina di distruzione di massa piu' efficiente della storia. Secondo il più classico degli istinti stanno cercando, temo con qualche successo, di garantirsi ampia discendenza."